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Mutui in Italia, TAEG al 3,99%: salgono i costi del credito al consumo

Di Andrea Dicanto9 Ottobre 2026
Mutui in Italia, TAEG al 3,99%: salgono i costi del credito al consumo

Il credito alle famiglie italiane è diventato più costoso ad agosto. Secondo le statistiche pubblicate dalla Banca d’Italia il 9 ottobre 2026, il TAEG dei nuovi prestiti per acquistare abitazioni è salito al 3,99%, dal 3,81% di luglio. Per il credito al consumo il passaggio è stato dal 10,38% al 10,78%. Sono dati nazionali riferiti alle nuove operazioni del mese: non il listino delle banche di oggi e neppure il tasso applicato indistintamente ai contratti già in corso.

La fotografia di agosto contiene due segnali distinti. Da una parte cresce il costo medio delle nuove erogazioni alle famiglie; dall’altra i finanziamenti continuano ad aumentare rispetto all’anno precedente. Per chi deve chiedere un mutuo o un prestito, leggere insieme prezzo e quantità del credito aiuta a non trasformare una singola percentuale in una conclusione troppo generale.

Mutui: un aumento di 18 punti base, non del 18%

Il passaggio dal 3,81% al 3,99% equivale a 0,18 punti percentuali, cioè 18 punti base. La distinzione conta: indicare un rincaro del 18% sarebbe scorretto. Il dato riguarda il Tasso annuale effettivo globale, una misura del costo del finanziamento più ampia del solo tasso nominale.

Non basta però moltiplicare quella differenza per l’importo del mutuo per conoscere l’aumento della propria rata. La rata dipende dal tasso nominale contrattuale, dalla durata, dal capitale e dal piano di ammortamento; il TAEG considera anche costi che possono essere pagati in momenti diversi. Una media statistica non sostituisce un preventivo personale.

La Banca d’Italia segnala inoltre che il 23,9% dei nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni aveva un periodo di determinazione iniziale del tasso fino a un anno, contro il 29% di luglio. È la classificazione utilizzata nella rilevazione: non va tradotta automaticamente in una misura identica della quota commerciale dei “mutui variabili”, senza considerarne le definizioni.

Credito al consumo: il TAEG arriva al 10,78%

Il costo medio delle nuove erogazioni di credito al consumo aumenta di 40 punti base rispetto al mese precedente. Anche qui il 10,78% è una media nazionale delle operazioni rilevate, non una soglia massima, né un’offerta disponibile a ogni richiedente.

Per confrontare due proposte è utile mantenere uguali importo e durata e verificare, insieme al TAEG, quanto si riceve effettivamente e quanto si restituisce complessivamente. Una rata più bassa può dipendere da un rimborso più lungo, senza rendere necessariamente meno costoso il finanziamento. Ne parliamo nella guida ai prestiti personali, ai costi e al TAEG.

Alle imprese il tasso medio scende, ma cambia con l’importo

La direzione è diversa per le società non finanziarie. Il tasso di interesse sui nuovi prestiti si colloca al 3,71%, dal 3,79% di luglio. Per le operazioni fino a un milione di euro il dato è 4,40%; oltre quella soglia è 3,30%.

Questi valori non sono il TAEG dei mutui alle famiglie: confrontarli come se misurassero esattamente lo stesso costo sarebbe fuorviante. Anche la differenza fra finanziamenti piccoli e grandi non dimostra, da sola, che una determinata impresa otterrà quelle condizioni. Le medie aggregano operazioni con caratteristiche e debitori differenti.

Il credito cresce più rapidamente su base annua

I prestiti al settore privato aumentano del 3,7% rispetto ad agosto 2025, contro il 3,5% registrato a luglio. La crescita è del 2,9% per le famiglie, dal 2,6%, e del 4,2% per le società non finanziarie, dal 4,1%. Le variazioni sono quelle corrette secondo la metodologia armonizzata indicata dalla Banca d’Italia, che tiene conto di cartolarizzazioni e altre cessioni.

Sono confronti sui dodici mesi, non aumenti rispetto a luglio. La contemporanea crescita dei prestiti e dei costi per le famiglie non permette di attribuire il movimento a un’unica causa: per interpretarlo servono anche composizione delle operazioni e condizioni della domanda e dell’offerta.

Perché il dato italiano non coincide con quello dell’eurozona

Il 3,99% non contraddice automaticamente il 3,60% riportato nel nostro articolo sui tassi dei mutui nell’eurozona rilevati dalla BCE. Cambiano il territorio osservato e l’indicatore: qui si parla del TAEG italiano, mentre quel dato riguarda il costo composito delle nuove operazioni nell’area euro.

La notizia del 9 ottobre è dunque un aggiornamento statistico relativo ad agosto. Per decidere oggi occorre partire dai documenti della proposta concreta, distinguendo tasso nominale, TAEG, costi accessori e sostenibilità del rimborso. Le medie aiutano a leggere il mercato, ma non certificano la convenienza di un singolo contratto.

Fonti

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.