Il manifatturiero statunitense accelera nell’indagine ISM di ottobre: il PMI sale a 55,5 da 54,5 di settembre. È il decimo mese consecutivo in territorio di espansione. L’indice di produzione raggiunge 59, il valore più alto dal novembre 2021: un segnale sulla diffusione della crescita fra le imprese, non una misura del volume totale prodotto.
Il rapporto sui dati di ottobre, diffuso il 2 novembre, offre anche indicazioni meno uniformi. L’occupazione continua a espandersi ma rallenta; le pressioni sui prezzi si attenuano nell’indice, senza trasformarsi in una discesa dei prezzi pagati dalle aziende.
Che cosa significa il PMI a 55,5
Il PMI è un indice costruito sulle risposte dei responsabili degli acquisti. La soglia di 50 separa generalmente espansione e contrazione dell’attività manifatturiera nell’indagine. Una lettura di 55,5 non significa che la produzione sia aumentata del 55,5%.
Per lo stesso motivo, il punto guadagnato rispetto a settembre descrive un movimento dell’indicatore, non un punto percentuale di crescita effettiva della produzione industriale. La forza dell’indagine è offrire un segnale tempestivo sul ciclo; per misurare i volumi serviranno le statistiche quantitative corrispondenti.
Produzione forte, lavoro in crescita più lenta
L’indice di produzione passa da 56,7 a 59. Il massimo dal novembre 2021 riguarda questa serie dell’ISM: non dimostra che le fabbriche abbiano raggiunto il maggior livello fisico di produzione degli ultimi cinque anni.
I nuovi ordini salgono da 55,3 a 55,5. L’indice dell’occupazione scende invece da 52,7 a 52,4: resta sopra 50, ma segnala una crescita meno diffusa rispetto al mese precedente. Non si deve quindi leggere il calo dell’indice come una perdita automaticamente equivalente di posti di lavoro.
I prezzi rallentano nell’indice, ma continuano a salire
Il Prices Index diminuisce da 77,9 a 75,2. La riduzione è di 2,7 punti dell’indicatore: non significa che i prezzi siano scesi del 2,7%. Il rapporto continua infatti a descrivere aumenti dei prezzi delle materie prime acquistate.
Per chi segue l’inflazione è una distinzione essenziale. Un indice di diffusione racconta quanto siano prevalenti risposte di aumento rispetto a quelle di diminuzione, non quanto sia rincarato in percentuale un paniere. Neppure 75,2 rappresenta un tasso d’inflazione.
Come usare il segnale senza sovrainterpretarlo
La combinazione di attività in espansione e pressioni sui costi ancora presenti merita attenzione per margini e catene di fornitura. L’indice delle consegne, a 59,1, indica tempi più lenti: in questa serie una lettura superiore a 50 non va confusa con consegne più veloci.
Il rapporto aiuta dunque a individuare i temi da confrontare con produzione effettiva, lavoro e prezzi. Da solo non determina il dato finale del PIL né la prossima decisione sui tassi della Federal Reserve. Il messaggio verificabile è un’accelerazione dell’indagine manifatturiera, accompagnata da differenze rilevanti fra le sue componenti.
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