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Chi possiede davvero Bitcoin? L’inchiesta tra balene, ETF, aziende e Stati

Di Andrea Dicanto4 Novembre 2026
Chi possiede davvero Bitcoin? L’inchiesta tra balene, ETF, aziende e Stati

Bitcoin è in mano a pochi grandi proprietari oppure a milioni di piccoli risparmiatori? La documentazione consente di identificare enormi posizioni e una concentrazione significativa in alcune ricostruzioni storiche. Non consente, invece, di assegnare con certezza ogni moneta a una persona, a una società o a uno Stato. Il punto decisivo è che un grande indirizzo non equivale necessariamente a un grande patrimonio individuale: può custodire le disponibilità di moltissimi clienti.

Per rispondere abbiamo incrociato depositi societari presso la SEC, documenti di un fondo quotato, atti del governo statunitense, rapporti del Fondo monetario internazionale e ricerca accademica. Ne emerge un mercato nel quale convivono grandi tesorerie aziendali, investitori che passano attraverso intermediari e possessori diretti. Ma manca un’anagrafe pubblica mondiale dei proprietari finali: chi presenta una ripartizione completa senza spiegare come l’ha ricostruita offre una certezza che i documenti non giustificano.

Perimetro dell’inchiesta: documenti verificati il 22 ottobre 2026. Ogni consistenza conserva la propria data di riferimento; non è una rilevazione in tempo reale. Le elaborazioni grafiche sono originali e le fonti numerate sono raccolte in fondo.

I risultati, prima di entrare nei documenti

  • Esistono posizioni enormi e documentate. Strategy dichiara 848.517 BTC al 18 ottobre 2026. Il file ufficiale IBIT consultato riporta 811.477,82790 BTC al 20 ottobre: la seconda posizione appartiene al trust, le cui quote rappresentano interessi economici di sottoscrittori, non al patrimonio personale dei dirigenti del gestore.
  • La concentrazione degli indirizzi non misura automaticamente la disuguaglianza tra persone. Custodia collettiva e frammentazione dei portafogli possono alterare la lettura in direzioni opposte.
  • Gli studi storici non sono un censimento del 2026. Un dato del passato, anche autorevole, non basta per stabilire quale percentuale sia oggi in mano alle balene.
  • Sequestri, riserve statali e fondi dei clienti sono categorie diverse. Non li abbiamo sommati per costruire una classifica apparentemente completa.

La prima distinzione: proprietà, custodia e controllo della rete

La domanda «chi possiede Bitcoin?» contiene almeno tre domande differenti. La prima riguarda chi beneficia economicamente dell’investimento. La seconda riguarda chi può autorizzare i movimenti delle monete. La terza riguarda chi partecipa al funzionamento e all’evoluzione del protocollo. Cercare una sola classifica per rispondere a tutte e tre produce risultati fuorvianti.

Il beneficiario economico è chi sopporta guadagni e perdite attraverso una determinata posizione. Può detenere direttamente BTC, avere un rapporto contrattuale con una piattaforma oppure possedere quote di un veicolo. Queste forme non attribuiscono necessariamente gli stessi diritti: una partecipazione in una società esposta a Bitcoin non è un diritto di prelievo sulle sue riserve.

La custodia riguarda la gestione operativa degli strumenti necessari a disporre degli importi. Un intermediario può conservare le chiavi per conto di terzi senza diventare, per questo solo fatto, proprietario economico di tutto ciò che custodisce. Per capire i diritti effettivi servono il contratto applicabile, la struttura del servizio e i documenti del veicolo: il nome scritto accanto a un indirizzo non li sostituisce.

Il controllo del protocollo è ancora un’altra questione. Bitcoin non è una società con un capitale suddiviso in azioni e un’assemblea nella quale ogni BTC attribuisce un voto. La documentazione del progetto descrive un sistema di regole verificate dai partecipanti, non una governance proporzionale alla ricchezza detenuta. Possedere molte monete e disporre di molta capacità di calcolo sono poteri diversi. [1]

Per questo nel seguito parliamo di possessori, detentori, clienti o sottoscrittori, secondo il caso. «Azionisti di Bitcoin» sarebbe una definizione impropria. Gli azionisti esistono nelle società che investono in BTC; i sottoscrittori esistono nei fondi e nei trust quotati. Il sottostante non diventa una società per il fatto di essere acquistato attraverso un titolo.

Per il funzionamento generale della rete rimandiamo alla nostra guida al Bitcoin. Qui il problema è più specifico: ricostruire chi c’è dietro le posizioni, con quale grado di certezza e senza contare due volte gli stessi importi.

La blockchain è pubblica, ma non è un elenco di nomi e cognomi

Il registro consente di osservare transazioni e importi spendibili. Tecnicamente Bitcoin utilizza gli UTXO, cioè output di transazioni non ancora spesi: un saldo visualizzato dal wallet può essere composto da più output. Un indirizzo è un riferimento tecnico per determinate condizioni di spesa, non un codice fiscale. Un wallet, a sua volta, può gestire numerosi indirizzi. [2]

Per passare da questi dati alle persone servono informazioni aggiuntive. Una società può dichiarare le proprie disponibilità in un deposito regolamentare; un fondo può pubblicare un inventario; un’autorità può documentare un sequestro. In altri casi, l’associazione nasce da un’analisi dei movimenti e rimane una stima. Sono livelli probatori differenti, anche quando finiscono nello stesso grafico online.

Un indirizzo gigantesco può rappresentare molti piccoli clienti

Consideriamo un esempio interamente ipotetico: cento persone detengono un BTC ciascuna attraverso un intermediario che concentra tutte le monete in un unico indirizzo. La blockchain mostra una posizione da cento BTC. L’esposizione dei clienti, però, è distribuita tra cento persone. Contare quell’indirizzo come «un individuo da cento BTC» farebbe apparire una concentrazione patrimoniale che l’esempio non contiene.

Questo non significa che la custodia collettiva sia irrilevante. Nello stesso esempio, molte persone dipendono da un unico punto operativo per accedere alle proprie disponibilità. La ricchezza può essere distribuita e la dipendenza infrastrutturale concentrata: sono due misure utili, ma rispondono a domande diverse.

Una persona ricca può sembrare cento piccoli possessori

Rovesciamo l’esempio. Una sola persona possiede cento BTC e li distribuisce su cento indirizzi da un BTC. Un conteggio elementare vede cento piccoli saldi; il patrimonio resta di una persona. Neppure un aumento degli indirizzi con saldo positivo dimostra, da solo, che siano entrati altrettanti nuovi investitori.

I due esempi spiegano perché correggere soltanto il primo errore non basta. Togliere dal conteggio i portafogli degli exchange può eliminare una distorsione, ma non identifica automaticamente tutti i portafogli riconducibili allo stesso titolare. Non esiste una trasformazione universale del tipo «un indirizzo uguale una persona» da applicare ai dati grezzi.

Che cosa sono davvero le balene di Bitcoin

«Balena» è un’etichetta descrittiva, non una qualifica giuridica. Occorre sempre verificare quale soglia utilizzi l’analisi e a che cosa la applichi: a un indirizzo, a un wallet, a un insieme di indirizzi oppure a un soggetto identificato. Una notizia su mille BTC può raccontare oggetti differenti senza che il numero sia sbagliato.

Glassnode, nella metodologia pubblicata il 15 marzo 2023, distingue varie classi di entità e separa exchange e miner. Per riunire indirizzi presumibilmente controllati dallo stesso partecipante utilizza euristiche e algoritmi di raggruppamento, il cosiddetto clustering. Il risultato migliora la lettura del registro, ma non equivale a una verifica anagrafica universale. [3]

La stessa analisi segnala il problema dei veicoli d’investimento e della custodia istituzionale: un grande aggregato può rappresentare più investitori. Cita anche la difficoltà di interpretare i BTC utilizzati a copertura di token su altre reti. Usiamo quel lavoro per chiarire il metodo, non per presentare le sue percentuali del 2023 come percentuali attuali.

La conseguenza editoriale è semplice: una classifica delle balene dovrebbe dichiarare soglia, unità osservata, data e trattamento degli intermediari. Se queste quattro informazioni mancano, la precisione delle cifre non compensa l’ambiguità della domanda.

Due posizioni enormi nei documenti: Strategy e IBIT

Per rendere concreta la distinzione abbiamo scelto due casi nei quali la consistenza è indicata direttamente da chi la comunica: una tesoreria societaria e un trust quotato. Non è la classifica completa dei maggiori detentori mondiali, né una ricostruzione esaustiva delle loro partecipazioni finali.

Due grandi posizioni, due strutture diverse

Consistenze in BTC. Scala comune: da 0 a 900.000 BTC.

Strategy: 848.517 BTC
Riserve societarie dichiarate al 18 ottobre 2026.

IBIT: 811.477,82790 BTC
Disponibilità del trust nel CSV ufficiale al 20 ottobre 2026.

0 BTC900.000 BTC

Elaborazione BorsaMagazine da Form 8-K Strategy e inventario iShares. Sono consistenze riferite a date diverse, non due patrimoni personali né una ripartizione dell’intero mercato. Fonti [4] e [5].

Strategy: una tesoreria aziendale, non il portafoglio personale di un dirigente

Il Form 8-K depositato il 19 ottobre 2026 riporta 848.517 BTC al 18 ottobre. Nella settimana dal 12 al 18 ottobre la società ha acquistato 267 BTC per circa 22,1 milioni di dollari; il totale incorpora già quell’operazione. Non bisogna aggiungere i nuovi acquisti una seconda volta. [4]

La consistenza permette di documentare una grande concentrazione all’interno di un soggetto societario. Non autorizza ad attribuirla integralmente a Michael Saylor o a un altro dirigente. Comprare azioni MSTR significa investire nella società, con la sua struttura patrimoniale e finanziaria; non significa ricevere il diritto di ritirare una parte dei Bitcoin custoditi per essa.

Per dare una misura comprensibile, 848.517 diviso il limite convenzionale di 21 milioni equivale a circa 4,04% dell’offerta massima prevista. È un calcolo redazionale, non la quota dei BTC effettivamente disponibili sul mercato. Il denominatore include anche unità non ancora emesse e non risolve il problema delle monete perse.

Il nostro resoconto del deposito SEC di Strategy approfondisce l’operazione. Nell’inchiesta quel documento serve soprattutto a distinguere una riserva aziendale dichiarata da un’attribuzione personale ricavata da una classifica online.

IBIT: il trust possiede BTC, gli investitori possiedono quote

Il file ufficiale delle disponibilità iShares consultato riporta 811.477,82790 BTC al 20 ottobre 2026. La data è dentro il CSV: non l’abbiamo sostituita con quella del NAV mostrato in altre sezioni del sito, che può essere differente. È un inventario dell’emittente, non una ricostruzione basata soltanto sulle etichette di un esploratore blockchain. [5]

Il documento descrive una posizione del trust. Non prova che BlackRock abbia investito in proprio quell’intero quantitativo. Per capire i diritti associati alle quote occorre passare dall’inventario al documento che spiega la struttura del veicolo.

Documento alla mano — IBIT, Form 10-Q al 30 giugno 2026

“fractional undivided beneficial interests in its net assets”

Il breve estratto descrive gli interessi rappresentati dalle quote nel patrimonio netto del trust. Nella nota 2.B il documento distingue inoltre il trust dal custode dei suoi Bitcoin. Non sono tre patrimoni da sommare. Leggi il PDF, pagina 7 numerata, nona pagina del file. [6]

La struttura separa dunque chi detiene le quote, il veicolo che detiene il sottostante e chi presta il servizio di custodia. Non attribuisce al piccolo sottoscrittore il controllo individuale delle chiavi. Allo stesso tempo, una posizione collettiva non può essere raccontata come se corrispondesse al portafoglio personale del gestore.

Seguire i diritti, non moltiplicare le monete

Investitore
Detiene quote del veicolo, direttamente o tramite un intermediario.
Trust IBIT
Le quote rappresentano interessi nel suo patrimonio netto.
BTC del trust e servizio di custodia
Il custode conserva il sottostante per conto del veicolo: non è un’ulteriore quantità da aggiungere.
Schema redazionale semplificato dei rapporti descritti nel Form 10-Q IBIT; non rappresenta una transazione né una mappa completa di tutti i soggetti operativi. [6]

L’errore che gonfia le classifiche: sommare fondo, custode e sottoscrittori

Immaginiamo che un fondo detenga cento BTC, custoditi presso una piattaforma, e che le sue quote siano ripartite tra dieci investitori. Il fondo ha cento BTC. Il custode può includere quei medesimi cento nel proprio perimetro di attività custodite. Gli investitori hanno esposizioni attraverso le quote. Sommando cento del fondo e cento del custode si otterrebbero duecento BTC che, nell’esempio, non esistono.

La distorsione può diventare ancora più grande se si aggiungono le esposizioni dei singoli sottoscrittori. Non sono nuove monete: sono un altro livello di diritti sui medesimi attivi. Un confronto serio deve scegliere prima la misura — patrimonio diretto, custodia o esposizione economica — e poi evitare sovrapposizioni all’interno di quel perimetro.

Non significa che tutte le riserve pubblicate siano sovrapposte. Una tesoreria che compra BTC per proprio conto e un trust che li acquista per le proprie quote possono avere consistenze distinte. Il problema emerge quando il database le riconta sotto il nome di chi le custodisce o sotto quello dei detentori dei titoli. Una somma è informativa soltanto dopo aver verificato le relazioni tra le righe.

Per questo il grafico precedente mantiene separati i due casi e non li trasforma in una torta «aziende contro cittadini». Le quote di un veicolo possono essere detenute da persone fisiche o soggetti istituzionali; senza conoscere quei titolari finali, la classificazione non risponde ancora alla domanda sulla distribuzione della ricchezza.

Gli exchange custodiscono le monete: questo non basta a dimostrare che le possiedano

Una conferma concreta della distinzione si trova nei contratti. L’accordo statunitense Coinbase per utenti individuali, consultato nella versione aggiornata al 21 ottobre 2026, contiene una clausola specifica sulla titolarità. È un esempio riferito a quel contratto e a quella giurisdizione: non una regola che estendiamo automaticamente a ogni piattaforma o a ogni cliente italiano.

Documento alla mano — contratto Coinbase USA, sezione 2.7.1

“Title to Supported Digital Assets shall at all times remain with you”

La clausola distingue la titolarità degli attivi supportati dal servizio di custodia. Il testo completo va letto con condizioni, eccezioni e servizi applicabili. Apri il contratto originale. [7]

Quella distinzione contrattuale non elimina il rischio operativo. Un cliente può dipendere dall’intermediario per un prelievo anche quando gli attivi non sono indicati come patrimonio proprio della piattaforma. Proprietà economica, accessibilità immediata e sicurezza tecnica non sono sinonimi.

La domanda utile non è soltanto «quanto contiene questo indirizzo?», ma «per conto di chi sono detenuti gli importi, quali documenti lo dimostrano e chi può autorizzare il movimento?». La nostra guida a cold wallet, hot wallet e custodia approfondisce le differenze operative, senza confondere un dispositivo con una garanzia contro tutti i rischi.

Che cosa dimostra la ricerca sulla concentrazione: la fotografia di fine 2020

In Blockchain Analysis of the Bitcoin Market, Makarov e Schoar stimano la distribuzione a fine 2020. Abbiamo letto il working paper NBER 29396 del 2021 e la versione MIT del 18 aprile 2022. [8]

Separando gli intermediari, stimano circa tre milioni di BTC nei primi mille gruppi individuali e cinque milioni nei primi diecimila. I gruppi non sono identità certificate; uno stesso soggetto potrebbe controllarne diversi.

La concentrazione nello studio storico

Fine 2020, non oggi. Valori arrotondati; scala da 0 a 6 milioni di BTC.

Primi 1.000 gruppi individuali: circa 3 milioni di BTC

Primi 10.000 gruppi individuali: circa 5 milioni di BTC

0 BTC6 milioni BTC

Elaborazione dalla sezione 5.2 e figura 23, versione MIT. I primi 1.000 sono compresi nei 10.000: non sommare le barre. [8]

Il risultato documenta una concentrazione storica rilevante, non una percentuale trasferibile al 2026. Non abbiamo aggiornato artificialmente quelle quote usando soltanto un denominatore più recente: occorrerebbe ricostruire anche tutti i portafogli e i titolari del nuovo periodo.

È questo il limite di molti confronti tra una vecchia ricerca e una classifica di indirizzi aggiornata. Cambiano contemporaneamente tempo, definizioni e metodo. Un risultato può essere valido nel proprio perimetro e non essere confrontabile direttamente con un altro. Dire che due percentuali sono diverse non dimostra, da solo, né democratizzazione né aumento della concentrazione.

Satoshi Nakamoto: perché non gli attribuiamo un patrimonio certo

L’identità del creatore di Bitcoin non è accertata pubblicamente. [1] Anche la ricostruzione delle monete dei primi periodi richiede ipotesi di attribuzione: non basta che siano state minate molto presto per dimostrare il proprietario attuale. La cronologia non è un documento di titolarità.

Non inseriamo quindi una riga «Satoshi: patrimonio certo» nella classifica. Non la sostituiamo neppure con un valore in euro apparentemente preciso. Per arrivarci servirebbero prima una titolarità verificata, poi una consistenza alla stessa data e infine un prezzo coerente. L’incertezza del primo passaggio non scompare facendo bene l’ultima moltiplicazione.

Questa cautela non equivale a negare l’importanza dei primi accumuli. Significa distinguere una pista di ricerca da un documento che certifichi a chi appartengono oggi determinate monete. Una storia suggestiva non aggiunge al registro un’informazione che il registro non contiene.

Quanti Bitcoin possiedono gli Stati? La differenza tra riserva e sequestro

Le classifiche per Paese sono particolarmente delicate. Sotto una stessa etichetta possono comparire acquisti di tesoreria, BTC prodotti da imprese pubbliche, monete sequestrate, importi definitivamente confiscati e fondi da restituire. La custodia di un bene nell’ambito di un procedimento non prova, da sola, che quel bene sia una riserva liberamente disponibile dello Stato.

Una graduatoria attendibile richiederebbe almeno una data comune, il soggetto pubblico effettivamente titolare, il fondamento del possesso e i movimenti successivi: vendite, restituzioni, trasferimenti tra enti. La nazionalità attribuita da un fornitore di dati a un indirizzo non risolve tutte queste questioni.

Stati Uniti: che cosa stabilisce l’ordine sulla Strategic Bitcoin Reserve

L’ordine esecutivo del 6 marzo 2025 dispone la creazione della Strategic Bitcoin Reserve. La sezione 3 ne definisce il finanziamento iniziale facendo riferimento ai BTC definitivamente confiscati che rientrano nel perimetro indicato e non sono necessari agli obblighi ed eccezioni previsti dall’atto. Prevede inoltre una ricognizione delle disponibilità delle agenzie. [9]

Documento alla mano — ordine esecutivo USA, 6 marzo 2025

L’espressione decisiva è “finally forfeited”: definitivamente confiscati. La sezione 3.d contempla anche destinazioni ed eccezioni, incluse restituzioni a vittime identificabili e verificabili. «Sotto custodia delle autorità» e «riserva statale disponibile» non sono etichette intercambiabili.

Leggi l’atto originale, sezione 3. [9]

L’atto non fornisce un inventario pubblico aggiornato al 22 ottobre 2026 che permetta di certificare qui il saldo complessivo americano. Non abbiamo quindi ricavato un totale sommando i comunicati sui sequestri degli ultimi anni. Sarebbe necessario verificare quali importi siano rimasti, quali siano stati trasferiti e quali abbiano un’altra destinazione giuridica.

Il Dipartimento di Giustizia distingue, nelle proprie spiegazioni, sequestro, gestione, confisca e destinazione degli attivi; descrive anche i meccanismi con cui beni confiscati possono compensare le vittime. Il valore annunciato in una singola operazione investigativa non è dunque un dato sufficiente per il bilancio di una riserva nazionale. [10]

El Salvador: separare patrimonio pubblico, Chivo e fondi dei clienti

Il comunicato FMI del 1° ottobre 2026 sulle revisioni del programma con El Salvador riferisce il trasferimento della proprietà maggioritaria e del controllo del portafoglio Chivo a un operatore privato. Richiama inoltre gli impegni sull’accumulazione di Bitcoin e la necessità di maggiore trasparenza sulle consistenze del settore pubblico. [11]

Il trasferimento di una partecipazione o del controllo operativo di Chivo non va descritto automaticamente come vendita dell’intera riserva nazionale. Allo stesso modo, un indirizzo presentato come pubblico non chiarisce da solo se ogni importo sia patrimonio dello Stato, liquidità operativa o disponibilità collegata ai clienti.

Per l’inchiesta manteniamo la distinzione: il documento prova gli sviluppi che descrive, non un saldo nazionale complessivo alla nostra data di verifica. Non assegniamo pertanto a El Salvador una cifra attuale ricavata da un contatore, senza riconciliazione con il perimetro patrimoniale.

Bhutan: persino un rapporto istituzionale può contenere una stima

Il rapporto FMI sul Bhutan pubblicato nel gennaio 2026 dedica un allegato alle attività di mining. È un riferimento istituzionale importante, ma va letto con le note: nell’allegato I, pagina 29 numerata, il testo segnala incertezza sulle consistenze pubbliche e specifica che alcuni dati provengono da Coinpedia e Arkham Intelligence, in assenza delle informazioni finanziarie indicate nella nota. [12]

La distinzione conta: una stima richiamata dal FMI non diventa, per questo solo fatto, un inventario governativo certificato. Il documento sostiene la rilevanza economica del fenomeno e ne espone i limiti informativi. Non lo usiamo per proclamare un numero di BTC «certo oggi».

Il criterio si applica anche agli altri Paesi che compaiono nelle classifiche internazionali: senza documenti sul titolo di possesso e sugli sviluppi successivi, non trasformiamo attribuzioni o sequestri storici in riserve nazionali attuali. Non stiamo sostenendo che quei Paesi non possiedano BTC; stiamo delimitando ciò che possiamo documentare.

Un fondo americano non rende americani tutti i suoi Bitcoin

Una posizione può avere contemporaneamente un veicolo costituito in una giurisdizione, un custode in un’altra e investitori residenti in molti Paesi. Quale nazionalità le attribuiamo? La risposta dipende dalla domanda statistica. Il domicilio del veicolo è informativo per la struttura legale, ma non identifica la residenza di tutti coloro che ne sopportano il rischio economico.

Lo stesso vale per un exchange: la sede della società non trasforma automaticamente le disponibilità dei clienti in ricchezza nazionale di quel Paese. E la blockchain non registra un campo obbligatorio «residenza del beneficiario finale» che consenta di risolvere il problema con un semplice filtro.

Per questo non abbiamo prodotto una cartina dei Bitcoin posseduti da italiani, americani o cinesi. Senza dati aggiuntivi, una mappa del genere rischierebbe di essere una mappa delle attribuzioni degli intermediari, presentata erroneamente come geografia della ricchezza delle famiglie.

Dove sono i piccoli investitori, e perché non sono semplicemente «tutto il resto»

Un piccolo risparmiatore può comparire sulla blockchain attraverso indirizzi propri, scomparire dentro la custodia aggregata di un exchange oppure avere un’esposizione mediante quote di un fondo. Non è identificabile con una sola colonna del database. Al contrario, un saldo apparentemente piccolo può essere soltanto una frazione del patrimonio di un grande investitore.

Non possiamo quindi sommare le posizioni pubbliche di alcune aziende, sottrarle dall’offerta complessiva e chiamare «piccoli investitori» il risultato. Nel residuo possono esserci grandi patrimoni privati non identificati, altri veicoli, intermediari non ancora classificati, portafogli frammentati e monete non disponibili.

È un errore logico, prima ancora che un problema di aggiornamento: non identificato non significa piccolo. La qualità di una ricostruzione si vede anche dalla sua capacità di lasciare una parte del patrimonio senza attribuzione, invece di assegnarle un nome rassicurante.

Numero dei possessori e quantità posseduta sono misure diverse

Un mercato può avere moltissimi partecipanti e una distribuzione dei saldi molto disuguale. In un altro esempio ipotetico, 999 persone possiedono un’unità ciascuna e una persona ne possiede 9.001. I piccoli rappresentano il 99,9% dei partecipanti, ma hanno il 9,99% delle diecimila unità complessive. Il grande detentore ha il 90,01%.

Non è una simulazione della distribuzione reale di Bitcoin. Mostra soltanto perché «quasi tutti gli investitori sono piccoli» non equivale a «quasi tutte le monete appartengono ai piccoli». Per la domanda iniziale servono sia la distribuzione delle quantità sia il numero dei beneficiari, evitando di usare l’una come sostituto dell’altro.

Una rilevazione completa dovrebbe inoltre riconciliare le persone che utilizzano più canali. Chi detiene BTC in autocustodia, ne tiene altri su un exchange e possiede quote di un fondo resta una persona, non tre investitori indipendenti. Senza questo collegamento, anche una stima della platea può contenere duplicazioni.

I documenti 13F possono svelare chi compra gli ETF? Solo in parte

I Form 13F permettono di osservare determinate partecipazioni dichiarate dai gestori istituzionali soggetti alla disciplina statunitense. Le FAQ della SEC indicano, tra i requisiti, la soglia di 100 milioni di dollari in titoli rilevanti gestiti con discrezionalità d’investimento e le scadenze di deposito successive alla fine del trimestre. La disciplina può riguardare anche gestori esteri che ne soddisfano le condizioni. [13]

Non è quindi un elenco universale, istantaneo e nominativo di tutti i beneficiari finali di un ETF. Un gestore può operare per conto di clienti; i piccoli sottoscrittori non sono censiti individualmente da quel documento. E una partecipazione dichiarata a una data non prova che sia rimasta immutata fino al momento della lettura.

Questi filing possono alimentare un approfondimento sulle partecipazioni istituzionali note, ma non bastano per rispondere «il fondo appartiene per una certa percentuale ai piccoli» senza altre informazioni. Occorre anche verificare il titolo, il periodo e il soggetto che esercita la discrezionalità: un nome noto nel filing non è necessariamente il beneficiario economico di tutto il capitale segnalato.

Le monete ferme da anni non sono necessariamente monete perse

Una mancata movimentazione è osservabile; la perdita definitiva delle possibilità di spesa, normalmente, no. Un portafoglio può restare inattivo perché il proprietario conserva l’investimento, usa un altro portafoglio o non vuole muovere quelle specifiche disponibilità. Il solo tempo trascorso non dimostra che le chiavi siano state distrutte.

Questa distinzione cambia le percentuali. Se in un esempio una posizione contiene cento unità su mille emesse, pesa il 10%. Se si ipotizza che duecento delle mille siano perse, pesa il 12,5% sulle ottocento considerate disponibili. La posizione non è cresciuta: è cambiato il denominatore, sulla base di un’ipotesi.

Non abbiamo dunque sottratto una quantità presunta di «Bitcoin perduti» per rendere più spettacolare il peso dei grandi detentori. Ogni misura costruita sull’offerta effettivamente disponibile deve esplicitare come la stima. E «disponibile» non significa necessariamente «in vendita»: anche monete perfettamente spendibili possono non essere offerte a nessun prezzo vicino a quello corrente.

Le balene possono decidere il prezzo?

Una grande posizione è una capacità potenziale di acquisto, vendita o trasferimento, non una previsione automatica. Per valutare l’impatto economico di un’operazione contano quantità effettivamente negoziata, tempo di esecuzione, liquidità e controparti. Il patrimonio totale di un detentore non coincide con un ordine immediatamente immesso sul mercato.

Per la stessa ragione, un trasferimento verso un indirizzo attribuito a un exchange non prova da solo che sia avvenuta una vendita. Potrebbe precederla, ma potrebbe anche avere un’altra finalità. Raccontare l’interpretazione come se fosse già una transazione conclusa aggiunge al dato un fatto non documentato.

Concentrazione patrimoniale, dipendenza dai custodi e liquidità possono quindi essere rischi da seguire, senza attribuire intenzioni a soggetti identificati. La nostra inchiesta non dimostra l’esistenza di un accordo tra grandi detentori, né che qualcuno controlli ogni oscillazione. Per affermazioni di quel genere servirebbero prove specifiche, non soltanto saldi elevati.

Esposizione finanziaria non significa sempre possesso di BTC

Esistono inoltre strumenti che permettono di assumere esposizione al prezzo senza ricevere monete. Il materiale CME descrive il contratto Bitcoin futures BTC come regolato in denaro: non va sommato alle riserve fisiche di un fondo spot come se rappresentasse ulteriori Bitcoin posseduti dall’investitore. [14]

Un’analisi del potere di mercato potrebbe dover considerare anche derivati e coperture. Una classifica della proprietà diretta, invece, deve mantenerli distinti. Mescolare esposizione nozionale e consistenze produce numeri grandi ma non una migliore risposta alla domanda su chi possieda le monete.

Proof of reserves: una prova utile non è una prova di tutto

La pubblicazione di riserve può fornire un elemento di verifica, ma non basta automaticamente a ricostruire diritti, passività e solvibilità. L’Office of the Investor Advocate del PCAOB ha avvertito l’8 marzo 2023 che i rapporti di proof of reserves non sono equivalenti a un audit del bilancio e possono avere limiti rilevanti nel perimetro e nelle procedure. È un’avvertenza dello staff dell’ufficio, non una nuova regola del Board. [15]

Ai fini di questa inchiesta la conseguenza è circoscritta: vedere un insieme di attivi non dimostra automaticamente chi ne sia il beneficiario finale, quali obblighi vi siano associati o se la fotografia resti identica dopo la rilevazione. Non stiamo formulando un’accusa verso una piattaforma specifica; stiamo chiarendo quale informazione manca per rispondere alla domanda patrimoniale.

La verifica più utile combina inventario, diritti contrattuali, periodo, passività pertinenti e informazioni sull’entità che controlla operativamente gli attivi. Nessuno di questi tasselli dovrebbe essere spacciato, da solo, per l’intero quadro.

Come abbiamo costruito l’inchiesta, e che cosa non abbiamo misurato

Abbiamo seguito un criterio di verificabilità, non di completezza apparente. Le quantità selezionate provengono dai documenti che le dichiarano; le ricostruzioni accademiche mantengono la propria data; i rapporti istituzionali sono stati letti anche nelle note. Le spiegazioni e gli esempi aritmetici sono elaborazioni redazionali, chiaramente separati dalle osservazioni sul mercato.

  1. Definire l’oggetto. Un saldo su un indirizzo, un insieme stimato di indirizzi e una riserva societaria dichiarata non sono unità intercambiabili.
  2. Conservare la data della fonte. Il giorno in cui leggiamo un documento non aggiorna automaticamente la consistenza che vi è riportata.
  3. Verificare il rapporto tra i soggetti. Un veicolo, il suo custode e i suoi sottoscrittori possono riferirsi agli stessi BTC.
  4. Separare attestazione e stima. Un dato ripreso in un documento autorevole può restare una stima di terzi, come mostra la nota del rapporto sul Bhutan.
  5. Non colmare le lacune con attribuzioni. I portafogli non identificati non diventano automaticamente piccoli risparmiatori, patrimoni personali noti o riserve di un Paese.

Non abbiamo eseguito una scansione autonoma dell’intera blockchain con un nostro nodo e non presentiamo le analisi dei fornitori come se fossero un calcolo indipendente della redazione. Non abbiamo costruito un indice mondiale di disuguaglianza dei proprietari: servirebbe una distribuzione dei titolari finali che questi documenti, nel loro insieme, non forniscono.

I grafici sono quindi deliberatamente delimitati: due posizioni dichiarate con date visibili; una ricostruzione storica esplicitamente datata; uno schema dei rapporti nel caso di un trust. Nessuna torta con un residuo chiamato arbitrariamente «cittadini». L’assenza di quella torta è un risultato del controllo delle fonti, non un dato dimenticato.

Per una successiva ricostruzione quantitativa più ampia occorrerebbero inventari confrontabili alla stessa data, identificazione verificata delle entità e informazioni sulle partecipazioni sottostanti ai servizi collettivi. Anche allora resterebbe una quota da classificare con prudenza. Aggiornare le grandi posizioni pubbliche è possibile; certificare tutti i proprietari privati è un problema diverso.

Il verdetto: grandi concentrazioni documentate, ma nessun censimento completo dei proprietari

La risposta più solida non è «Bitcoin appartiene a tutti in parti simili», né «pochi nomi possiedono certamente quasi tutto». I documenti mostrano grandi posizioni direttamente identificabili; la ricerca storica dimostra che contare gli intermediari separatamente non elimina ogni concentrazione. Ma il passaggio dai saldi ai beneficiari finali resta incompleto.

Le tre domande iniziali ricevono dunque risposte diverse. Chi ha il patrimonio? Possiamo documentare alcune consistenze e alcuni diritti, non assegnare ogni BTC. Chi tiene le chiavi? La custodia può essere concentrata anche quando i beneficiari sono molti. Chi governa la rete? Il saldo in BTC non è una quota azionaria con voti proporzionali.

Per chi legge BorsaMagazine, il punto pratico è riconoscere quale rischio si stia osservando. La concentrazione delle riserve riguarda il peso dei grandi detentori; quella della custodia riguarda i punti di dipendenza operativa; la distribuzione dei beneficiari riguarda chi guadagna o perde economicamente. Un’inchiesta affidabile deve tenerle insieme, senza farle diventare la stessa cosa.

Questo approfondimento analizza documenti e limiti dei dati. Non è una raccomandazione d’investimento né una garanzia sul prezzo, sulla sicurezza di un servizio o sull’assenza di rischi.

Fonti e documenti consultati

Verifica documentale: 22 ottobre 2026. Per i PDF distinguiamo, dove utile, il numero stampato sul documento dalla posizione della pagina nel file. I link dinamici degli emittenti possono mostrare successivamente dati diversi: nel testo resta indicata la data del dato effettivamente utilizzato.

  1. Bitcoin.org, Frequently Asked Questions: funzionamento generale, controllo della rete, creazione, limite dell’offerta e perdita delle disponibilità. Documentazione divulgativa del progetto, non attestazione della distribuzione patrimoniale.
  2. Bitcoin Developer Guide, Transactions: input, output e UTXO. Fonte tecnica per distinguere il registro dei movimenti da un’anagrafe dei proprietari.
  3. Glassnode, The Shrimp Supply Sink: Revisiting the Distribution of Bitcoin Supply, 15 marzo 2023: metodo di raggruppamento, classi di entità e limiti di attribuzione, in particolare “Discussion of Nuances”. Usata per il metodo, non come fotografia del 2026.
  4. Strategy, Form 8-K del 19 ottobre 2026, SEC, Item 8.01, BTC Update: 848.517 BTC al 18 ottobre 2026 e 267 BTC acquistati nel periodo 12–18 ottobre. Comunicazione societaria; la presenza nel registro SEC non è un’approvazione dell’investimento da parte dell’autorità.
  5. iShares Bitcoin Trust ETF, file ufficiale delle disponibilità, rilevazione al 20 ottobre 2026: riga BTC, campo Quantity, 811.477,82790. Pagina ufficiale del prodotto, sezione Holdings. File aggiornabile: la data qui riportata è quella della rilevazione utilizzata.
  6. iShares Bitcoin Trust ETF, Form 10-Q al 30 giugno 2026: note 1 e 2.B, pagina 7 numerata, nona pagina del PDF; interessi rappresentati dalle quote e custodia. Prospetti infrannuali indicati come non sottoposti a revisione contabile completa (“Unaudited”). Le consistenze di giugno non sono usate come consistenze di ottobre.
  7. Coinbase, Individual User Agreement, Stati Uniti, versione consultata aggiornata al 21 ottobre 2026: sezione 2.7.1, Ownership. Esempio contrattuale circoscritto a quel servizio e a quella giurisdizione.
  8. Makarov–Schoar, Blockchain Analysis of the Bitcoin Market, NBER WP 29396 (2021), DOI 10.3386/w29396. Versione MIT, 18 aprile 2022: sezione 5.2, pagine 30–33, figura 23. Stime storiche.
  9. Casa Bianca, Establishment of the Strategic Bitcoin Reserve and United States Digital Asset Stockpile, 6 marzo 2025: sezione 3, perimetro dei beni, ricognizione, destinazioni ed eccezioni. Non contiene un inventario attuale completo utilizzabile per certificare il saldo del 22 ottobre 2026.
  10. Dipartimento di Giustizia USA, FAQ: Compensating Victims with Forfeited Assets: gestione e destinazione degli attivi confiscati e compensazione delle vittime. Fonte sui meccanismi, non sulle consistenze complessive di Bitcoin del governo.
  11. FMI, Executive Board Concludes the Second and Third Reviews Under the Extended Fund Facility for El Salvador, 1° ottobre 2026: Chivo, accumulazione e trasparenza delle cripto-attività pubbliche. Non usato per attribuire una consistenza nazionale attuale.
  12. FMI, Bhutan, Country Report No. 26/19, gennaio 2026, allegato I: pagina 29 numerata, trentacinquesima pagina del PDF, compresa la nota 1 sulle fonti e sull’assenza delle informazioni finanziarie indicate. Le stime di terzi non sono presentate come inventario governativo certificato.
  13. SEC, Frequently Asked Questions About Form 13F: soggetti obbligati, discrezionalità d’investimento e scadenze, in particolare domande 2–4, 6 e 25. Limiti di impiego dei filing come censimento dei beneficiari finali.
  14. CME Group, What are Bitcoin Futures?: regolamento in denaro del contratto BTC. Usato soltanto per distinguere esposizione tramite derivati e detenzione delle monete, non per gli orari di negoziazione o per una quotazione corrente.
  15. PCAOB, Office of the Investor Advocate, Exercise Caution With Third-Party Verification/Proof of Reserve Reports, 8 marzo 2023: limiti dei rapporti di riserva rispetto agli audit di bilancio. Avvertenza dello staff, non una regola del Board.

Copertina: illustrazione concettuale originale BorsaMagazine generata con IA; non raffigura beni fisici, proprietari o documenti reali. Grafici, schema ed esempi: elaborazioni originali della redazione, con fonti e perimetri indicati. Gli estratti testuali dei documenti sono brevi, attribuiti e collegati agli originali.

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