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Ricerca e sviluppo in Italia a 31 miliardi: crescono le università, frenano le PMI

Di Andrea Dicanto26 Settembre 2026253 visualizzazioni

La spesa in ricerca e sviluppo in Italia ha raggiunto circa 31 miliardi di euro nel 2024, il 5,6% in più rispetto al 2023 a prezzi correnti. Il nuovo rapporto Istat, diffuso il 24 settembre, mostra però una crescita molto diseguale: le università segnano +13,4%, le grandi imprese +6,4%, le medie -5,2% e le piccole -13,7%.

“A prezzi correnti” significa che l’aumento non è depurato dall’inflazione. Non si può quindi equiparare il +5,6% a un identico aumento della quantità reale di ricerca svolta. Inoltre i dati definitivi riguardano il 2024, mentre le indicazioni sul 2025 sono preliminari.

Le grandi imprese concentrano la ricerca

Secondo Istat, le imprese hanno effettuato circa 18 miliardi di euro di spesa in R&S, pari al 56,6% del totale nazionale. All’interno del settore aziendale, le grandi imprese pesano per 13,3 miliardi, cioè il 76% della spesa delle imprese. La crescita nazionale dipende quindi in larga misura da soggetti con dimensioni e capacità finanziaria elevate.

Il calo delle PMI non significa che abbiano smesso di innovare: ricerca e sviluppo è una categoria statistica più specifica, relativa ad attività sistematiche di creazione di conoscenza. Un’impresa può introdurre nuovi processi o adottare tecnologie senza classificare tutta la spesa come R&S. È anche per questo che la notizia va letta insieme ai nuovi dati Istat sull’innovazione.

Università e territori

Le università hanno realizzato il 26,9% della spesa complessiva, guadagnando 1,9 punti percentuali sul 2023. A livello geografico oltre il 60% della spesa si concentra in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. Nel 2024 il Sud ha registrato la crescita più rapida, +8,9%, ma questo non cancella il divario nei livelli di spesa rispetto alle aree leader.

I dati preliminari per il 2025 segnalano una riduzione del 2,6% della spesa delle imprese, mentre le istituzioni pubbliche e il non profit continuerebbero a crescere. Essendo una stima iniziale, non va presentata come risultato definitivo.

Perché il dato conta per l’economia

La R&S contribuisce a prodotti, processi e produttività futura, ma la relazione con i ricavi non è automatica né immediata. Per gli investitori in società quotate conta capire se la spesa produce vantaggi difendibili e quale quota viene capitalizzata o imputata a conto economico. Per la politica industriale, il dato segnala la difficoltà delle imprese più piccole a sostenere programmi continuativi.

Il quadro si inserisce nel tema più ampio della produttività, analizzato anche nel caso delle PMI dell’Emilia-Romagna, ma da solo non spiega tutta la crescita del Paese: contano anche competenze, concorrenza, investimenti materiali e diffusione delle tecnologie.

Fonti

I dati 2024 sono espressi a prezzi correnti; le indicazioni per il 2025 sono preliminari.

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.