Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Composizione simbolica, non una fotografia dei luoghi o degli eventi descritti.
Quasi una pensione erogata per ogni occupato: è il rapporto evidenziato dall’Ufficio studi della CGIA, che mette a confronto 24,1 milioni di lavoratori occupati e quasi 23,2 milioni di pensioni nel 2025. L’analisi originale è pubblicata sul sito dell’associazione il 23 ottobre; il dossier allegato reca la data del 24 ottobre 2026.
Il dato richiede una precisazione: il numero delle pensioni pagate non coincide con quello delle persone pensionate. Il confronto proposto dalla CGIA riguarda trattamenti e occupati, non due gruppi di individui contati con lo stesso criterio.
Il ricambio nel lavoro è il nodo economico
Lo studio collega il rapporto all’invecchiamento della popolazione e alla difficoltà di sostituire i lavoratori in uscita. Per il periodo 2025-2029 stima tre milioni di passaggi verso la quiescenza, con una concentrazione nelle regioni centro-settentrionali.
Si tratta di una previsione sull’intero intervallo, non del numero di uscite ancora da realizzare a partire da oggi. Sul lato della spesa, il dossier prospetta 388,6 miliardi di euro nel 2029 a legislazione vigente: anche questo è uno scenario, non un consuntivo.
Perché il rapporto non basta a misurare la sostenibilità
Il numero degli assegni e quello degli occupati offrono una fotografia utile della pressione demografica, ma non descrivono da soli tutti i flussi del sistema. Per valutarne l’equilibrio economico servono anche importi dei trattamenti, retribuzioni, contributi e trasferimenti.
Per le imprese il tema pratico è inoltre il passaggio delle competenze: un’uscita dal lavoro può richiedere formazione e affiancamento prima che il posto venga coperto. Il dossier richiama quindi sia il bilancio previdenziale sia la capacità produttiva. Trasformarlo nella formula «un lavoratore mantiene un pensionato» cancellerebbe queste differenze.
