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Cedolare sui negozi al 21% o al 10%: chi rientrerebbe nella proposta

Di Andrea Dicanto4 Novembre 2026
Cedolare sui negozi al 21% o al 10%: chi rientrerebbe nella proposta

La cedolare secca potrebbe tornare a interessare i negozi, ma non qualsiasi immobile commerciale e non con le aliquote dell’1% o del 5% proposte per gli affitti abitativi concordati. L’articolo 5 del Ddl Bilancio 2027 indica un regime distinto per i locali C/1.

Proposta, non legge approvata. Il Ddl Bilancio 2027 deve ancora essere approvato dal Parlamento e può essere modificato durante l’esame. Le misure descritte non sono, per questo solo annuncio, già in vigore.

Consulta o scarica il testo integrale della proposta (PDF, 175 pagine, circa 14 MB). Copia del documento pubblicato da Edilportale, conservata senza modifiche.

Il comunicato del Governo annuncia l’estensione agli immobili commerciali. L’articolato precisa immobili, dimensioni, contratti e aliquote. È una proposta ancora all’esame parlamentare: non una nuova opzione già esercitabile sulla base dell’annuncio.

Quali immobili e quali contratti

Il testo riguarda i contratti stipulati nel 2027 aventi per oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, con superficie fino a 200 metri quadrati. Dal conteggio sono escluse le pertinenze, che possono essere locate congiuntamente al negozio.

La categoria catastale conta: chiamare un locale “commerciale” nel linguaggio quotidiano non lo rende automaticamente C/1. Per verificare il perimetro servono i dati dell’immobile e il contratto effettivamente stipulato.

La proposta esclude inoltre il contratto quando il conduttore non utilizza l’immobile esclusivamente per l’esercizio di un’arte, una professione o un’impresa commerciale. La destinazione concreta non è quindi un dettaglio secondario.

Aliquota ordinaria al 21%, riduzione territoriale al 10%

L’aliquota indicata per i negozi ammessi è il 21%. Scenderebbe al 10% per i canoni di unità immobiliari ubicate nei comuni capoluogo di città metropolitana. Non basta che l’immobile si trovi in un qualunque comune compreso nella città metropolitana.

Su un canone annuo imponibile ipotetico di 12.000 euro, il calcolo della sola cedolare sarebbe di 2.520 euro al 21% oppure di 1.200 euro al 10%. L’esercizio assume che tutti i requisiti siano soddisfatti: non dimostra una convenienza personale rispetto al regime ordinario e non ricostruisce gli altri costi dell’immobile.

Il limite ai contratti interrotti in anticipo

Il Ddl contiene una clausola antielusiva: il regime non si applicherebbe ai contratti stipulati nel 2027 se al 30 settembre 2026 risultava in corso un contratto non scaduto, tra gli stessi soggetti e sullo stesso immobile, interrotto prima della scadenza naturale.

La firma di un contratto formalmente nuovo non sarebbe quindi sufficiente a trasformare un rapporto preesistente in un’operazione agevolabile. Il controllo deve comprendere la storia della locazione, non soltanto la data dell’ultimo documento.

Perché non va confusa con gli affitti abitativi

Nello stesso articolo figurano le riduzioni proposte per gli affitti abitativi a canone concordato. Sono disposizioni con presupposti differenti: le aliquote del 5% e dell’1% non possono essere trasferite ai negozi.

Per un proprietario, il percorso corretto sarà verificare il testo approvato, il proprio immobile e i requisiti soggettivi e contrattuali dell’opzione. Un confronto fiscale utile dovrà partire da quei dati, non dalla sola percentuale più bassa letta nel pacchetto casa.

Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Scena simbolica, non una fotografia degli eventi o di prodotti ufficiali.

Fonti

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