Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Composizione simbolica, non una fotografia dei luoghi o degli eventi descritti.
La Bank of Israel respinge l’idea che le criptovalute possano costituire una via per aggirare le sanzioni. La posizione è contenuta nella dichiarazione del 24 ottobre riportata direttamente da The Times of Israel e Globes, dopo le parole del primo ministro Benjamin Netanyahu sull’impiego della blockchain come possibile alternativa ai canali finanziari esistenti.
La banca centrale indica come priorità la conservazione dei rapporti economici con i principali partner commerciali e la prevenzione delle conseguenze negative delle sanzioni. Attribuisce questa responsabilità alla leadership politica.
Dalla richiesta di un piano al dissenso della banca
Secondo il resoconto di Globes, nell’intervista del 23 ottobre a Channel 10 Netanyahu ha detto di aver chiesto la preparazione di un piano e ha indicato la blockchain tra le possibilità considerate.
Nell’intervista a Channel 14 del giorno successivo ha mantenuto aperta l’ipotesi, precisando che le crypto sarebbero una delle opzioni e che il loro utilizzo non è certo. Le dichiarazioni non descrivono una rete già operativa, un token selezionato o un programma esecutivo approvato.
La tecnologia non risolve da sola il rapporto con le controparti
La lettura economica del confronto riguarda la differenza tra l’infrastruttura di pagamento e le relazioni necessarie per effettuare scambi. Registrare un trasferimento su una blockchain non dimostra che un’impresa estera sia disponibile a riceverlo, né che esistano liquidità e canali di conversione adeguati.
Per il mercato crypto la notizia resta quindi un dibattito politico e istituzionale. Non costituisce l’annuncio di acquisti pubblici di Bitcoin, di una riserva nazionale o di una domanda già destinata a una specifica moneta. Attribuirle questi effetti andrebbe oltre quanto reso pubblico.
