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Prezzo tel quel, corso secco e rateo: il costo di un’obbligazione

Di Andrea Dicanto9 Ottobre 2026
Prezzo tel quel, corso secco e rateo: il costo di un’obbligazione

Il prezzo tel quel di un’obbligazione ordinaria comprende il corso secco e il rateo degli interessi maturati. Per questo il prezzo esposto in una quotazione a corso secco non basta a sapere quanto denaro servirà per acquistare il titolo. Anche dopo avere aggiunto il rateo, però, occorre distinguere il valore finanziario lordo dall’addebito effettivo, che può comprendere commissioni e voci fiscali.

La confusione nasce spesso da tre numeri messi a confronto come se fossero la stessa cosa: quotazione per 100 di nominale, controvalore in euro e saldo finale dell’operazione. Sono collegati, ma hanno unità e componenti diverse. Un rateo non è una commissione, una cedola non è il rendimento totale e un incremento del tel quel non è necessariamente un guadagno aggiuntivo.

Questa guida ricostruisce il metodo con otto esempi originali verificati, formule per prezzi e nominale, tre tabelle e dodici risposte ai dubbi frequenti. Gli esempi sono ipotetici: non sono quotazioni, offerte disponibili o dati di mercato attuali. I conteggi lordi, le convenzioni temporali e gli eventuali scenari netti sono sempre dichiarati; non viene proposto un calcolatore interattivo né un consiglio personalizzato di acquisto.

Corso secco, rateo e tel quel: che cosa rappresentano

Il corso secco, chiamato anche clean price, esclude la componente di interessi maturata durante il periodo cedolare. Il rateo è quella componente, calcolata fino alla data pertinente di regolamento secondo le regole applicabili. Il tel quel, o dirty price nel linguaggio internazionale, incorpora il rateo. I glossari di Borsa Italiana descrivono queste distinzioni. Fonti 1, 2 e 3.

Per un’obbligazione ordinaria a cedola nota, indicando entrambi i prezzi e il rateo nella stessa unità e sullo stesso piano lordo, la relazione è:

Prezzo tel quel lordo per 100 = corso secco per 100 + rateo lordo per 100

La relazione inversa è corso secco = tel quel − rateo. Non si deve sommare al prezzo per 100 un rateo già espresso in euro per l’intera quantità acquistata: sarebbe un errore di unità. Né bisogna confrontare un prezzo lordo con un rateo netto senza segnalare il cambio di base.

Il corso secco non è il valore nominale del titolo e non è necessariamente 100. Può essere inferiore o superiore a 100 perché rappresenta una valutazione di mercato. L’espressione “secco” significa che una componente viene tenuta separata, non che quel prezzo sia privo di rischio, tasse o oscillazioni.

Queste definizioni non autorizzano a trattare ogni obbligazione con la stessa procedura. Va controllata la modalità di quotazione della singola emissione: se il prezzo già incorpora gli interessi, aggiungerli nuovamente produce un doppio conteggio. Le sezioni successive riguardano inizialmente un titolo ordinario a tasso fisso e con cedole regolari, non qualsiasi prodotto strutturato.

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Dal prezzo quotato all’esborso: componenti da tenere separate
VoceChe cosa comprendeUnità da verificareErrore da evitare
Corso seccoPrezzo senza rateo cedolareSpesso per 100 di nominaleScambiarlo per il nominale o per l’addebito finale
Rateo lordoInteressi maturati del periodoPer 100 oppure per la quantità totaleSommare euro e prezzi percentuali
Tel quel lordoCorso secco e rateo lordo coerentiPer 100 o relativo controvaloreAggiungere una seconda volta il rateo già incluso
CommissioniServizio dell’intermediarioEuro o percentuale con base dichiarataChiamarle rateo o ignorarle nel rendimento
Esborso effettivoImporti addebitati secondo condizioni e fiscalità applicabiliValuta del conto e date dei flussiConsiderarlo sempre uguale al solo tel quel lordo

Perché l’acquirente riconosce il rateo al venditore

Un’obbligazione può essere venduta fra due date cedolari. Il venditore l’ha posseduta per una parte del periodo, durante la quale è maturata una quota di interessi; il compratore entra nel rapporto in un momento successivo. Separare il rateo consente di distinguere la maturazione già avvenuta dal periodo che seguirà l’acquisto.

Nel modello ordinario il compratore riconosce il rateo nel regolamento e, se matura il diritto al pagamento secondo le condizioni dell’emissione, riceverà successivamente la cedola. L’intera cedola ricevuta non è quindi interamente guadagno riferibile al solo periodo di possesso: una parte era già stata riconosciuta al venditore. Questa è una spiegazione economica, non una regola universale sull’avente diritto in ogni calendario cedolare.

Il rateo non remunera la banca che esegue l’ordine e non è una penale per avere acquistato fra due cedole. Le commissioni sono una voce distinta. Per verificare un conto bisogna conoscere importo della cedola, convenzione temporale e data di regolamento; il solo prezzo di Borsa non contiene tutte queste informazioni.

La documentazione formativa di Borsa Italiana richiama il periodo fra il godimento e la liquidazione e specifica che la convenzione è indicata anche nel regolamento dello strumento. Il punto operativo è leggere quella regola, non ricavare una formula universale da un esempio storico. Fonte 4.

Come trasformare la quotazione in controvalore

Quando il prezzo è espresso per 100, il nominale acquistato va moltiplicato per quel prezzo e diviso per 100. Se N è il nominale e q il corso secco per 100, il controvalore a corso secco è:

Controvalore secco = N × q / 100

Esempio 1 — La quotazione non è l’importo dell’ordine. Supponiamo di acquistare 10.000 euro nominali di un titolo ipotetico a corso secco 98,40. Il controvalore secco è 10.000 × 98,40 / 100 = 9.840 euro. Non si pagano 98,40 euro per tutta la quantità e non si moltiplica il nominale direttamente per 98,40 senza dividere.

Il nominale rappresenta la quantità di debito acquistata, non la liquidità ancora disponibile sul conto. Una quotazione inferiore a 100 non significa che si possa ignorare il rateo: il controvalore lordo comprensivo degli interessi maturati sarà più alto di 9.840 euro se il rateo è positivo. Commissioni e rettifiche eventualmente applicabili vanno ancora considerate.

È importante leggere anche a quale prezzo si potrebbe eseguire l’ordine. Il prezzo dell’ultimo scambio, quello di riferimento e quello disponibile nel book sono informazioni diverse. La legenda EuroTLX distingue ultimo contratto, prezzo di chiusura, quantità e data dei dati. Un ultimo prezzo non certifica che si possa acquistare l’intero nominale desiderato a quel livello. Fonte 5.

La distinzione tra prezzo e quantità conta anche nelle obbligazioni in valuta. Tutti gli importi vanno prima ricostruiti nella valuta dello strumento, quindi si verificano cambio applicato e costi della conversione per il conto. Un controvalore corretto nella valuta di negoziazione non è automaticamente l’esborso in euro.

Come si calcola il rateo di una cedola semestrale

Per una cedola fissa e un periodo regolare con base effettivi/effettivi periodale, il metodo didattico consiste nel moltiplicare la cedola del periodo per la frazione di periodo già maturata. Se C è la cedola in euro del periodo, d i giorni maturati e D i giorni dell’intero periodo, il rateo lordo in euro è:

Rateo lordo = C × d / D

La cedola del periodo non va confusa con quella annuale. Con nominale N, tasso cedolare annuo c in forma decimale e m cedole uguali all’anno, in un periodo regolare C = N × c / m. La frazione di anno equivalente dell’Actual/Actual periodale è d / (m × D). La formula non gestisce automaticamente cedole irregolari, periodi iniziali lunghi o corti, tassi ancora da determinare o clausole particolari.

Esempio 2 — Rateo, tel quel e valore lordo prima delle rettifiche. Assegniamo al titolo dell’esempio 1 un tasso annuo del 4%, due cedole uguali e un periodo di godimento dal 1° gennaio al 1° luglio 2026. La data ipotetica di regolamento è il 17 marzo 2026. Il periodo dura 181 giorni e la parte maturata ne dura 75, contando una volta il confine temporale secondo la convenzione dichiarata.

La cedola annuale sul nominale di 10.000 euro è 400 euro e quella semestrale è 200 euro. Il rateo è 200 × 75 / 181 = 82,8729 euro, pari a 0,828729 per 100 di nominale. Sommando quest’ultimo al corso secco 98,40, il tel quel lordo diventa 99,228729 per 100.

Il controvalore lordo è 9.840 + 82,8729 = 9.922,8729 euro. Assegnando una commissione di 15 euro, la somma lorda con questa sola spesa è 9.937,8729 euro, prima delle rettifiche fiscali e di altri eventuali addebiti. Non affermiamo che sia l’addebito definitivo di qualsiasi banca o di un BTP reale: abbiamo costruito un modello lordo con condizioni esplicite.

I calcoli utilizzano gli importi non arrotondati; le quattro o sei cifre decimali mostrate servono a rendere verificabile il passaggio. Un rendiconto reale può arrotondare secondo le proprie regole e mostrare il saldo in centesimi. Usare il rateo arrotondato troppo presto può creare differenze soprattutto quando il nominale è elevato.

Giorni effettivi, 30/360 e anni bisestili: perché i risultati cambiano

Le sigle delle convenzioni temporali, o day count, spiegano come vengono contati i giorni e quale denominatore viene usato. Non sono dettagli trascurabili: due operatori che applicano convenzioni diverse agli stessi dati possono ottenere ratei diversi senza che ci sia un errore aritmetico.

Actual/Actual periodale considera la durata effettiva del periodo cedolare regolare e il numero dei periodi nell’anno. Actual/365 Fixed divide i giorni effettivi per 365. Actual/360 usa invece 360. Una base commerciale come 30E/360 costruisce il conteggio secondo mesi convenzionali, con regole che devono essere lette integralmente. Non tutti i metodi denominati 30/360 trattano allo stesso modo fine mese e febbraio.

Actual/365 Fixed non è genericamente sinonimo di Actual/Actual ISDA. Quest’ultimo tiene conto delle porzioni di periodo che cadono in anni di 365 o 366 giorni; il metodo Fixed mantiene il denominatore 365. Nel caso dell’anno non bisestile scelto qui i due risultati possono coincidere, ma non è una prova di equivalenza generale.

Esempio 3 — Stesse date, basi di calcolo diverse. Conserviamo nominale 10.000, tasso annuo 4% e intervallo 1° gennaio–17 marzo 2026. Per la prima riga manteniamo il periodo regolare gennaio–luglio e usiamo la cedola semestrale del 2%; nelle altre righe usiamo il 4% annuale con la base dichiarata. Per il conteggio commerciale 30E/360 fra queste date, che non coinvolgono il 31 o fine febbraio come confini, i giorni convenzionali sono 76.

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Confronto delle convenzioni: dati ipotetici e periodo regolare dichiarato
ConvenzioneGiorni maturatiDenominatore usatoRateo lordo per 100Rateo lordo su 10.000
Actual/Actual periodale, cedola 2%751810,828782,8729
Actual/365 Fixed, tasso annuo 4%753650,821982,1918
Actual/360, tasso annuo 4%753600,833383,3333
30E/360, tasso annuo 4%763600,844484,4444
Actual/Actual ISDA, solo anno 2026753650,821982,1918

Il denominatore 181 della prima riga riguarda il semestre ed è abbinato alla cedola del semestre: non si divide direttamente il 4% annuale per 181. Le righe non sono opzioni fra cui scegliere per rendere più conveniente l’ordine: per il titolo reale va applicata la convenzione contrattuale e operativa corretta.

Non è prudente sostituire un semestre con 180 giorni oppure un anno con 365 in qualunque formula. Per periodi irregolari si possono utilizzare periodi di riferimento e frazioni multiple; per date a fine mese possono intervenire regole specifiche. Il metodo di controllo parte dal documento dello strumento e dalla descrizione dell’intermediario, non da un calendario arrotondato a intuito.

Quanto cambia l’esborso con il nominale acquistato

Se prezzo, tasso e data sono gli stessi, controvalore e rateo crescono proporzionalmente al nominale. Una commissione fissa non cresce nello stesso modo. Questa distinzione aiuta a capire perché un piccolo ordine possa avere un’incidenza di costo maggiore rispetto a un ordine più grande, senza trasformarsi in un invito ad aumentare l’investimento.

Esempio 4 — Cinque nominali con una spesa fissa. Manteniamo corso secco 98,40, rateo 0,828729 per 100 e commissione assegnata di 15 euro. La tabella mostra il totale lordo costruito con queste componenti, non un preventivo bancario né un saldo fiscale universale. Tutti gli importi sono in euro e i valori derivano dal rateo non arrotondato.

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Esborso lordo con commissione fissa ipotetica di 15 euro
CasoNominaleControvalore seccoRateo lordoTotale lordo con spesa
A1.000984,00008,28731.007,2873
B5.0004.920,000041,43654.976,4365
C10.0009.840,000082,87299.937,8729
D20.00019.680,0000165,745919.860,7459
E50.00049.200,0000414,364649.629,3646

Nel caso A il totale lordo supera il nominale anche se il corso secco è sotto 100. Non c’è contraddizione: sono stati aggiunti interessi già maturati e una spesa. “Sotto la pari” descrive la quotazione considerata, non promette che ogni possibile somma addebitata resti sotto il nominale.

Una commissione di 15 euro equivale all’1,5% di un nominale di 1.000 euro, ma soltanto allo 0,15% di un nominale di 10.000 euro. Non sono percentuali del rendimento; non sono neppure la stessa misura di costo che si ottiene usando al denominatore il controvalore effettivo. Quando la tariffa è percentuale, bisogna verificare se si applica al nominale, al controvalore o a un’altra base e se esistono minimi.

Stacco della cedola: il reset del rateo non crea una perdita gratuita

Nel corso del periodo il rateo di un titolo ordinario a cedola fissa aumenta. Quando il relativo pagamento viene separato dal titolo secondo il calendario applicabile, la componente cedolare non rimane semplicemente incorporata due volte nel valore. La documentazione educativa di Borsa Italiana distingue prezzo con cedola in maturazione e quotazione a corso secco. Fonte 6.

Esempio 5 — Un confronto economico ai confini del periodo. Immaginiamo che il corso secco resti fermo a 100, che la cedola del periodo sia 2 per 100 e che tutto il periodo sia maturato. Il tel quel del modello è 102. Dopo il pagamento e l’avvio del nuovo periodo, consideriamo un titolo a corso secco 100 e rateo iniziale zero, mentre 2 sono stati incassati come cedola.

Su 10.000 nominali il valore prima del passaggio è 10.200 euro; dopo, nel modello a mercato invariato, è 10.000 euro di titolo più 200 euro di cedola: sempre 10.200 euro prima di costi e imposte. La diminuzione della componente cedolare nel titolo non è da sola una perdita economica del medesimo importo, se il relativo pagamento è effettivamente ricevuto.

Questo non è un calendario reale di spettanza cedolare e non prevede il prezzo del giorno successivo. Ex date, record date, pagamento e regolamento possono non coincidere. Per sapere chi abbia diritto a una cedola bisogna leggere le condizioni dell’emissione e le regole operative. Comprare appena prima dello stacco non significa ottenere gratuitamente tutta la cedola e vendere appena dopo non elimina l’effetto dei prezzi di mercato.

Il corso secco può inoltre cambiare durante il passaggio per tassi, credito o liquidità. Non promettiamo che rimanga fermo a 100, che il tel quel diminuisca esattamente di un importo osservabile in ogni transazione o che le date operative siano identiche per tutte le obbligazioni. L’esempio isola soltanto il trasferimento della componente cedolare dal titolo alla liquidità.

Acquisto e vendita fra due cedole: come evitare il doppio conteggio

Quando si vende prima del pagamento della cedola, il confronto economico deve includere il rateo riconosciuto all’acquisto e quello ricevuto alla vendita. Se la cedola non è stata incassata nel frattempo, non va aggiunta come ulteriore entrata soltanto perché gli interessi hanno continuato a maturare.

Esempio 6 — Vendita nello stesso periodo. Partiamo dall’uscita lorda con spesa di 9.937,8729 euro dell’esempio 2. Assegniamo una vendita regolata dopo 140 giorni dall’inizio del medesimo periodo di 181 giorni, con corso secco 99,10 e una commissione di vendita di 15 euro. Il rateo lordo alla vendita è 200 × 140 / 181 = 154,6961 euro.

Il controvalore secco in uscita è 9.910 euro. L’incasso lordo al netto della sola commissione di vendita è 9.910 + 154,6961 − 15 = 10.049,6961 euro. Sottraendo l’esborso iniziale, il risultato del modello è 111,8232 euro, prima di ogni rettifica fiscale. Non è un rendimento a scadenza e non è un risultato garantito.

La stessa somma si ricostruisce in tre parti: 70 euro di differenza fra i corsi secchi, 71,8232 euro di incremento del rateo e 30 euro di commissioni complessive da sottrarre. È una scomposizione economica originale, non la classificazione fiscale automatica delle voci. Aggiungere anche l’intera cedola semestrale di 200 euro sarebbe sbagliato: in questo scenario nessuna cedola è stata pagata durante il possesso.

Se invece fra acquisto e vendita vi è un pagamento cedolare, il confronto deve includere quell’incasso alla sua data, il nuovo rateo del periodo successivo e tutte le spese. Un aumento del tel quel non va sommato separatamente a un guadagno già calcolato attraverso i flussi completi: descrive un valore, non una seconda remunerazione aggiuntiva.

Rateo lordo, rateo netto e fiscalità: perché l’addebito può essere diverso

Una scheda può mostrare sia rateo lordo sia rateo netto. La legenda EuroTLX identifica separatamente le due grandezze e segnala il perimetro dei dati di rendimento netto: non comprende automaticamente tutte le componenti personali, come l’eventuale tassazione del capital gain. Occorre leggere la metodologia del dato, non attribuire alla parola “netto” un significato più ampio di quello dichiarato.

Esempio 7 — Una conversione netta condizionata. Supponiamo, soltanto per mostrare l’algebra, che sul rateo dell’esempio 2 sia applicabile una riduzione proporzionale del 12,5% e che non servano altre rettifiche. Il rateo netto ipotetico sarebbe 82,872928 × 0,875 = 72,5138 euro, oppure 0,725138 per 100.

Nel medesimo modello semplificato la somma 9.840 + 72,5138 + 15 è 9.927,5138 euro. È diversa dal valore lordo dell’esempio 2. Non la chiamiamo tel quel lordo e non affermiamo che ricostruisca ogni distinta bancaria reale. Il prelievo applicabile, gli eventuali aggiustamenti sullo scarto e le modalità di regolamento devono essere verificati sulla documentazione dell’operazione.

Non applichiamo un’aliquota universale alle obbligazioni. Banca d’Italia richiama, nel contesto illustrato per gli investimenti individuali, il trattamento del 12,5% per titoli di Stato italiani e Stati nella white list, rispetto al 26% normalmente riferito ad altri strumenti. La propria posizione fiscale e la natura del titolo restano necessarie per un calcolo personale. Fonte 8.

Nemmeno un guadagno economico positivo basta a stabilire quali voci siano fiscalmente compensabili con perdite precedenti. Questa guida non certifica la classificazione fiscale di un singolo ISIN. Chiedere la distinta di interessi, prezzo, commissioni, imposte e rettifiche è essenziale quando l’importo non coincide con un conto lordo teorico.

Per approfondire l’intero percorso dei flussi si può leggere la guida sul rendimento netto dei BTP. Qui l’obiettivo è distinguere le componenti del prezzo; il rendimento netto dell’investimento richiede anche le entrate future, il tempo, l’eventuale vendita e la fiscalità effettivamente applicata.

Perché nel rendimento a scadenza serve il prezzo corretto

Il rendimento a scadenza si ricava collegando l’importo iniziale ai flussi successivi, tramite attualizzazione. La legenda di Borsa Italiana descrive il tasso che rende uguale il valore attuale dei flussi futuri al costo tel quel; FINRA precisa l’ipotesi di pagamenti regolari e la distinzione fra rendimento calcolato e risultato realizzato. Fonte 10.

Esempio 8 — L’errore di usare il secco al posto del tel quel. Prendiamo un diverso titolo ipotetico con cedola annuale di 4 per 100. Il modello assume che sia trascorso un quarto esatto del periodo annuale, con rateo lordo 1; il secco è 99 e il tel quel è quindi 100. Dopo 0,75 anni esatti arriva l’unico flusso residuo di 104, somma di rimborso 100 e cedola 4. Escludiamo imposte e costi.

Usando l’uscita corretta di 100, il tasso annuo effettivo del modello è (104 / 100)1/0,75 − 1 = 5,368578%. Usando erroneamente 99 si ottiene (104 / 99)1/0,75 − 1 = 6,790067%. Il secondo risultato gonfia il rendimento perché considera un esborso inferiore a quello del modello; non dimostra che il titolo sia più conveniente.

Quando i flussi residui sono più di uno, la formula a due flussi non basta: il tasso va trovato considerando ciascuna cedola e il rimborso alle relative date. Un calcolo personale può inoltre utilizzare flussi netti e includere commissioni. Il tasso cedolare del 4% non diventa automaticamente rendimento netto del 4%, né il rendimento a scadenza garantisce l’incasso se l’emittente non paga.

Zero coupon, variabili e indicizzati: dove il modello cambia

Un’obbligazione zero coupon ordinaria non paga cedole periodiche. Non esiste quindi il normale rateo della cedola in corso da aggiungere come in un BTP tradizionale: il rendimento nasce dal rapporto fra prezzo e pagamento finale. Questo non elimina imposte, costi o rischio. Il glossario zero coupon è usato per la definizione, non per riprendere esempi storici di convenzioni o presentare vecchie emissioni come attuali. Fonte 7.

Per un titolo a tasso variabile, la cedola del periodo corrente può essere già fissata oppure dipendere da una rilevazione successiva. La modalità di quotazione e la componente rappresentata dal rateo vanno controllate nei documenti. Non si applica automaticamente il tasso fisso del nostro esempio a una cedola ancora incerta.

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione possono prevedere rivalutazioni di cedola e capitale secondo condizioni proprie. Prezzo, nominale di riferimento, coefficienti e pagamento maturato possono richiedere passaggi aggiuntivi. Il modello “nominale × prezzo / 100 più rateo fisso” non costituisce da solo una formula universale per ogni titolo indicizzato, e un coefficiente non va applicato due volte a una componente già rivalutata.

Per strumenti strutturati, subordinati o con opzioni, capire se un dato include il rateo è soltanto una delle verifiche. Restano natura del rimborso, priorità del creditore, condizioni di pagamento e rischio dell’emittente. Banca d’Italia distingue queste caratteristiche e richiama anche i rischi di credito e cambio. Fonte 9.

Una quota di fondo o ETF obbligazionario non è la stessa operazione di regolamento di un singolo bond. Il prezzo della quota, le distribuzioni e il valore degli strumenti detenuti richiedono una lettura propria. Non si aggiunge a una quota un rateo per 100 inventato dal nominale di una delle obbligazioni sottostanti.

Come controllare il conto dell’intermediario senza confrontare numeri diversi

Il primo controllo è l’identità: stesso ISIN, stessa valuta, stesso nominale e stessa operazione. Il secondo è il prezzo: ultimo contratto, limite inserito nell’ordine e prezzo effettivamente eseguito non sono necessariamente uguali. Se l’ordine viene eseguito in più parti, servono i prezzi e le quantità delle singole esecuzioni.

Il terzo controllo è il tempo. La data di negoziazione indica quando viene concluso il contratto; la data di regolamento identifica il trasferimento secondo le condizioni applicabili. Per il rateo bisogna utilizzare la data pertinente e verificare il periodo cedolare. Non assumiamo un ciclo T+1 o T+2 universale e immutabile per tutti i mercati, le date e gli strumenti.

Il quarto è la convenzione: nome completo della base temporale, calendario, frequenza cedolare e regole per i confini. Se una differenza corrisponde a un giorno di interessi, può nascere da una diversa data di regolamento o da un conteggio errato; prima di contestarla vanno confrontati i dati effettivi, non due schermate riferite a momenti diversi.

Il quinto controllo riguarda l’unità e il trattamento fiscale. Occorre sapere se il rateo è per 100 o per l’intero nominale, lordo o netto, e quali componenti sono già incluse nel totale. Solo dopo si verificano commissioni, minimi, spese, cambio e arrotondamenti. Il preventivo completo dell’ordine e la distinta dopo l’esecuzione sono più utili del solo prezzo mostrato in una pagina informativa.

Se il totale non torna, conviene richiedere una ricostruzione voce per voce. Il metodo non parte dall’accusa che il rateo sia una spesa indebita: parte dalla separazione fra interessi, prezzo e servizio dell’intermediario. Quando manca una convenzione o un documento, non si può affermare con certezza che una delle due cifre sia sbagliata.

Infine, riuscire a calcolare il prezzo non certifica che l’investimento sia adatto al proprio bilancio. Per chi potrebbe avere bisogno di vendere prima della scadenza contano anche liquidità e possibili perdite. La distinzione tra capacità di rischio e tolleranza alle perdite resta pertinente anche quando la somma iniziale è stata ricostruita perfettamente. Nessun esempio promette un rendimento o una protezione del capitale.

Domande frequenti su tel quel, corso secco e rateo

Che cosa significa prezzo tel quel?

Nel caso ordinario illustrato è il prezzo comprensivo del rateo cedolare. Se si parte dal corso secco, si aggiunge il rateo nella stessa unità e sulla stessa base lorda. Il totale effettivo del conto può richiedere anche spese e rettifiche.

Il corso secco coincide con il nominale?

No. Il nominale descrive la quantità di capitale rappresentata dal titolo; il corso secco è un prezzo di mercato che esclude il rateo. Una quotazione di 98,40 per 100 su 10.000 nominali corrisponde a 9.840 euro prima delle altre componenti.

Il rateo è una commissione bancaria?

No. È la componente di interessi maturata nel periodo e pertinente al venditore secondo le regole dell’operazione. Il compenso dell’intermediario è una voce distinta. Nei documenti bisogna controllare entrambe, senza sommarle sotto un unico nome.

Qual è la formula per una cedola semestrale regolare?

Nella base effettivi/effettivi periodale si moltiplica la cedola del semestre per i giorni maturati e si divide per i giorni dell’intero semestre. Il tasso annuale va prima convertito nella cedola del periodo; la convenzione del titolo resta determinante.

Perché non posso usare sempre 180 o 365 giorni?

Un semestre effettivo non dura necessariamente 180 giorni e alcune basi utilizzano 360, 365 o porzioni di anno bisestile. Inoltre le varianti commerciali trattano diversamente certe date. Il denominatore deve appartenere alla convenzione corretta, non a una regola mnemonica.

Conta il giorno dell’ordine o il giorno di regolamento?

Il rateo va ricostruito con la data pertinente di liquidazione dell’operazione. Ordine, esecuzione e regolamento sono concetti diversi. Bisogna verificare le date effettive nel documento dell’intermediario, senza supporre un ciclo identico per tutte le emissioni.

Se compro prima della cedola la ricevo gratis?

No. Nel modello ordinario il rateo maturato è riconosciuto al venditore; inoltre il diritto al pagamento segue le condizioni dell’emissione. Il solo avvicinarsi dello stacco non crea un guadagno sicuro e non elimina le oscillazioni del prezzo.

Tel quel significa sempre addebito definitivo?

No. Il tel quel lordo descrive prezzo e rateo coerenti, mentre il conto effettivo può includere commissioni, conversione valutaria e trattamento fiscale applicabile. Confrontare il modello lordo con un addebito netto senza ricostruire le voci può trarre in inganno.

Il rateo netto è sempre il lordo meno il 12,5%?

No. L’esempio con quella percentuale è condizionato e semplificato. Natura del titolo, posizione dell’investitore, regime e rettifiche devono essere verificati. Non tutte le obbligazioni hanno la stessa fiscalità e una formula sul rateo non ricostruisce l’intero investimento.

Come si calcola il guadagno se vendo prima della cedola?

Si confrontano l’esborso completo e l’incasso completo, includendo i ratei alle rispettive date e le spese. Una cedola non pagata durante il possesso non va aggiunta come incasso. La scomposizione economica non sostituisce la classificazione fiscale.

I titoli zero coupon hanno il normale rateo cedolare?

No, lo zero coupon ordinario non prevede cedole periodiche. Non bisogna aggiungere un rateo inventato a un prezzo già espresso nella sua modalità corretta. Restano da controllare costi, imposte, condizioni del rimborso e rischio.

Posso usare queste formule per ogni obbligazione indicizzata?

No. Cedole variabili, coefficienti di rivalutazione, periodi irregolari e prodotti strutturati richiedono le condizioni della specifica emissione. Questa guida mostra un metodo di controllo e casi dichiarati, non una procedura automatica valida per qualsiasi prodotto.

Fonti e metodo

Fonti primarie consultate il 4 ottobre 2026. I glossari sono utilizzati per le definizioni, non per replicare senza contesto i vecchi esempi numerici. I giorni sono conteggiati sulle date assegnate e la tabella delle convenzioni dichiara tasso e denominatore. Il caso di stacco è un modello economico, non un calendario di spettanza. Gli otto esempi, le formule applicate e le tabelle sono elaborazioni originali BorsaMagazine: non attribuiamo alle fonti i nostri importi ipotetici. Le immagini sono scene simboliche generate, non documenti contabili reali. Nessuna fonte statunitense è utilizzata per applicare obblighi fiscali americani a lettori italiani.

  1. Borsa Italiana — Corso secco. Definizione e relazione con rateo e tel quel; esempio storico non riprodotto.
  2. Borsa Italiana — Corso tel quel. Inclusione dei diritti maturati nel prezzo; non usato per generalizzare la modalità di ogni emissione.
  3. Borsa Italiana — Rateo. Interessi maturati, pertinenza e basi di calcolo.
  4. Borsa Italiana — Modalità di calcolo dei ratei. Convenzioni, periodo regolare, anno bisestile e necessità di leggere il regolamento dello strumento.
  5. Borsa Italiana — Legenda obbligazioni EuroTLX. Prezzi e date di riferimento, rateo lordo/netto e metodo del rendimento a scadenza.
  6. Borsa Italiana — Lo stacco delle cedole, luglio 2019. Distinzione economica fra componente cedolare e quotazione, non calendario attuale.
  7. Borsa Italiana — Obbligazione zero coupon. Definizione di assenza di cedole; non fonte di emissioni attuali o convenzioni BOT aggiornate.
  8. Banca d’Italia, L’economia per tutti — Titoli di Stato. Cedole, intermediari, costi e distinzione fiscale nel contesto descritto.
  9. Banca d’Italia, L’economia per tutti — Obbligazioni. Tipologie, condizioni contrattuali e rischi di mercato, credito e cambio.
  10. FINRA — Understanding Bond Yield and Return, agosto 2022. Rendimento come tasso di attualizzazione e distinzione dai risultati realizzati; fonte educativa, non fiscale italiana.

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