L’instabilità registrata nello Stretto di Hormuz sta generando incertezza nel settore del trasporto marittimo internazionale, con potenziali ricadossi sui costi di produzione dell’abbigliamento. Secondo quanto riportato da Glossy, tale scenario potrebbe portare a un incremento delle spese produttive per il settore tessile stimato intorno al 15%.
Le difficoltà logistiche non riguardano esclusivamente le spedizioni di petrolio, ma interessano diverse tipologie di merci. Il problema colpisce in particolare i centri di produzione di abbigliamento e tessuti situati in India e Bangladesh, aree che forniscono capi per brand globali come Zara, Gap e Tommy Hilfiger.
La situazione dello Stretto di Hormuz, via d’acqua controllata dal governo iraniano, risulta attualmente confusa. Le posizioni degli Stati Uniti e dell’Iran divergono in merito allo stato del conflitto tra i due paesi: mentre il governo statunitense ha più volte sostenuto che le ostilità siano terminate o in fase di sospensione, l’Iran ha contestato tale versione.
Queste tensioni hanno influito direttamente sul traffico marittimo. In base ai dati forniti da S&P Global, è stato registrato un periodo di tre giorni completi, a partire da venerdì, in cui nessuna nave commerciale ha attraversato lo stretto.

