Ørsted produce più energia e migliora il margine operativo, ma l’utile consolidato dei nove mesi 2026 scende del 61% a 2,58 miliardi di corone danesi. La relazione pubblicata il 5 novembre registra circa 6 miliardi di svalutazioni su progetti statunitensi, legate all’aumento dei tassi di interesse americani a lunga scadenza.
È il dato che completa il+19% dell’EBITDA esclusi nuovi accordi di partnership e penali di cancellazione. L’attività industriale cresce, mentre il risultato finale risente del valore contabile dei progetti e delle altre componenti di bilancio.
Produzione e margini migliorano
Gli impianti offshore e onshore generano 27,7 TWh nei nove mesi, il 13% in più di un anno prima. Il gruppo attribuisce il progresso soprattutto a venti più favorevoli e al contributo crescente di nuovi impianti.
L’EBITDA esclusi nuovi accordi di partnership e penali di cancellazione sale da 16,97 a 20,24 miliardi di corone danesi, +19%. L’EBITDA complessivo è invece 20,228 miliardi e cresce del 9%. Le due percentuali differiscono perché il confronto 2025 comprendeva componenti che il primo indicatore esclude.
I ricavi raggiungono 69,451 miliardi, +39%. Oltre alla produzione e ai prezzi, incidono anche le attività legate agli accordi di costruzione. La crescita del fatturato non va quindi letta come un aumento equivalente della sola elettricità venduta.
Perché i tassi USA pesano sui progetti
Le svalutazioni dei nove mesi ammontano a 5,979 miliardi di corone danesi, contro 1,505 miliardi nel periodo precedente. La società le collega all’aumento dei tassi a lunga scadenza negli Stati Uniti e precisa che i progetti interessati proseguono secondo piano e budget.
Il meccanismo è finanziario: un progetto viene valutato anche attraverso il valore attuale dei flussi di cassa futuri. Se aumenta il tasso utilizzato per riportarli a oggi, quel valore può diminuire pur senza una corrispondente riduzione dei flussi nominali previsti. La svalutazione non equivale dunque a una nuova uscita monetaria dello stesso importo.
Resta un costo economico rilevante. Il risultato operativo EBIT scende del 30% a 6,784 miliardi. L’utile consolidato passa da 6,536 a 2,58 miliardi e risente anche di un carico fiscale maggiore. Il dato dell’utile comprende tutte le quote del consolidato e non coincide con il solo risultato attribuibile agli azionisti della capogruppo.
Meno investimenti nel 2026, ma per effetto dei tempi
Ørsted riduce la previsione degli investimenti lordi annuali da 50–55 a 45–50 miliardi di corone danesi. La relazione spiega che il cambiamento riguarda la tempistica di alcuni pagamenti nei progetti offshore.
Non viene annunciata una riduzione del costo totale dei progetti. Spostare un pagamento da un esercizio all’altro può alleggerire l’esborso dell’anno corrente, ma lascia un impegno finanziario da sostenere successivamente. È una distinzione essenziale per valutare la cassa.
La guidance resta, il rischio di esecuzione anche
Il gruppo mantiene l’obiettivo di EBITDA 2026 superiore a 28 miliardi di corone, escludendo nuovi accordi di partnership e penali. La previsione assume venti normali nella parte restante dell’anno ed è soggetta alle incertezze indicate nella relazione.
L’entrata in esercizio di Borkum Riffgrund 3 in agosto e di Revolution Wind in ottobre sostiene il quadro industriale; sono traguardi già avvenuti, non inaugurazioni di oggi. Per leggere il seguito occorrerà verificare insieme produzione, ritorni sugli investimenti e costo del capitale: più energia generata non protegge automaticamente il bilancio dagli effetti dei tassi.
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