Il Giappone ha registrato ad agosto 2026 un deficit commerciale provvisorio di 1.105,6 miliardi di yen. Le esportazioni sono salite del 19,3% rispetto a un anno prima, raggiungendo 10.048,4 miliardi di yen, mentre le importazioni sono aumentate del 28% a 11.154 miliardi. Il disavanzo è quasi quattro volte quello di agosto 2025.
I dati sono stati pubblicati dal Ministero delle Finanze giapponese e sono ancora provvisori. Valori nominali così elevati possono riflettere quantità, prezzi e cambio: per comprendere la forza reale del commercio non basta osservare la percentuale in yen.
Le importazioni crescono più delle esportazioni
Il divario tra +28% e +19,3% spiega l’allargamento del deficit. Energia e materie prime hanno un peso importante per un’economia che dipende dalle forniture estere. Quando i prezzi internazionali salgono o lo yen si indebolisce, la stessa quantità importata può costare di più in valuta nazionale.
Gli indici contenuti nel rapporto mostrano infatti che, per il commercio mondiale, il valore unitario delle importazioni è cresciuto molto più dei volumi. È un segnale coerente con una componente di prezzo significativa.
Il commercio con Stati Uniti, Cina ed Europa
Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 24,9% e le importazioni dagli USA del 55,2%, lasciando comunque al Giappone un avanzo bilaterale di circa 70,4 miliardi di yen. Con la Cina le esportazioni sono salite del 20,6% e le importazioni del 22,5%, con un deficit di circa 551,6 miliardi.
Verso l’Unione europea le esportazioni sono aumentate dell’11% e le importazioni del 20,4%, producendo un deficit vicino a 230,5 miliardi. Questi dati non misurano da soli la competitività: incidono composizione merceologica, prezzi e catene internazionali.
Che cosa significa per yen e Bank of Japan
Un deficit implica che nel mese il valore delle merci acquistate all’estero ha superato quello delle vendite, ma non determina automaticamente il cambio. Lo yen dipende anche dai flussi finanziari, dai rendimenti e dalle aspettative sulla Bank of Japan.
Importazioni più costose possono alimentare l’inflazione interna, rendendo più complessa la politica monetaria. Allo stesso tempo, una stretta eccessiva può frenare domanda e investimenti. La lettura va inserita nel quadro più ampio della curva dei rendimenti e delle aspettative sui tassi.
Che cosa osservare nei prossimi mesi
Saranno decisivi prezzi dell’energia, cambio, esportazioni di auto e macchinari e domanda asiatica. La pubblicazione dettagliata e le successive revisioni permetteranno di separare meglio l’effetto dei volumi da quello dei prezzi.
Il dato di agosto mostra scambi in forte aumento nominale, ma con importazioni più dinamiche e un deficit ampio. Non è, da solo, una prova di recessione né di perdita strutturale di competitività.
Fonti
- Ministry of Finance Japan, Trade Statistics August 2026, provisional.
- Japan Customs, archivio ufficiale delle statistiche commerciali.
I dati sono provvisori e possono essere revisionati.