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Consumi italiani: si spende di più, ma si compra meno

Di Andrea Dicanto5 Novembre 2026
Consumi italiani: si spende di più, ma si compra meno

Gli italiani spendono di più nei negozi rispetto a un anno prima, ma i volumi acquistati non crescono. A settembre 2026 le vendite al dettaglio aumentano dell’1,6% in valore e diminuiscono dello 0,1% in volume su base annua. È il contrasto principale del comunicato Istat pubblicato il 5 novembre.

Il confronto con agosto è più stabile: il valore sale dello 0,1%, mentre i volumi restano invariati. Il dato mensile e quello annuo rispondono a domande diverse: il primo misura il movimento recente; il secondo confronta il commercio con lo stesso mese del 2025.

Il fatturato può salire senza una ripresa degli acquisti

Il valore delle vendite incorpora prezzi e quantità. La misura in volume serve a leggere la dinamica depurata dall’effetto dei prezzi. Per questo un aumento degli incassi aggregati non dimostra, da solo, che i clienti portino a casa una quantità maggiore di beni.

La distanza fra +1,6% in valore e −0,1% in volume è coerente con una spesa nominale sostenuta dai prezzi più che dalle quantità. Non va però trasformata nel tasso d’inflazione di ogni famiglia: composizione degli acquisti e copertura dell’indagine sono diverse da quelle del paniere dei prezzi al consumo.

Il trimestre resta debole

Nel terzo trimestre, rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite diminuiscono dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume. L’osservazione su tre mesi aiuta a contenere il rumore del singolo dato mensile: il lieve aumento degli incassi di settembre non cancella la debolezza dell’intero periodo.

Da gennaio a settembre, nel confronto con lo stesso arco del 2025, il valore aumenta dell’1,9% e il volume dello 0,4%. Anche qui la crescita delle quantità è più contenuta di quella monetaria. Non è una contraddizione con il calo trimestrale: cambiano il periodo e la base del confronto.

Il commercio online corre più del totale

L’e-commerce registra un aumento annuo dell’8,5% in valore e del 7,1% in volume. È un risultato più dinamico rispetto al complesso del commercio al dettaglio e offre un angolo concreto per leggere le scelte dei consumatori.

La crescita di un canale non coincide tuttavia con l’aumento dell’intero mercato. Può riflettere sia acquisti aggiuntivi sia spostamenti da altri canali. Per una società della distribuzione conta capire dove avvengano le vendite e quali costi comportino consegne, resi, piattaforme e promozioni.

Cosa osservare per negozi e famiglie

Nel comparto alimentare, rispetto ad agosto, il valore resta invariato e il volume diminuisce dello 0,3%. È un esempio del motivo per cui incassi e quantità devono essere letti insieme, senza estendere automaticamente il risultato a ogni prodotto o insegna.

Per il commercio, il punto da seguire è la capacità di recuperare quantità senza sacrificare i margini. Per le famiglie, il quadro conferma che l’aumento della spesa monetaria non equivale necessariamente a un miglioramento del potere d’acquisto. L’indagine riguarda le vendite al dettaglio di beni: non descrive da sola tutti i consumi, inclusi i servizi.

Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Scena simbolica, non una fotografia degli eventi o di prodotti ufficiali.

Fonti

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.