Un lavoratore britannico su sei paga personalmente almeno uno strumento di intelligenza artificiale per utilizzarlo sul lavoro, per una spesa complessiva stimata vicina a un miliardo di sterline l’anno. È uno dei risultati della prima GenAI Workforce Survey di Deloitte, realizzata da Ipsos su un campione di 25.000 lavoratori nel Regno Unito.
Due terzi degli intervistati dichiarano di aver provato strumenti come ChatGPT, Claude, Gemini o Copilot e quasi un quarto li usa quotidianamente. Il 17% paga almeno un servizio con denaro proprio. Il 31% utilizza AI generativa senza che il datore di lavoro ne sia a conoscenza, fenomeno definito “shadow AI”.
Perché i dipendenti anticipano le aziende
Gli strumenti consumer sono semplici da attivare, mentre un’implementazione aziendale richiede acquisti, sicurezza, formazione e regole. I dipendenti cercano un vantaggio immediato: nella ricerca gli usi più frequenti sono ricerca di informazioni, stesura di email e sintesi di documenti.
Gli intervistati stimano un risparmio medio di circa 70 minuti alla settimana. È un dato dichiarato, non una misurazione sperimentale della produttività, e non dimostra automaticamente un miglioramento della qualità o dei risultati economici.
Il costo invisibile per lavoratori e imprese
Quando il dipendente paga un abbonamento, l’azienda beneficia potenzialmente dello strumento senza sostenerne direttamente il costo. Ma perde anche controllo su account, conservazione dei dati, versioni utilizzate e condizioni contrattuali. Informazioni riservate possono finire in servizi non approvati.
Il tema va oltre il software: riguarda proprietà dei risultati, responsabilità per gli errori, protezione dei clienti e parità di accesso. Chi può permettersi gli strumenti più avanzati potrebbe ottenere un vantaggio rispetto ai colleghi.
Vietare tutto non risolve il problema
Un divieto privo di alternative può spingere l’uso fuori dai canali controllati. Una strategia più solida identifica attività consentite, dati che non possono essere caricati, strumenti approvati e verifiche umane obbligatorie. L’azienda deve inoltre misurare se il tempo risparmiato produce davvero più valore.
L’impatto dell’AI sul lavoro non riguarda soltanto i licenziamenti e la trasformazione dell’occupazione tecnologica. Riguarda anche chi sostiene il costo degli strumenti e come viene distribuito il guadagno di produttività.
L’opportunità per il mercato del software
La spesa personale segnala domanda reale. Per i fornitori rappresenta una via di ingresso dal basso nelle organizzazioni; per i software aziendali è un incentivo a offrire sicurezza, amministrazione centralizzata e integrazioni. Il rischio è che molti abbonamenti individuali non si trasformino in contratti corporate se il ritorno non viene dimostrato.
Il fenomeno shadow AI è dunque contemporaneamente un segnale di adozione e un problema di governance. Le imprese che riusciranno a trasformarlo in uso autorizzato potranno misurare meglio costi, benefici e rischi.
Fonti
- Reuters/Euronext, risultati della GenAI Workforce Survey di Deloitte, 16 settembre 2026.
- Deloitte UK, ricerche sull’adozione dell’AI generativa.
Le percentuali derivano da un’indagine campionaria e descrivono le risposte degli intervistati.
