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Inflazione italiana al 4,2% a settembre: energia e alimentari spingono i prezzi

Di Andrea Dicanto1 Ottobre 2026111 visualizzazioni
Inflazione italiana al 4,2% a settembre: energia e alimentari spingono i prezzi

A settembre 2026 l’inflazione italiana sale al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. È la stima preliminare Istat pubblicata il 30 settembre, riferita all’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, NIC, al lordo dei tabacchi. Sul mese precedente la variazione è del +0,7%. Il dato definitivo è previsto per il 16 ottobre.

L’energia accelera, il carrello della spesa cresce meno

Il comunicato segnala soprattutto il contributo dell’energia e degli alimentari non lavorati. Per i beni energetici la crescita annua arriva al 22,3%; per gli alimentari non lavorati al 5,5%. Il carrello della spesa, che comprende alimentari e beni per la cura della casa e della persona, passa invece dal +0,9% al +1,7%.

Il 4,2% dell’indice generale non significa quindi che ogni prodotto sia rincarato della stessa percentuale. Una famiglia può osservare una variazione differente perché il suo paniere effettivo non coincide con quello medio della statistica. Il dato misura un fenomeno collettivo, non la spesa individuale esatta.

Inflazione di fondo e indice armonizzato

L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, sale all’1,7%, dall’1,5%. L’indice armonizzato IPCA registra invece un +4,1% annuo e un +2,0% mensile. Per quest’ultimo confronto Istat richiama anche la fine dei saldi estivi, di cui il NIC non tiene conto nello stesso modo.

Queste differenze non rendono uno dei numeri sbagliato: cambiano la definizione e il trattamento delle componenti. Per confrontare Italia e altri paesi europei occorre usare indici coerenti. Accostare senza spiegazioni il NIC italiano e un indice armonizzato estero può portare a conclusioni fuorvianti.

Che cosa significa per il potere d’acquisto

La lettura economica è che un reddito nominale invariato compra meno beni quando cresce il prezzo del paniere rilevante. L’effetto concreto dipende però da composizione dei consumi, andamento del reddito e periodo considerato: non è possibile trasformare automaticamente il tasso generale nella perdita di ogni stipendio.

Per le imprese, prezzi di vendita e costi di produzione sono grandezze differenti. Il dato sui consumi non misura direttamente i margini aziendali, né consente di prevedere da solo una decisione della BCE. La politica monetaria valuta un insieme più ampio di informazioni e riguarda l’intera area euro.

Questo aggiornamento va letto in successione alla stima italiana di agosto, tenendo presente che le pubblicazioni preliminari possono essere riviste. Sul fronte domestico, abbiamo inoltre spiegato il nuovo aggiornamento delle bollette in Maggior Tutela: un caso specifico, non il rincaro di tutte le utenze.

Fonti

Istat, prezzi al consumo di settembre 2026, dati provvisori pubblicati il 30 settembre. Variazioni annue, mensili e definizioni degli indici sono mantenute separate.

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.