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Obbligazioni zero coupon: prezzo, scadenza e rendimento

Di Andrea Dicanto9 Ottobre 2026
Obbligazioni zero coupon: prezzo, scadenza e rendimento

Le obbligazioni zero coupon non pagano cedole periodiche: in un titolo ordinario di questo tipo il flusso contrattuale arriva alla scadenza. Il rendimento non deriva quindi da interessi che entrano ogni mese o semestre sul conto, ma dal rapporto tra quanto si paga e quanto viene rimborsato. Questa struttura è semplice da descrivere, ma non rende automaticamente semplice il rischio.

Un prezzo basso non equivale a un affare, una cedola nulla non implica un rendimento nullo e una scadenza nota non assicura che si possa vendere senza perdite prima di quella data. Per leggere correttamente uno zero coupon servono almeno cinque informazioni: importo di rimborso, prezzo effettivo, tempo residuo, convenzione del rendimento e condizioni dell’emittente.

Questa guida spiega le formule con otto esempi originali, distingue BOT, CTZ storici e STRIPS e mostra come cambiano i risultati se intervengono tassi, costi, imposte, inflazione o cambio. Gli otto esempi sono ipotetici: non sono quotazioni, offerte disponibili o dati di mercato attuali. Le caratteristiche documentate degli strumenti sono separate dai calcoli didattici e dalle considerazioni operative.

Che cosa significa zero coupon e da dove arriva il rendimento

Coupon è il termine inglese per cedola. Zero coupon indica l’assenza di pagamenti cedolari durante la vita del titolo. Nel modello più semplice si acquista oggi il diritto a ricevere una somma predeterminata in una data futura. La definizione di Borsa Italiana descrive questa struttura; Banca d’Italia chiarisce che per strumenti come i BOT il rendimento nasce dallo scarto tra prezzo e rimborso. Fonti 1 e 5.

Occorre distinguere il valore nominale, che esprime la quantità di capitale rappresentata dal titolo, dal prezzo di mercato, che è quanto si paga per acquistarlo. Se il prezzo viene indicato per 100 di nominale, una quotazione di 80 significa l’80% del nominale, non 80 euro qualunque sia la quantità ordinata. Le spese dell’intermediario possono far salire l’esborso sopra il prodotto tra nominale e quotazione.

Esempio 1 — Da una quotazione di 80 all’importo investito. Un titolo ipotetico ha nominale di 10.000 euro, rimborso contrattuale di 10.000 euro fra cinque anni e prezzo di 80 per 100. L’acquisto costa 8.000 euro prima di costi e imposte. Se il pagamento finale avviene integralmente e puntualmente, la differenza lorda è di 2.000 euro. Il rendimento totale è 2.000 / 8.000 = 25%, non 20%: il denominatore è il capitale investito, non il nominale.

Quel 25% riguarda tutti i cinque anni. Il rendimento annuo composto è circa 4,563955%, come vedremo nella formula. Non significa che ogni anno vengono accreditati 365 euro o che il prezzo crescerà regolarmente. È il tasso che collega matematicamente i due flussi ipotizzati: uscita iniziale e pagamento finale.

La concentrazione dell’incasso a scadenza può essere coerente con una spesa futura, ma non produce una rendita periodica. Chi necessita di denaro durante l’attesa deve utilizzare altra liquidità oppure vendere una parte del titolo, accettando il prezzo e i costi di quel momento. Il flusso unico riduce il problema di reinvestire cedole intermedie; non elimina il rischio dell’emittente né quello della vendita anticipata.

BOT, CTZ storici, STRIPS e BTP Short Term: non sono la stessa cosa

I BOT italiani sono un esempio concreto di titolo senza cedole a breve termine. La scheda del MEF indica durata non superiore a un anno, rimborso alla pari e convenzione giorni effettivi/360 per il rendimento. Il documento riporta il taglio minimo nominale di 1.000 euro e suoi multipli: il nominale minimo non coincide necessariamente con l’esborso, che dipende dal prezzo e dalle spese. Fonte 2.

I CTZ, Certificati del Tesoro Zero Coupon, appartengono invece alla storia delle emissioni italiane. La nota metodologica di Banca d’Italia del febbraio 2025 documenta l’interruzione delle emissioni nel marzo 2021 e il rimborso integrale nel settembre 2022. Non li presentiamo come una famiglia di titoli italiani attualmente acquistabili. Nello stesso documento i BTP Short Term sono classificati come BTP ordinari, emessi in sostituzione dei CTZ: non bisogna confondere la sostituzione nella gestione del debito con la medesima struttura dei flussi. Fonte 3.

Gli STRIPS costituiscono un altro caso: il capitale e i singoli interessi di un’obbligazione possono essere separati in strumenti distinti. TreasuryDirect descrive il sistema statunitense, nel quale ogni componente separata ha un solo pagamento e una propria scadenza; acquisto e detenzione passano attraverso intermediari. La fonte serve qui a spiegare il meccanismo, non a certificare disponibilità, liquidità o condizioni di accesso per uno specifico conto italiano. Fonte 6.

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Strumenti e struttura dei pagamenti: confronto descrittivo, non graduatoria di convenienza
StrumentoFlussi prima del rimborsoPunto da verificareFonte primaria
BOT italianiNessuna cedola periodicaScadenza entro l’anno, rendimento e costi con convenzioni corretteMEF, scheda BOT
CTZ italiani storiciNessuna cedola periodicaEmissioni interrotte nel 2021; integralmente rimborsati nel 2022Banca d’Italia, nota 2025
STRIPS statunitensiUn pagamento per ogni componente separataIdentificativo, valuta, scadenza e accesso tramite intermediarioTreasuryDirect, STRIPS
BTP Short Term ordinariStruttura cedolare dei BTP ordinariLeggere la singola emissione: non equiparare ai CTZBanca d’Italia, nota 2025
Altri titoli senza cedolaDipende dalle condizioni contrattualiEmittente, rimborso, subordinazione ed eventuali opzioniDocumentazione della specifica emissione

Una cedola fissata a zero in un’emissione non basta a identificare ogni altra caratteristica. Anche durata residua, valuta e diritti del creditore contano. La tabella non afferma che tutti i prodotti senza pagamenti intermedi siano equivalenti: un rimborso condizionato all’andamento di un indice non è il pagamento fisso utilizzato nelle formule di questa guida.

Come si calcola il prezzo di un’obbligazione zero coupon

Nel modello ordinario con un unico rimborso fisso, senza opzioni o pagamenti intermedi, il prezzo teorico è il valore attuale della somma futura. Se R è il rimborso, y il rendimento annuo effettivo e T il tempo residuo espresso in anni secondo la convenzione scelta, la relazione è:

P = R / (1 + y)T

Per inserire il 4% bisogna scrivere y = 0,04. Il tempo non è la durata originaria del titolo: se un’obbligazione nacque dieci anni fa ma scade fra due anni, oggi T deve rappresentare quei due anni residui. Quando il rendimento è positivo, il valore attuale di un pagamento futuro è inferiore alla somma finale; quanto più si allontana la scadenza, tanto più marcato diventa lo sconto, a parità di rendimento richiesto.

Esempio 2 — Prezzo teorico con cinque anni residui. Assumiamo rimborso di 100 per 100 di nominale, cinque anni esatti e rendimento annuo effettivo del 4%. Si ottiene 100 / 1,045 = 82,1927 per 100. Per un nominale di 10.000 euro il prezzo teorico corrisponde a 8.219,2711 euro, prima di costi e imposte. Il conto è una valutazione ipotetica, non la quotazione di un titolo reale.

La formula funziona anche per rendimenti negativi superiori a −100%, nel suo dominio matematico. Con due anni residui e y = −1%, 100 / 0,992 dà 102,0304. Si paga più del rimborso: lo zero coupon può quindi avere un rendimento negativo. L’assenza di cedole non impone che ogni acquisto avvenga sotto la pari, né che la differenza finale sia favorevole.

Il rendimento richiesto riassume la valutazione di mercato del titolo: tempo, rischio di credito e condizioni di negoziazione non scompaiono perché il pagamento è unico. P non è un “prezzo giusto” assoluto. Se si sceglie arbitrariamente un rendimento basso, la formula restituisce un prezzo alto; non dimostra che qualcuno comprerà a quel prezzo o che quel rischio meriti quel rendimento.

Prima di confrontare il risultato con una piattaforma, bisogna verificare convenzione temporale, prezzo utilizzato e definizione del rendimento. In tutti gli esempi di prezzo il rimborso è fissato a 100, ma non è una regola universale per qualsiasi prodotto. Se il contratto prevede un pagamento diverso, indicizzazione o rimborso anticipato, cambiano i flussi da valutare.

Rendimento annuo, rendimento totale e convenzioni: le formule corrette

Invertendo la formula precedente si ricava il rendimento annuo composto del modello a due flussi:

y = (R / P)1/T − 1

Il rendimento totale del periodo è invece R / P − 1. Dividere quel risultato per gli anni produce una media semplice, non il tasso composto. FINRA definisce il rendimento a scadenza attraverso l’uguaglianza tra prezzo e valore attuale dei flussi e richiama l’ipotesi di pagamento puntuale: non è una garanzia di risultato. Fonte 7.

Esempio 3 — Due anni, poi un caso di 180 giorni. Pagando 90 e ricevendo 100 dopo due anni esatti, il rendimento totale è 11,111111%. L’annuo composto è (100 / 90)1/2 − 1 = 5,409255%. La divisione semplice 11,111111% / 2 restituisce 5,555556%: è un’altra misura, non il rendimento composto dell’investimento.

Per il caso breve ipotizziamo un prezzo di 98, rimborso di 100 e 180 giorni effettivi. Il rendimento del periodo è 2 / 98 = 2,040816%. Annualizzandolo in regime semplice con base 360 si ottiene (100 / 98 − 1) × 360 / 180 = 4,081633%. Con base 365 il risultato semplice è 4,138322%. Con capitalizzazione composta e T = 180 / 365 anni il rendimento annuo effettivo diventa 4,181731%. Sono tre risultati diversi per gli stessi flussi, perché sono diverse le convenzioni.

Per i BOT il riferimento documentato è giorni effettivi/360, riportato dal MEF e dalla nota di Banca d’Italia. Non sostituiamo questa base con 365 solo perché compare in un vecchio esempio didattico di un glossario. Per altri strumenti bisogna leggere la convenzione applicabile: non tutti gli zero coupon hanno le stesse regole di mercato.

Un altro caso è il rendimento nominale annuo con capitalizzazione m volte l’anno. Se viene indicato come ym, il prezzo del modello è R / (1 + ym / m)mT; l’annuo effettivo equivalente è (1 + ym / m)m − 1. Non bisogna inserire direttamente un tasso nominale semestrale nella formula che richiede l’annuo effettivo. La presenza di una convenzione semestrale non crea cedole in un titolo che non le prevede.

Il rendimento cedolare è nullo per definizione. Anche il rapporto fra cedola annua e prezzo, chiamato current yield, non descrive il guadagno da rimborso di uno zero coupon. Per confrontare strumenti diversi servono tassi calcolati su basi omogenee e coerenti con i flussi, non una colonna denominata genericamente “interesse”.

Perché il prezzo cambia quando si muovono i rendimenti

Con rimborso fisso e altre condizioni ferme, un aumento del rendimento richiesto abbassa il valore attuale; una riduzione lo aumenta. La relazione inversa è spiegata nella documentazione educativa della SEC. Si riferisce a rendimenti di mercato pertinenti alla scadenza e al rischio del titolo, non a una corrispondenza automatica con ogni decisione della BCE. Fonte 9.

Per il modello a pagamento unico, la duration di Macaulay coincide con T: tutto il peso del flusso cade alla stessa data. La duration modificata con rendimento annuo effettivo è T / (1 + y). Con cinque anni e 4%, vale 4,8077. Per piccole variazioni, la stima è ΔP / P ≈ −duration modificata × Δy, con Δy in forma decimale. La definizione di durata media finanziaria è nel glossario di Borsa Italiana; la formula modificata qui è derivata dal modello di prezzo. Fonte 10.

Esempio 4 — Ricalcolare il prezzo subito dopo una variazione. Partiamo dal prezzo teorico 82,1927, con cinque anni ancora residui. La tabella cambia solo il rendimento richiesto, senza far passare tempo e senza modificare credito o rimborso. Cento punti base sono un punto percentuale: dal 4% al 5% la variazione è +0,01, non +1 e non +25% da inserire nella formula di sensibilità.

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Prezzo dopo una variazione immediata: rimborso 100 e cinque anni residui
VariazioneNuovo rendimento annuoPrezzo esatto per 100Variazione prezzoPrezzo stimato con duration
−200 punti base2,00%90,573110,1960%90,0959
−100 punti base3,00%86,26094,9495%86,1443
Nessuna variazione4,00%82,19270,0000%82,1927
+100 punti base5,00%78,3526−4,6721%78,2411
+200 punti base6,00%74,7258−9,0846%74,2896

La stima lineare non coincide con il ricalcolo esatto, soprattutto per variazioni ampie: il prezzo è una funzione curva del rendimento. La duration non è una perdita massima e non è una data garantita di recupero. Un titolo può inoltre perdere valore per ragioni non rappresentate dal solo tasso, come peggioramento del credito o difficoltà nel trovare compratori.

La relazione fra assenza di cedole e sensibilità non permette di dire che ogni zero coupon sia più rischioso di qualsiasi titolo cedolare. Il confronto richiede stessa scadenza, stesso emittente e altre condizioni comparabili. Un BOT con pochi mesi residui e uno zero coupon lungo decenni condividono l’assenza di cedole ma non la stessa esposizione ai rendimenti. FINRA avverte anche che una duration bassa non equivale a basso rischio complessivo. Fonte 8.

Che cosa succede vendendo prima della scadenza

La vendita anticipata sostituisce il rimborso finale con un prezzo di uscita incerto. Il rendimento realizzato dipende dall’importo netto ottenuto e dal tempo effettivo di possesso. Non basta osservare il rendimento a scadenza che compariva il giorno dell’acquisto: quel numero descriveva un altro percorso dei flussi.

Esempio 5 — Vendita dopo due anni. Il titolo dell’esempio 2 era stato acquistato a 82,1927 con cinque anni residui. Dopo due anni ne restano tre. Ipotizziamo un prezzo di vendita teorico ottenuto scontando 100 per quei tre anni e variando il rendimento di mercato. I costi e le imposte sono esclusi. Il rendimento di possesso confronta il nuovo prezzo con quello iniziale; l’annuo realizzato è la radice quadrata del rapporto meno uno.

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Vendita dopo due anni: tre anni residui e prezzo iniziale 82,1927
ScenarioRendimento di mercatoPrezzo di vendita per 100Rendimento totale di possessoAnnuale composto realizzato
Rendimento al 2%2,00%94,232214,6479%7,0738%
Rendimento al 3%3,00%91,514211,3410%5,5182%
Rendimento al 4%4,00%88,89968,1600%4,0000%
Rendimento al 5%5,00%86,38385,0991%2,5178%
Rendimento al 6%6,00%83,96192,1525%1,0705%

Con rendimento fermo al 4%, il prezzo sale a 88,8996 perché la scadenza è più vicina: il rendimento totale biennale è 8,1600% e quello annuo composto è 4,0000%. In questo modello invariato il trascorrere del tempo avvicina il prezzo al rimborso. Nella realtà il rendimento richiesto può cambiare, impedendo un percorso regolare.

Il risultato positivo nello scenario al 6% non contraddice la perdita immediata del precedente esempio: qui sono trascorsi due anni, là no. Si confrontano tempi diversi. Scenari più sfavorevoli, un deterioramento dell’emittente o costi rilevanti possono comunque trasformare la vendita in una perdita. Nessuna riga della tabella è una soglia di protezione o una previsione del prezzo futuro.

La stessa distinzione aiuta a capire perché un fondo o un ETF obbligazionario può perdere valore: il prezzo delle obbligazioni detenute viene valutato sul mercato, e una quota di fondo non coincide con il rimborso contrattuale di un singolo titolo. Il confronto va fatto sulla struttura effettiva del prodotto, non sulla parola “obbligazionario”.

Costi, imposte e rendimento netto: perché la cedola zero non basta

Le formule lorde non incorporano automaticamente commissioni, spese del dossier, differenza fra prezzo denaro e lettera, costi di cambio o imposte. La misura utile per il proprio investimento deve partire dai flussi effettivi. Un costo proporzionale al nominale pesa di più rispetto al denaro impiegato quando il prezzo è molto inferiore a 100; un costo fisso incide maggiormente sugli importi piccoli.

Esempio 6 — Un bilancio di costi e un addebito fiscale assegnato. Riprendiamo il titolo ipotetico con nominale 10.000 euro, prezzo 80 e cinque anni residui. Assegniamo 20 euro di spesa iniziale: l’uscita è 8.020 euro. Assegniamo anche 10 euro di spesa finale: l’incasso prima delle imposte è 9.990 euro. Il rendimento totale dopo questi soli costi è circa 24,563591%, inferiore al 25% lordo.

Per mostrare il metodo, aggiungiamo un addebito fiscale ipotetico già determinato di 250 euro al termine del periodo: l’incasso finale diventa 9.740 euro. Il rendimento annuo dei due flussi 8.020 e 9.740 è (9.740 / 8.020)1/5 − 1 = 3,962549%. I 250 euro non sono il risultato di una regola fiscale applicata a uno strumento reale, né affermiamo che ogni investimento paghi le imposte solo al rimborso. Se vi sono addebiti intermedi, servono date e importi per calcolare il tasso interno dei flussi completi.

Non applichiamo un’aliquota universale agli zero coupon. Nel contesto degli investimenti individuali italiani, Banca d’Italia richiama il 12,5% sui rendimenti dei titoli di Stato italiani e degli Stati nella white list, rispetto al 26% normalmente applicato ad altri strumenti. La struttura senza cedole, da sola, non decide trattamento fiscale, base imponibile, regime e momento del prelievo. Queste informazioni vanno accertate per il singolo titolo e la posizione dell’investitore. Fonte 4.

Per i BOT la scheda MEF descrive in particolare la remunerazione come fiscalmente anticipata, con ritenuta per investitori individuali al momento della sottoscrizione. Per questo il calcolo netto non può essere ridotto senza verifiche a “rimborso meno imposta alla fine”. Acquisto in asta, negoziazione successiva e rendiconto dell’intermediario devono essere letti nel proprio contesto; chiedere il dettaglio fiscale è più utile di applicare una percentuale alla differenza di prezzo a intuito.

La documentazione statunitense sugli STRIPS contiene anche indicazioni fiscali per quel sistema: non vanno estese automaticamente a un contribuente italiano. Allo stesso modo, dalla sola differenza fra prezzo e rimborso non si può ricavare una conclusione universale sulla compensabilità con perdite pregresse. Per approfondire il metodo di ricostruzione degli importi si può leggere la guida sul rendimento netto dei BTP, tenendo distinta la struttura cedolare dal caso zero coupon.

Inflazione e cambio: un rimborso maggiore non assicura più potere d’acquisto

Un importo fisso futuro è un valore nominale, non una quantità fissa di beni acquistabili. Nel periodo possono aumentare i prezzi. Il confronto corretto fra rendimento nominale e inflazione composta usa, quando le misure sono omogenee, il rapporto dei fattori di crescita: rendimento reale = (1 + rendimento nominale) / (1 + inflazione) − 1. La sottrazione dei due tassi è soltanto un’approssimazione.

Esempio 7 — Rendimento reale con ipotesi costanti. Assumiamo un rendimento annuo nominale del 4% e inflazione annua del 3%, entrambi ipotetici e costanti. Il risultato reale è 1,04 / 1,03 − 1 = 0,970874% annuo, prima di imposte e costi. Non basta dire “guadagno il 4%” per sapere di quanto cresce il potere d’acquisto.

Queste percentuali non descrivono l’inflazione attuale o futura. Il calcolo serve a mettere a confronto due grandezze sulla stessa base temporale. Se i tassi di inflazione cambiano di anno in anno, si utilizzano i fattori annuali effettivi o uno scenario esplicito. La certezza contrattuale di un importo non è certezza del suo valore reale, e la capacità di aspettare può essere diversa dalla disponibilità a vedere oscillare il prezzo.

Esempio 8 — Un risultato positivo in valuta che diventa negativo in euro. Assumiamo un rendimento totale del titolo del 10% nella sua valuta e, nello stesso periodo, una riduzione del 10% del valore in euro di una unità di quella valuta. Il risultato per l’investitore in euro è 1,10 × 0,90 − 1 = −1%, prima di spese e imposte. Non si sommano semplicemente +10% e −10%.

Qui il −10% è definito sul valore in euro dell’unità di valuta estera, non su una quotazione inversa scelta a caso: invertire una coppia valutaria cambia le percentuali. Banca d’Italia richiama il rischio di cambio per le obbligazioni denominate in una valuta diversa da quella delle spese abituali. Un rimborso regolare in dollari può quindi non corrispondere a un risultato positivo in euro.

Quali rischi restano e quando il modello semplice non è sufficiente

Il primo rischio è il credito: l’emittente potrebbe non pagare quanto previsto. Il diritto contrattuale al rimborso non equivale a disponibilità certa delle risorse per onorarlo. Bisogna verificare chi deve pagare, quali condizioni regolano il debito e quale priorità ha il creditore. “Zero coupon” non significa “senior” e non significa deposito bancario protetto.

Segue il rischio di liquidità: un prezzo mostrato sullo schermo non certifica che l’intero importo desiderato sia immediatamente negoziabile a quel livello. Il prezzo lettera è quello richiesto dal venditore, mentre il denaro è quello offerto dal compratore; il divario e le quantità disponibili incidono soprattutto se si esce prima della scadenza. I dati vanno osservati per la specifica sede di negoziazione e per la specifica emissione.

Vi sono poi rischio di tasso, inflazione, cambio e concentrazione. Acquistare strumenti di più emittenti può ridurre l’esposizione a un solo debitore, ma non cancella un fattore comune come il rialzo dei rendimenti. Anche concentrare scadenze molto lontane o nella stessa valuta può lasciare il patrimonio vulnerabile allo stesso evento. Queste osservazioni non indicano una ripartizione consigliata del portafoglio.

Un titolo con rimborso anticipato facoltativo dell’emittente, con importo finale condizionato o con componenti derivate richiede un’analisi ulteriore. L’assenza di cedole non elimina opzioni e clausole. Non bisogna utilizzare P = R / (1 + y)T con un unico R come se descrivesse integralmente flussi incerti, multipli o dipendenti da un indice. Prima viene la lettura dei diritti contrattuali, poi il modello.

Infine va distinta la tolleranza psicologica dalle esigenze finanziarie. Essere tranquilli davanti a una perdita temporanea non crea il denaro necessario per una spesa urgente. La guida sulla capacità di rischio e tolleranza alle perdite aiuta a separare questi due aspetti: il giorno in cui servono i fondi conta quanto la scadenza stampata nel prospetto.

Come controllare un’offerta prima di effettuare l’ordine

Un confronto operativo parte dall’identificativo del titolo, non dal nome commerciale. Verificare ISIN, emittente, valuta, nominale, scadenza e documento dell’emissione evita di mettere insieme strumenti diversi. La data di regolamento dell’acquisto è importante per il tempo residuo: non va confusa automaticamente con il giorno in cui si legge una notizia o si inserisce un ordine.

Il secondo passaggio è ricostruire l’esborso. Scrivere separatamente nominale ordinato, prezzo per 100, commissioni, eventuali addebiti fiscali iniziali e altre spese permette di capire quanto denaro esce dal conto. Per uno zero coupon ordinario non ci sono cedole periodiche da reinvestire; ciò non autorizza a ignorare voci fiscali o costi soltanto perché non compare un rateo cedolare ordinario.

Il terzo è ricostruire l’incasso previsto e la sua data, distinguendo importo contrattuale da netto personale. Se la piattaforma mostra un rendimento lordo, chiedere la convenzione e i costi inclusi. Un valore annualizzato più alto non significa un importo totale maggiore quando cambiano prezzo, durata e capitale impiegato. Le formule devono essere applicate ai propri flussi, senza cambiare arbitrariamente la base temporale per ottenere un risultato migliore.

Il quarto è verificare l’uscita prima della scadenza: sede di negoziazione, quantità, differenza denaro-lettera e commissione di vendita. Il quinto è chiedersi se la liquidità necessaria durante il periodo resta disponibile altrove. Se il progetto richiede entrate mensili, uno strumento a pagamento unico non le genera; vendere una parte ogni mese aggiunge un percorso di prezzi non previsto dal semplice rendimento a scadenza.

Non esiste una risposta valida per tutti alla domanda “conviene?”. Questo articolo fornisce un metodo di lettura e calcolo, non un consiglio personalizzato di acquisto. Nessun esempio certifica offerte, solvibilità di aziende o guadagni raggiungibili. Quando un dato contrattuale, fiscale o operativo manca, il risultato corretto è segnalarlo e ottenere la documentazione, non sostituirlo con un’ipotesi non dichiarata.

Domande frequenti sulle obbligazioni zero coupon

Uno zero coupon rende zero?

No. È nulla la cedola periodica, non necessariamente il rendimento. Pagando meno del rimborso e ricevendo quanto previsto si può ottenere un rendimento positivo. Se prezzo e rimborso coincidono, prima dei costi il rendimento è zero; se si paga di più, può essere negativo.

Il prezzo viene sempre indicato in euro?

No. Una quotazione obbligazionaria può essere espressa per 100 di nominale. Per trasformarla in importo si moltiplica il nominale acquistato per il prezzo e si divide per 100, poi si aggiungono le voci applicabili. Bisogna controllare l’unità usata dalla piattaforma.

Qual è la formula del rendimento annuo?

Nel modello con due soli flussi è (R / P)1/T − 1, con T in anni coerenti con la convenzione e P e R nella stessa unità. Costi, imposte o flussi intermedi richiedono un calcolo che ne consideri importi e date.

Perché non posso dividere sempre il guadagno per gli anni?

La divisione produce una media semplice, mentre il tasso annuo composto collega i fattori di crescita nel tempo. Due anni con rendimento totale dell’11,111111% corrispondono a circa 5,409255% composto annuo, non alla metà aritmetica del rendimento totale.

I BOT sono obbligazioni zero coupon?

Sì, non prevedono cedole periodiche. Il MEF documenta scadenze entro l’anno, rimborso alla pari e convenzione giorni effettivi/360. Taglio minimo, condizioni dell’asta, prezzo e costi vanno verificati nei documenti applicabili e con l’intermediario prima dell’ordine.

Si possono comprare oggi nuovi CTZ italiani?

Non li trattiamo come emissioni attuali: Banca d’Italia documenta la fine delle emissioni nel marzo 2021 e il rimborso integrale nel settembre 2022. Una pagina che li descrive senza contesto storico non è prova di disponibilità di un nuovo titolo.

I BTP Short Term sono CTZ con un altro nome?

No. Hanno sostituito i CTZ nella gestione delle emissioni, ma sono BTP ordinari con struttura cedolare. La continuità della funzione nel programma del Tesoro non rende identici i flussi. La singola emissione va letta nei suoi documenti.

Che cosa sono gli STRIPS?

Sono componenti separate del capitale e degli interessi di titoli idonei: ciascuna ha un pagamento e una scadenza propria. La descrizione TreasuryDirect riguarda il sistema statunitense. Disponibilità sul conto italiano, condizioni operative e fiscalità personale non si ricavano dalla sola definizione.

Posso perdere vendendo prima della scadenza?

Sì. Il prezzo di vendita può essere inferiore a quello di acquisto e le spese possono peggiorare il risultato. Rendimento a scadenza iniziale e rendimento effettivamente realizzato sono misure diverse. Il rimborso contrattuale non garantisce il prezzo di uscita anticipata.

Se aspetto la scadenza tutti i rischi scompaiono?

No. Restano credito, inflazione, eventuale cambio e condizioni del rimborso. Aspettare evita di trasformare ogni oscillazione in una vendita, ma non assicura pagamento o potere d’acquisto e non risolve un bisogno di liquidità che arrivi prima.

La tassazione è sempre del 12,5%?

No. Quella percentuale richiamata da Banca d’Italia riguarda titoli di Stato italiani e Stati nella white list nel contesto illustrato. Non è un’aliquota universale degli zero coupon. Emittente, strumento, regime, base imponibile e posizione fiscale devono essere verificati.

Questa guida contiene un calcolatore o una raccomandazione?

No. Contiene formule ed esempi originali controllati, non un servizio interattivo, un portafoglio modello o una raccomandazione di acquisto. I numeri illustrano ipotesi dichiarate e non garantiscono prezzi, liquidità o rendimenti ottenibili su strumenti reali.

Fonti e metodo

Fonti primarie consultate il 4 ottobre 2026. I documenti metodologici datati sono usati per definizioni e fatti storici, non come dati di mercato attuali. La parte finanziaria degli STRIPS non trasferisce al lettore obblighi fiscali statunitensi. La convenzione BOT è tratta da MEF e Banca d’Italia, non dall’esempio con base 365 del glossario zero coupon. Calcoli, scenari e tabelle sono elaborazioni originali BorsaMagazine; non attribuiamo alle fonti le nostre percentuali ipotetiche. I risultati sono calcolati prima dell’arrotondamento delle celle.

  1. Borsa Italiana — Obbligazione zero coupon. Definizione di assenza di cedole e struttura del rimborso; non usata per attestare CTZ attuali o la convenzione BOT.
  2. MEF, Dipartimento del Tesoro — Scheda BOT. Scadenza entro l’anno, rimborso, giorni effettivi/360, taglio minimo e particolarità del prelievo alla sottoscrizione.
  3. Banca d’Italia — Mercato finanziario, nota metodologica del 14 febbraio 2025. Cessazione e rimborso dei CTZ, BTP Short Term ordinari e convenzioni temporali.
  4. Banca d’Italia, L’economia per tutti — Titoli di Stato. Mercati, intermediari, costi e distinzione fiscale del contesto italiano.
  5. Banca d’Italia, L’economia per tutti — Obbligazioni. Flussi, credito, cambio, concentrazione e caratteristiche contrattuali.
  6. US Treasury, TreasuryDirect — STRIPS. Separazione dei flussi e gestione tramite intermediari; non fonte della fiscalità italiana.
  7. FINRA — Bond yield and return. Definizione del rendimento a scadenza, ipotesi di pagamento e differenza dal rendimento realizzato.
  8. FINRA — Interest rate changes and duration. Sensibilità e distinzione dal rischio complessivo.
  9. SEC — Investor Bulletin: Interest Rate Risk, giugno 2013. Relazione tra rendimenti, prezzo e vendita anticipata; materiale educativo, non previsione attuale.
  10. Borsa Italiana — Duration. Definizione di durata media finanziaria e identità della duration di Macaulay con la scadenza nel titolo a pagamento unico.

Richiedi informazioni per questo argomento

Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.