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Gap di prezzo in Borsa: apertura, calcolo, chiusura e rischi

Di Andrea Dicanto19 Ottobre 2026
Gap di prezzo in Borsa: apertura, calcolo, chiusura e rischi

Un gap di prezzo è una discontinuità nella serie di prezzi che stai osservando. Nel confronto più comune riguarda la distanza fra la chiusura di una seduta e l’apertura della successiva: il mercato riapre su un livello diverso, senza che il grafico della sola sessione ordinaria mostri il percorso intermedio. Non significa automaticamente che non sia avvenuto alcuno scambio su altre sedi o fuori da quella sessione.

Capire un gap serve anche a chi non fa trading intraday. Può spiegare perché un prezzo cambia prima che sia possibile intervenire, perché uno stop non produce il ricavo immaginato o perché il grafico sembra diverso dopo uno stacco di dividendo. Questa guida usa soltanto esempi ipotetici originali: non segnala azioni da comprare e non attribuisce probabilità certe al ritorno del prezzo.

Gap di apertura e vuoto fra due barre: non sono la stessa misura

Prima di calcolare, scrivi quale confronto vuoi fare. La variazione fra chiusura e apertura usa due prezzi. La separazione fra gli intervalli di due barre, invece, richiede massimi e minimi. Il primo fenomeno può esistere senza il secondo: un’apertura sopra la chiusura precedente può ancora trovarsi nell’intervallo che il titolo aveva già percorso ieri.

La documentazione StockCharts sui gap distingue aperture oltre il massimo o sotto il minimo precedenti dalle aperture che superano soltanto la chiusura. Per evitare equivoci, qui chiameremo il primo confronto «gap di apertura» e specificheremo separatamente se gli intervalli delle barre rimangono disgiunti. La terminologia può variare fra piattaforme: contano i dati e la regola dichiarata.

Immagina una seduta precedente con minimo 98 euro, massimo 103 e chiusura 100. Se domani il titolo apre a 102, l’apertura è superiore del 2% alla chiusura, ma si trova ancora dentro il vecchio intervallo. Se apre a 106, supera anche il vecchio massimo. Questo non prova ancora che tutta la nuova barra resterà separata: durante la seduta il prezzo potrebbe scendere sotto 103.

Per dire che due barre giornaliere complete hanno un vuoto rialzista fra i rispettivi intervalli, il minimo della nuova barra deve essere maggiore del massimo della precedente. Nel caso ribassista, il massimo della nuova barra deve essere inferiore al minimo della precedente. Quando le barre sono ancora in formazione, la descrizione è provvisoria: non usare un dato incompleto come se fosse già il risultato finale.

Come calcolare il gap percentuale senza cambiare denominatore

Indichiamo con C la chiusura precedente e con O l’apertura successiva. Per prezzi positivi e confrontabili, la variazione percentuale chiusura-apertura è:

Gap percentuale = (O − C) ÷ C × 100

Il denominatore è la chiusura precedente, non l’apertura. Con C = 100 e O = 106, la distanza è 6 euro e la variazione è +6%. Con O = 94, la distanza è −6 euro e la variazione è −6%. Il segno indica la direzione del confronto: non è una misura della probabilità che il movimento prosegua.

Non applicare questa formula senza adattamenti a serie con valori nulli, negativi o con basi differenti. E non confrontare una quotazione in dollari con una in euro come se fossero la stessa unità. Gli esempi di questa guida si riferiscono a un singolo titolo immaginario, nella stessa valuta, sulla stessa sede e con la medesima definizione di sessione.

Per confrontare strumenti con prezzi molto differenti, la percentuale è più leggibile della sola distanza in euro. Un salto di 2 euro su un prezzo precedente di 20 è il 10%; gli stessi 2 euro su 200 sono l’1%. Ciò non rende i due strumenti ugualmente rischiosi: quantità, spread, liquidità e caratteristiche del prodotto restano da valutare separatamente.

Su smartphone puoi scorrere la tabella lateralmente.

Seduta precedente: minimo 98, massimo 103, chiusura 100 euro; nuovi prezzi ipotetici
Nuova aperturaDistanza dalla chiusuraVariazioneRispetto al vecchio intervallo
102 €+2 €+2%Dentro 98–103
106 €+6 €+6%Oltre il vecchio massimo
99 €−1 €−1%Dentro 98–103
94 €−6 €−6%Sotto il vecchio minimo
100 €0 €0%Apertura uguale alla chiusura

La tabella descrive esclusivamente l’apertura. Non informa sui prezzi successivi e non dimostra un eseguito per chi avesse inviato un ordine. Non presenta neppure una classifica di opportunità: tutti i casi partono da numeri inventati per rendere riproducibile la differenza fra i confronti.

Che cosa significa chiudere un gap: definire prima il livello

«Il gap è stato chiuso» è una frase incompleta se non si specifica quale intervallo o prezzo si sta usando. Per una verifica basata sulla chiusura-apertura, un gap rialzista da 100 a 106 viene considerato colmato quando un prezzo successivo raggiunge o scende sotto 100, secondo la regola scelta. Il semplice ritorno a 103 non soddisfa quel criterio, anche se rientra nell’intervallo della seduta precedente.

In una lettura basata sul vuoto fra intervalli, tornare al precedente massimo di 103 può invece rappresentare il raggiungimento del bordo inferiore di quel vuoto. Non contraddice il primo calcolo: è una definizione differente. Registra quindi soglia, tipo di prezzo e orizzonte prima di contare i casi, invece di scegliere a posteriori il livello che rende il grafico più convincente.

Un riempimento parziale non è il ritorno completo

Nel caso ipotetico rialzista da C = 100 a O = 106, un successivo prezzo di 103 percorre 3 dei 6 euro del salto iniziale. Con questa convenzione, il riempimento è del 50%. Un prezzo di 101 percorre 5 euro su 6, ossia circa l’83,33%. Il raggiungimento di 100 completa il 100% del percorso definito; scendere ulteriormente è un movimento oltre la soglia, non la prova che la previsione iniziale fosse corretta in ogni sua parte.

Per un salto ribassista da 100 a 94, un ritorno a 97 percorre 3 dei 6 euro ed è un riempimento del 50%; un ritorno a 100 raggiunge il livello iniziale. Questi sono calcoli descrittivi. Non includono costi, margini o quantità e non consentono di dedurre il rendimento di un’operazione che sia stata davvero eseguita.

Il prezzo deve tornare necessariamente al punto di partenza?

No. Un grafico passato può mostrare ritorni e mancati ritorni, ma l’esistenza di un vuoto non impone al mercato di visitare di nuovo un livello. Non è corretto assegnare a ogni gap una scadenza di chiusura o una percentuale di successo senza uno studio documentato, su dati coerenti e con un criterio fissato in anticipo.

Esiste anche un problema di tempo: raggiungere una soglia dopo due ore, dopo tre anni o dopo un periodo nel quale il capitale non era più disponibile sono esiti diversi per una decisione concreta. Un conteggio che considera soltanto «prima o poi» può nascondere movimenti contrari intermedi, immobilizzo del capitale e costi sostenuti durante l’attesa.

Prima di usare un risultato statistico, chiedi quali strumenti include, quali esclude, come tratta le società non più quotate e se conta una semplice visita intraday o una chiusura di seduta. Una frequenza storica non è comunque una garanzia sul prossimo evento. Qui non viene proposta una strategia di acquisto o vendita basata sul riempimento dei gap.

Prezzo teorico d’asta, apertura ufficiale e quotazione nell’app

La definizione di prezzo di apertura di Borsa Italiana distingue il prezzo al quale vengono conclusi i contratti dal prezzo teorico che viene aggiornato durante la pre-asta. Un’indicazione prima dell’apertura non è quindi automaticamente il prezzo finale dei contratti.

Le spiegazioni di Borsa Italiana sulle aste descrivono la raccolta delle proposte e la conclusione dei contratti secondo le regole della fase. Per questa guida basta il principio: una nuova apertura nasce dalle proposte compatibili in quel momento, non dall’obbligo di proseguire dal livello della seduta precedente. Orari e parametri vanno verificati per la sede e lo strumento effettivi.

Se nell’app compare una variazione prima della sessione ordinaria, controlla il tipo di dato: ultimo scambio disponibile, proposta in acquisto, proposta in vendita, indicazione d’asta o dato ritardato. Non confrontare senza spiegazioni uno di questi valori con un prezzo ufficiale di chiusura. Un numero in evidenza non racconta da solo la fase di mercato né il volume che sarebbe disponibile a quel prezzo.

Che cosa cambia con pre-market, after-hours e altre sessioni

Un salto fra due sessioni ordinarie non dimostra che il prezzo sia rimasto fermo durante tutto l’intervallo. Possono esistere sessioni estese o scambi su altre sedi che la serie scelta non include. Per ricostruire il percorso, controlla quali operazioni confluiscono nelle barre e quale fuso orario definisce inizio e fine della giornata.

La informativa Morgan Stanley sulle sessioni estese segnala possibili differenze di liquidità, volatilità, spread e prezzi fra sistemi di negoziazione. È un documento sul mercato statunitense: non dimostra che ogni intermediario italiano offra quelle sessioni o che un particolare ordine sia disponibile. Serve a capire perché un prezzo fuori orario non può essere trasferito automaticamente alla nuova apertura.

Un’informazione societaria pubblicata a mercato ordinario chiuso può modificare le valutazioni dei partecipanti prima della seduta successiva. Ma la sola coincidenza temporale non basta ad attribuire il gap a quella notizia. Per raccontare un caso reale servono comunicato, orario, strumento e dati coerenti; qui non vengono assegnate cause a società specifiche.

Gap comuni, di rottura, di continuazione e di esaurimento: attenzione alle etichette

Nei materiali di analisi tecnica ricorrono le etichette common, breakaway, continuation o runaway ed exhaustion. Non sono quattro diversi tipi di ordine: descrivono interpretazioni del movimento nel contesto del grafico. StockCharts avverte che distinguere queste etichette richiede di osservare anche l’evoluzione successiva del prezzo.

La definizione di gap di Borsa Italiana evidenzia che il significato può essere diverso: il salto può accompagnare un’accelerazione oppure un esaurimento della tendenza. Non ne deriva un criterio infallibile per sapere quale evento si stia formando nell’istante dell’apertura.

Il controllo utile è distinguere descrizione e previsione. «Apertura del 6% sopra la chiusura» è un confronto misurabile sui dati dichiarati. «Questo è certamente l’inizio di un nuovo rialzo» è invece una conclusione che il numero, da solo, non giustifica. Non cambiare l’etichetta soltanto dopo aver visto l’esito, presentandola poi come un segnale riconoscibile in anticipo.

Perché uno stop non garantisce di uscire prima del gap

La documentazione Schwab su ordini e gap distingue attivazione ed esecuzione: un prezzo può oltrepassare la soglia dello stop e lasciare disponibili scambi a livelli differenti. Uno stop-limit introduce anche un limite, che può impedire la vendita se mancano controparti compatibili.

Gli esempi educativi di Investor.gov sugli ordini aiutano a separare prezzo limite, trigger e prezzo dell’ultimo scambio. Non vengono citati per trasferire in Italia regole statunitensi o garantire un’esecuzione: contano le condizioni dell’intermediario, la sede e lo strumento.

Un caso originale: 200 azioni acquistate a 50 euro

Supponiamo un acquisto di 200 azioni immaginarie a 50 euro, per 10.000 euro prima dei costi. Il giorno precedente il titolo chiude a 49. Nella sessione seguente apre a 43: il gap chiusura-apertura è (43 − 49) ÷ 49 × 100, circa −12,24%. La perdita rispetto all’acquisto non è la stessa percentuale, perché usa come base 50, non 49.

Era stato impostato uno stop a 47. Una vendita ideale di tutte le azioni a 47 avrebbe generato 9.400 euro e una perdita lorda di 600. Se invece, dopo l’attivazione, 120 azioni vengono eseguite a 43 e 80 a 42,80, il ricavo è 5.160 + 3.424 = 8.584 euro. Il prezzo medio è 42,92 e la perdita lorda è 1.416 euro, pari al 14,16% del capitale iniziale.

La differenza rispetto all’uscita ideale è 816 euro. Con una commissione ipotetica di vendita di 5 euro, il ricavo netto dell’uscita diventa 8.579 e la perdita del modello 1.421 euro. Il calcolo esclude costi di acquisto, imposte e altri oneri: non rappresenta il conto di una persona reale né un prezzo che un broker abbia offerto.

Con uno stop a 47 e un limite di vendita a 46, un’offerta in acquisto a 43 non soddisfa il limite. Ciò non prova che l’ordine verrà eseguito quando il grafico toccherà 46: servono quantità e controparti compatibili, oltre alle regole dell’ordine. Il limite cambia il rischio di prezzo accettato, ma non elimina il rischio di restare nella posizione.

Su mobile scorri lateralmente per confrontare gli esiti.

200 azioni immaginarie acquistate a 50 euro; ipotesi didattiche, non quotazioni
CasoRicavoPerdita rispetto a 10.000 €Limite del confronto
Uscita ideale a 479.400 € lordi600 €Non un prezzo garantito dallo stop
120 a 43 e 80 a 42,808.584 € lordi1.416 €Prezzo medio ponderato 42,92
Stessi eseguiti, costo uscita 5 €8.579 € netti della sola commissione1.421 €Altri costi e fiscalità esclusi
Stop 47, limite 46; offerta 43Nessun eseguito contro quell’offertaNon determinata da una venditaLa posizione rimane esposta

Per approfondire istruzioni, quantità residue e conferme degli eseguiti, leggi la guida agli ordini market, limit e stop. Qui il punto è l’effetto del salto di prezzo, non proporre uno stop o una leva adatti a tutti.

Dividendi e frazionamenti: non confondere la rettifica con una perdita

Il grafico va letto insieme alle operazioni sul titolo. La pagina Investor.gov sulle date dei dividendi ricorda che il prezzo può diminuire in corrispondenza dello stacco. Non significa che diminuisca sempre dell’importo esatto, né che il prezzo e il patrimonio del possessore siano la stessa misura.

In un modello ipotetico, un’azione vale 50 euro prima dello stacco e 48 subito dopo, con un dividendo lordo di 2 attribuito a chi ne ha diritto. Il confronto fra soli prezzi è −4%; considerando anche il provento lordo, 48 + 2 = 50. È un caso semplificato a variazione economica lorda nulla, non una previsione: tasse, costi, tempi d’incasso e movimenti di mercato possono cambiare il risultato.

Anche uno stock split, secondo la definizione SEC, modifica il numero di azioni senza diluire, per il solo frazionamento, la quota del possessore. Nel modello due-per-uno, 100 azioni a 50 diventano 200 a 25: 5.000 euro prima e 5.000 dopo. Leggere soltanto 50 → 25 come un crollo del 50% ignorerebbe il raddoppio della quantità.

Puoi scorrere la tabella lateralmente sugli schermi piccoli.

Esempi puramente illustrativi; costi, imposte e altri movimenti esclusi
OperazionePrimaDopoMisura coerente
Dividendo lordo 2 €1 azione a 501 azione a 48 e provento 248 + 2 = 50, non il solo prezzo
Split 2 per 1100 azioni a 50200 azioni a 25100 × 50 = 200 × 25 = 5.000

Prima di misurare un vuoto, verifica se i dati sono rettificati per dividendi o frazionamenti. Le piattaforme possono avere impostazioni differenti: non mescolare una chiusura rettificata con un’apertura non rettificata. Per un caso reale servono documenti della società e metodo del fornitore dei dati, non il solo disegno delle candele.

Se il problema è misurare la discesa del patrimonio da un massimo precedente, il confronto non coincide con il solo gap di apertura: serve una serie coerente del valore del portafoglio. La guida al drawdown e al calcolo delle perdite approfondisce questa distinzione.

Dati mancanti, spread e timeframe: tre equivoci da evitare

Un intervallo senza barre può dipendere dalla sessione esclusa, dall’assenza di scambi nella serie o da un problema di acquisizione dei dati. Sono situazioni diverse. Controlla timestamps, stato del mercato, eventuali sospensioni e una fonte coerente prima di chiamare «gap» ogni spazio bianco. Il grafico, da solo, non documenta un guasto o una sospensione ufficiale.

Lo spread è invece la distanza fra proposte in acquisto e in vendita nello stesso momento. Un gap confronta prezzi fra periodi o barre diversi. Possono presentarsi insieme, ma non sono sinonimi: nell’analisi dell’ordine servono sia il percorso del prezzo sia le condizioni disponibili per lo scambio.

Il timeframe cambia ciò che si vede. Una barra giornaliera può nascondere movimenti intraday; una serie che include le sessioni estese può mostrare passaggi assenti nella serie ordinaria. Il cambio di visualizzazione non cambia retroattivamente gli eseguiti: cambia l’aggregazione dei dati. La guida all’analisi tecnica e alla lettura dei grafici aiuta a leggere apertura, massimo, minimo e chiusura senza trasformare una figura in una promessa.

Un registro semplice per valutare un gap senza scegliere gli esiti favorevoli

Annota identificativo dello strumento, sede, valuta, sessione, fuso orario, rettifiche e fonte. Poi registra chiusura precedente, massimo e minimo precedenti, nuova apertura e massimo/minimo della nuova barra soltanto quando il periodo è completo. Conserva la data alla quale avevi effettivamente quelle informazioni.

Per osservare un eventuale riempimento, aggiungi la soglia definita prima del test, il periodo massimo di osservazione e la regola di raggiungimento: singolo scambio, minimo/massimo o chiusura di barra. Non sono criteri equivalenti. Distingui un risultato tuttora non osservabile da un mancato ritorno entro l’orizzonte stabilito.

Se studi dati storici, includi anche gli eventi che non hanno raggiunto la soglia e spiega come tratti strumenti cessati, dati incompleti e operazioni societarie. Una selezione dei soli grafici che tornano al livello iniziale non misura la frequenza del fenomeno. Anche un archivio corretto non trasforma una frequenza storica in certezza futura.

Infine separa il prezzo osservato dall’eseguito simulato. Un test che compra esattamente al minimo della candela o vende esattamente al massimo può usare informazioni non disponibili al momento della decisione. Vanno esplicitati costi, spread, ordini non eseguiti e condizioni del modello. Questa guida non presenta un backtest, un rendimento storico o una strategia validata.

Domande frequenti sui gap di prezzo

Che cosa significa gap up?

Indica un salto verso l’alto nel confronto dichiarato. Per l’apertura, confronti il nuovo prezzo con la chiusura precedente; per un vuoto fra barre complete, confronti anche i rispettivi massimi e minimi. Scrivi sempre quale definizione utilizzi.

Che cosa significa gap down?

Indica il caso ribassista. Un’apertura sotto la chiusura può ancora essere nel vecchio intervallo. Se vuoi misurare un vuoto fra barre intere, occorre verificare la separazione fra il nuovo massimo e il vecchio minimo.

Un gap deve chiudersi?

No. L’esistenza del salto non impone il ritorno a un prezzo precedente. Senza dati, criteri e orizzonte dichiarati non attribuire probabilità o scadenze. Un risultato storico non garantisce il caso successivo.

Quando un gap è riempito al 50%?

Con la convenzione della guida, quando il prezzo percorre metà della distanza fra apertura e chiusura precedente nella direzione del ritorno. Per 100 → 106, arrivare a 103 copre 3 dei 6 euro. Altre definizioni richiedono soglie diverse.

Si può avere un gap con una candela che poi torna indietro?

Sì, se descrivi il salto dell’apertura. La barra può successivamente sovrapporsi all’intervallo precedente. Per definire un vuoto fra barre complete, attendi la conclusione dei periodi e verifica massimi e minimi.

Il prezzo teorico d’asta è già il prezzo di apertura?

No. È un’indicazione che può essere aggiornata nella fase pertinente. Il prezzo di apertura riguarda i contratti conclusi secondo le regole della sede. Non usare un dato provvisorio come eseguito definitivo.

Uno stop limita sempre la perdita alla percentuale scelta?

No. L’attivazione non blocca il prezzo di esecuzione. Un salto può lasciare scambi disponibili a livelli differenti. Occorre leggere condizioni dell’ordine e conferme dell’intermediario: lo stop non è una garanzia di capitale.

Uno stop-limit risolve il problema del gap?

Introduce un vincolo di prezzo, ma può restare ineseguito se non trova controparti compatibili. Non elimina il rischio di mantenere la posizione durante ulteriori movimenti sfavorevoli. Trigger e limite sono condizioni diverse.

Il dividendo può creare un salto nel grafico?

Può accompagnarsi a una diminuzione del prezzo. Nel valutare il possessore considera anche il provento e le condizioni reali, senza assumere una compensazione esatta o gratuita. Verifica le rettifiche dei dati.

Un frazionamento due-per-uno dimezza il mio patrimonio?

Non per il solo frazionamento: nel modello raddoppia la quantità e si dimezza il prezzo unitario. Devi confrontare valori e quantità coerenti. Movimenti di mercato, costi e altre operazioni sono elementi separati.

Un gap nel grafico dimostra che non ci sono stati scambi altrove?

No. La serie può escludere sessioni estese o sedi differenti, e può avere dati mancanti. Prima di una conclusione verifica il perimetro del grafico, gli orari e la fonte.

La guida indica azioni su cui fare gap trading?

No. Spiega misure, documenti e rischi con esempi originali. Non contiene una lista di titoli, segnali d’ingresso, rendimenti attesi o percentuali di successo di una strategia.

Fonti e nota metodologica

Guida verificata il 14 ottobre 2026 su documentazione primaria e materiali educativi pubblicati dalle rispettive organizzazioni. Le letture riguardano i passaggi pertinenti, non una revisione integrale delle regole di ogni mercato. I materiali statunitensi servono a spiegare meccanismi e rischi, non a descrivere norme o servizi automaticamente disponibili in Italia. Gli esempi sono originali, ipotetici, semplificati e non impiegano prezzi correnti. Non sono backtest o istruzioni operative.

L’immagine è un’illustrazione concettuale originale generata con IA, non un grafico di mercato. Il contenuto è informativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata.

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.