Nel 2023 le donne in Italia hanno dedicato in media 4 ore e 21 minuti al giorno al lavoro familiare non retribuito; gli uomini 1 ora e 54 minuti. Il divario, pari a 2 ore e 27 minuti quotidiani, si è ridotto dalle 3 ore e 22 minuti del 2003, ma rimane ampio. I dati provengono dal rapporto Istat pubblicato il 25 settembre 2026 sui tempi di lavoro e le disuguaglianze di genere.
Il periodo osservato termina nel 2023: non è corretto presentare le ore come una misurazione dei comportamenti del 2026. La notizia è la pubblicazione della nuova analisi, che mette in prospettiva vent’anni di cambiamento.
Il carico resta diseguale anche quando entrambi lavorano
Secondo Istat, nelle coppie in cui entrambi i partner hanno un’occupazione le donne svolgono ancora il 68,9% del lavoro familiare complessivo. Fra gli occupati in coppia di 25-64 anni, dedicano 2 ore e 22 minuti al giorno in più degli uomini a lavori domestici e cura. La differenza cresce in presenza di figli e nel Mezzogiorno.
Il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare è diminuito di 37 minuti quotidiani rispetto al 2003. Fra le occupate è invece cresciuto il tempo di lavoro retribuito, di un’ora e 33 minuti alla settimana. Il riequilibrio non deriva quindi soltanto da una maggiore partecipazione maschile ai compiti domestici; contano anche la riduzione del tempo femminile disponibile e i cambiamenti tecnologici.
Perché è un tema economico
Il lavoro non retribuito sostiene famiglie e sistema produttivo, ma non compare come salario nel reddito individuale. Un carico elevato di cura può condizionare ore lavorate, progressione di carriera, reddito e contributi previdenziali. Sono possibili canali economici, non una misura del costo monetario ricavabile automaticamente dalle ore del rapporto.
Per le aziende, orari, congedi e servizi di cura incidono sulla disponibilità di personale qualificato. Per la politica economica, il dato aiuta a capire perché la sola crescita dell’occupazione non risolva ogni disparità. L’Istat segnala che, nel confronto europeo analizzato, l’Italia presenta il divario più ampio sia nel lavoro familiare non retribuito sia nel lavoro retribuito.
Come leggere il cambiamento
La riduzione del divario da 3 ore e 22 a 2 ore e 27 minuti è un progresso significativo; resta però un rapporto superiore a due a uno nel tempo medio di lavoro familiare. Per valutare le politiche future serviranno dati aggiornati, distinguendo età, presenza di figli, occupazione e territorio. Un unico valore medio nazionale non racconta tutte le famiglie.
Il tempo disponibile rappresenta una risorsa economica concreta: i dati Istat suggeriscono di leggere insieme lavoro retribuito, cura e accesso ai servizi, evitando di ridurre il divario a una sola scelta individuale.
Fonti
Le misure si riferiscono al 2023 e alle popolazioni statistiche precisate da Istat.