Imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti da rinnovo contrattuale, non sull’intero stipendio. Il Governo annuncia la conferma dell’agevolazione per il 2027; l’articolo 6 del Ddl Bilancio ne specifica destinatari, decorrenze e confini.
Proposta, non legge approvata. Il Ddl Bilancio 2027 deve ancora essere approvato dal Parlamento e può essere modificato durante l’esame. Le misure descritte non sono, per questo solo annuncio, già in vigore.
Consulta o scarica il testo integrale della proposta (PDF, 175 pagine, circa 14 MB). Copia del documento pubblicato da Edilportale, conservata senza modifiche.
Il vantaggio proposto riguarda determinati lavoratori del settore privato e determinate componenti retributive. Prima di tradurlo in un aumento netto personale occorre distinguere ciò che rientra nel beneficio da ciò che continuerebbe a seguire altre regole. Il testo deve ancora completare l’iter parlamentare.
La soglia guarda al reddito del 2026
La proposta limita l’imposta sostitutiva ai dipendenti privati con reddito di lavoro dipendente nel 2026 non superiore a 33.000 euro. Il riferimento è quindi al reddito dell’anno indicato dalla norma, non a una generica dichiarazione di avere una retribuzione mensile bassa.
Il 5% sostituirebbe IRPEF e addizionali regionali e comunali sulla componente ammessa. Il testo non dice che il medesimo trattamento assorba ogni altra voce o contributo presente in busta paga.
Quali rinnovi e quali aumenti
La disposizione riguarda gli incrementi corrisposti nel 2027, con decorrenza fissata nel 2025, 2026 o 2027, derivanti da rinnovi sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2027. Data del rinnovo, decorrenza dell’aumento e momento del pagamento sono tre elementi distinti.
Se nel 2027 venisse sottoscritto un nuovo rinnovo, la proposta prevede un’applicazione pro quota riferita ai mesi dei due contratti, escludendo il cumulo delle quote annuali per il medesimo periodo d’imposta. Il testo separa inoltre gli arretrati riferibili ad anni precedenti, che restano fuori da questo trattamento e seguono la tassazione separata richiamata.
Un esempio sulla sola componente fiscale
Su 1.000 euro interamente ammessi alla sostitutiva, il 5% corrisponderebbe aritmeticamente a 50 euro. È un esempio sulla base imponibile assunta nell’esercizio: non significa che 1.000 euro di aumento contrattuale lordo produrrebbero sempre 950 euro netti.
Per conoscere il netto occorrono anche le altre componenti del cedolino e il trattamento contributivo. Per stimare un risparmio rispetto alla tassazione ordinaria servono poi aliquote, detrazioni e situazione del lavoratore: il solo dato del 5% non basta.
Applicazione e possibile rinuncia
Il Ddl prevede l’applicazione salvo espressa rinuncia scritta del lavoratore. La possibilità di rinunciare invita a verificare il risultato fiscale complessivo, soprattutto quando una percentuale apparentemente più bassa non esaurisce il confronto con il regime ordinario.
La misura non va confusa con l’imposta all’1% proposta per gli incrementi di reddito dei giovani. Destinatari, base di calcolo e incompatibilità sono diversi. La verifica definitiva spetterà al testo approvato e alla sua applicazione sul rapporto di lavoro.
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