Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Composizione simbolica, non una fotografia dei luoghi o degli eventi descritti.
L’offerta dei servizi per la prima infanzia cresce, ma resta distribuita in modo molto diverso sul territorio. Il CNEL, nel comunicato del 24 ottobre sulla Relazione sui servizi pubblici 2026, indica 378.500 posti disponibili nell’anno educativo 2023/24, in aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente.
Le strutture censite tra nidi e altri servizi per la prima infanzia sono 14.570. Il riferimento temporale è essenziale: si tratta di dati del 2023/24 presentati nella relazione, non di un conteggio dei posti appena aperti nell’ottobre 2026.
Il divario nella copertura
A livello nazionale la disponibilità corrisponde a 31,6 posti ogni cento bambini nella fascia di riferimento. Il Centro arriva al 40,4%, il Nord-est al 39,1% e il Nord-ovest al 36,6%. Il Sud si ferma al 19% e le Isole al 19,5%.
Queste percentuali descrivono l’offerta di posti, non la frequenza effettiva di tutti i bambini. Non vanno confuse con indicatori che includono altre modalità di accesso, come gli anticipi nella scuola dell’infanzia.
Il legame tra servizi, lavoro e bilancio familiare
Per una famiglia, la presenza di un posto vicino e compatibile con gli orari di lavoro è un elemento distinto dal suo costo. Un contributo alla retta e un aumento della capacità disponibile rispondono infatti a problemi diversi: ridurre la spesa non crea automaticamente un posto in una struttura.
È per questo che il divario territoriale ha anche un significato economico. L’offerta dei servizi incide sulle opzioni concrete con cui i genitori possono organizzare tempo di cura e attività lavorativa.
Il miglioramento nazionale va quindi letto insieme alla distanza tra aree. Per valutare gli interventi successivi serviranno dati su posti effettivamente attivati, accessibilità e utilizzo: gli obiettivi finanziati non equivalgono ancora a servizi già disponibili.
