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Inflazione più persistente: i previsori del sondaggio BCE alzano le stime

Di Andrea Dicanto1 Novembre 2026
Inflazione più persistente: i previsori del sondaggio BCE alzano le stime

L’inflazione dell’area euro potrebbe scendere più lentamente di quanto atteso in precedenza. È il quadro delineato dai previsori che partecipano alla Survey of Professional Forecasters della BCE, pubblicata il 30 ottobre 2026. Le loro stime medie indicano un’inflazione del 3% nel 2026 e del 2,6% nel 2027, riviste al rialzo rispettivamente di 0,3 e 0,4 punti percentuali.

La qualifica è essenziale: sono le aspettative dei partecipanti al sondaggio. Il documento non rappresenta nuove proiezioni dello staff BCE né una decisione sui tassi d’interesse.

L’energia pesa sulle revisioni del 2026 e 2027

Secondo il rapporto, le revisioni riflettono soprattutto prezzi delle materie prime energetiche più elevati e persistenti, insieme ai loro effetti indiretti su altri beni e servizi. Per il 2028 e per l’orizzonte di lungo periodo l’aspettativa generale resta al 2%.

Per l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, i previsori mantengono il 2,4% per il 2026 e alzano al 2,5% la stima per il 2027, di 0,2 punti. L’aumento delle attese non riguarda dunque soltanto la componente energetica più immediata.

Cresce anche la previsione sul PIL

Le attese di crescita reale del PIL salgono all’1% per il 2026, con una revisione di 0,4 punti. Per il 2027 e 2028 la crescita attesa è dell’1,3%. Il rapporto attribuisce soprattutto ai dati recenti migliori del previsto il rafforzamento del quadro di breve termine.

Resta una lettura dei rischi asimmetrica: i partecipanti vedono rischi prevalentemente al rialzo per l’inflazione nel 2026-2028 e soprattutto al ribasso per la crescita. Questa valutazione descrive l’incertezza intorno alle previsioni, non un esito già verificatosi.

Le risposte precedono la riunione monetaria di fine ottobre

L’indagine ha raccolto 52 risposte fra il 2 e il 7 ottobre. È quindi precedente alla decisione BCE del 29 ottobre sui tassi. La pubblicazione a fine mese non trasforma le risposte in un giudizio successivo a quella riunione.

Anche il periodo statistico va rispettato: il 3% indicato per il 2026 è un’aspettativa sull’anno e non il dato d’inflazione di un singolo mese. Per confrontarlo con una lettura mensile occorre considerare la diversa misura temporale.

Che cosa osservare nelle prossime rilevazioni

Il sondaggio offre un riferimento per seguire persistenza dei rincari energetici, trasmissione agli altri prezzi e tenuta della crescita. Le aspettative di lungo periodo restano al 2%, mentre le revisioni si concentrano sugli anni più vicini.

Per chi segue obbligazioni, credito e costo della vita, il passo utile è confrontare queste attese con i successivi dati effettivi e con le comunicazioni della banca centrale. Dal sondaggio non si ricava un percorso garantito dei tassi o dei rendimenti.

Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Scena simbolica, non una fotografia degli eventi o di prodotti ufficiali.

Fonti

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.