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ROIC: come calcolare il rendimento del capitale investito

Di Andrea Dicanto8 Ottobre 2026
ROIC: come calcolare il rendimento del capitale investito

Il ROIC, acronimo di Return on Invested Capital, misura quanto risultato operativo dopo le imposte un’impresa produce rispetto al capitale impiegato nell’attività. È una domanda diversa da «quanto è salito il titolo?» e da «quanto guadagnano gli azionisti?». Serve a valutare la produttività del capitale aziendale, non a promettere un rendimento a chi compra un’azione.

La formula di riferimento di questa guida è ROIC = NOPAT ÷ capitale investito medio × 100. Il punto delicato non è la divisione: è ricostruire due grandezze coerenti, decidere quali attività siano operative e non confondere un miglioramento economico con un cambiamento contabile. Vediamo il procedimento attraverso esempi originali, controlli sul bilancio e fonti primarie.

Che cosa misura il ROIC e quando è utile

Un’azienda può aumentare gli utili investendo molto più capitale, oppure ottenere lo stesso utile liberando risorse prima immobilizzate. Il ROIC aiuta a distinguere questi percorsi. Non considera soltanto il denaro dei soci: il capitale può essere finanziato anche da obbligazioni, prestiti e altre fonti. Per questo il numeratore deve descrivere un risultato operativo prima della remunerazione dei finanziatori, ma dopo una stima coerente delle imposte operative. [1]

Immaginiamo due officine con lo stesso risultato operativo netto. Una utilizza macchinari ben sfruttati, un’altra mantiene impianti poco utilizzati e magazzino eccessivo. La differenza di capitale necessario può spiegare una diversa redditività anche se il fatturato appare simile. L’indicatore permette di formulare una domanda da approfondire: il vantaggio deriva da prezzi migliori, efficienza produttiva, rotazione del magazzino o scelte di contabilizzazione?

È utile nell’analisi di molte imprese industriali, commerciali e di servizi non finanziari, ma non è una graduatoria universale. Un rapporto elevato merita spiegazioni tanto quanto uno basso. L’impresa potrebbe possedere un’attività eccellente, avere pochi beni iscritti a bilancio, oppure beneficiare temporaneamente di un picco dei margini. Il numero isolato non distingue queste situazioni.

Formula del ROIC: la convenzione va dichiarata

ROIC (%) = risultato operativo netto dopo le imposte / capitale investito medio × 100. Il risultato operativo netto viene comunemente chiamato NOPAT. In un esempio semplificato si stima come EBIT × (1 − aliquota delle imposte operative). Una versione più analitica ricostruisce separatamente il risultato operativo e le imposte attribuibili all’attività.

Non tutte le fonti adottano lo stesso denominatore temporale: si incontrano capitale iniziale, capitale finale e media di periodo. Il lavoro accademico di Damodaran discute il capitale iniziale e la possibile media tra inizio e fine anno; il rapporto di Mauboussin e Callahan mostra l’uso del capitale medio. Qui scegliamo la media, senza presentarla come l’unica formula obbligatoria. [1][2]

Prima di confrontare un dato del sito di una società con quello di una piattaforma finanziaria, occorre quindi aprire la relativa definizione. «ROIC adjusted» può escludere ammortamenti di attività acquisite, includere rettifiche fiscali o trattare diversamente l’avviamento. Un valore ricalcolato con il nostro metodo e un valore pubblicato dall’azienda non devono essere mescolati silenziosamente.

NOPAT: perché non basta prendere l’utile netto

L’utile netto risente di interessi, proventi finanziari e altre componenti che non necessariamente descrivono l’attività operativa considerata. Usarlo al posto del NOPAT, lasciando nel denominatore capitale proprio e debito, crea un disallineamento: si misura un risultato destinato ai soci su una base finanziata anche dai creditori.

L’EBITDA non è un sostituto automatico. Non sottrae ammortamenti e deprezzamenti, che possono rappresentare il consumo economico di beni necessari. Un’impresa con impianti costosi potrebbe apparire molto redditizia dividendo l’EBITDA per il capitale, senza aver ancora considerato tale consumo. Le eventuali rettifiche devono avere un motivo verificabile, non servire soltanto ad alzare la percentuale.

Per orientarsi nelle voci di partenza, è utile la guida al conto economico, dai ricavi all’utile netto. Nel foglio di lavoro conviene conservare tre righe distinte: risultato dichiarato, rettifiche analitiche e risultato utilizzato. Per ogni rettifica si annotano importo, documento e ragione dell’inclusione o esclusione.

Esempio didattico, importi in milioni di euro: EBIT di 30 milioni, aliquota operativa ipotizzata del 25%, imposte operative di 7,5 milioni. Il NOPAT è 22,5 milioni: 30 × (1 − 0,25). L’aliquota è un’ipotesi dell’esempio, non una tassazione standard valida per tutte le aziende italiane.

Le imposte effettivamente versate dall’impresa non sono necessariamente le imposte operative pertinenti. Possono incorporare il beneficio fiscale degli interessi, recuperi fiscali o differenze temporanee. Se il costo del debito nel WACC è già considerato dopo le imposte, duplicare il beneficio degli interessi nel NOPAT altera il confronto. Anche la presenza di perdite fiscali richiede cautela: un beneficio contabile non equivale automaticamente a un rimborso monetario immediato. [1][2]

Che cosa includere nel capitale investito

Il capitale investito operativo è la base di risorse necessarie all’attività di cui misuriamo il risultato. Comprende normalmente beni operativi materiali, attività immateriali pertinenti e capitale circolante operativo netto. Non coincide con la capitalizzazione di Borsa, con il totale dell’attivo preso senza rettifiche o con il prezzo pagato da un investitore per le azioni.

Due percorsi utili sono attività operative meno passività operative non finanziarie e patrimonio netto più debiti finanziari meno cassa eccedente e attività non operative, con le ulteriori rettifiche richieste dalla struttura del bilancio. Nei gruppi bisogna includere gli interessi di terzi se il risultato considerato comprende integralmente le controllate. Gli obblighi pensionistici, le imposte differite e altre poste possono richiedere trattamenti specifici: l’uguaglianza tra i due percorsi non va presunta senza riconciliazione. [1][2]

I debiti verso fornitori non sono da aggiungere indistintamente ai prestiti. Nel metodo operativo riducono, se pertinenti, il capitale finanziato dall’impresa. Una linea bancaria usata per sostenere il magazzino rimane invece una fonte finanziaria. La distinzione dipende dalla sostanza della voce e dalle note, non soltanto dall’etichetta «debiti».

Riconciliazione ipotetica delle grandezze medie, in milioni: patrimonio netto 110 più debiti finanziari 75 meno cassa eccedente 25 dà capitale investito di 160. Dal lato operativo, attività pertinenti 210 meno passività operative non finanziarie 50 dà lo stesso 160. L’esempio assume assenza di altre poste da rettificare e di interessi di terzi.

Se i risultati non coincidono, non si sceglie il più conveniente. Si cercano le differenze: partecipazioni non operative, debiti da leasing, fondi, attività fiscali, saldi infragruppo, perimetri consolidati. Una riconciliazione riuscita è un controllo di coerenza del modello, non una prova che ogni ipotesi economica sia corretta.

Cassa eccedente e liquidità operativa non sono la stessa cosa

Un conto corrente può contenere liquidità indispensabile per stipendi, fornitori, stagionalità e imprevisti. Sottrarre tutta la cassa dal capitale senza giustificazione può gonfiare il ROIC. Al contrario, includere un portafoglio finanziario estraneo all’attività e non includerne i proventi nel numeratore può deprimere artificialmente il rapporto.

La distinzione tra liquidità operativa ed eccedente richiede un’ipotesi esplicita e, se possibile, una verifica con le informazioni aziendali. Il rapporto di Mauboussin e Callahan tratta la cassa operativa nel capitale e separa quella eccedente: una percentuale usata in un suo caso di studio non diventa per questo una soglia universale. [2]

Un controllo pratico consiste nel calcolare due scenari ragionevoli e misurare quanto cambia l’indicatore. Se una piccola variazione della cassa operativa fa passare l’impresa da mediocre a eccellente, il giudizio dipende troppo dalla classificazione. Nella scheda di analisi si devono conservare entrambe le ipotesi, non nascondere quella meno favorevole.

Capitale medio, capitale iniziale e acquisizioni durante l’anno

Il NOPAT è un flusso relativo a un periodo; il capitale fotografato nel bilancio è uno stock a una data. La media semplice è (capitale all’inizio dell’anno + capitale alla fine dell’anno) / 2. Funziona come approssimazione quando l’evoluzione del capitale non presenta salti rilevanti.

Con capitale iniziale di 150 milioni e finale di 170 milioni, la media è 160 milioni. NOPAT di 22,5 milioni diviso per 160 produce un ROIC del 14,06%, arrotondato dal 14,0625%. Usare soltanto 150 darebbe il 15%; usare soltanto 170 darebbe circa il 13,24%. Non sono tre diverse performance: sono tre convenzioni applicate agli stessi dati.

Un’acquisizione conclusa a dicembre può portare quasi tutto il capitale della società comprata nel bilancio finale, ma soltanto poche settimane del suo risultato nel conto economico consolidato. Anche la media semplice può essere insufficiente. Quando i dati lo consentono, una media trimestrale, mensile o ponderata per il tempo rende più trasparente l’analisi.

La ponderazione va fatta sul periodo di effettivo impiego delle risorse, mentre il risultato deve avere un perimetro comparabile. Usare un EBIT pro forma di dodici mesi e un capitale non pro forma è un altro disallineamento. Se mancano informazioni attendibili, è meglio dichiarare il limite che costruire una precisione apparente.

Un esempio completo di calcolo del ROIC

La seguente società è interamente ipotetica. Tutti gli importi sono milioni di euro; non rappresentano bilanci, prezzi di mercato o previsioni di una società reale. Le grandezze medie della riconciliazione precedente sono assunte coerenti con il capitale iniziale e finale. Gli arrotondamenti sono effettuati soltanto nella presentazione.

Su smartphone la tabella si può scorrere orizzontalmente.

ROIC: dati ipotetici e passaggi del calcolo, milioni di euro
VoceValoreCalcolo o significato
Ricavi240Vendite del periodo
EBIT30Risultato operativo assunto coerente con il perimetro
Aliquota operativa ipotetica25%Ipotesi didattica, non aliquota universale
Imposte operative7,530 × 25%
NOPAT22,530 − 7,5
Capitale iniziale150Stock all’inizio del periodo
Capitale finale170Stock alla fine del periodo
Capitale medio160(150 + 170) / 2
ROIC14,06%22,5 / 160 × 100, arrotondato

Il risultato dice che per ogni 100 euro di capitale medio, l’attività ha prodotto circa 14,06 euro di NOPAT nell’anno. Non dice che gli azionisti hanno incassato tale importo, né che il titolo aumenterà della stessa percentuale. Non misura neppure da solo la liquidità disponibile per distribuire dividendi.

Margine operativo e rotazione del capitale: da dove nasce il risultato

La formula si può scomporre algebricamente: ROIC = (NOPAT / ricavi) × (ricavi / capitale investito). Il primo fattore è il margine operativo dopo le imposte; il secondo misura quante vendite si producono per unità di capitale. La scomposizione usa lo stesso periodo, perimetro e denominatore della formula principale.

Nell’esempio, 22,5 / 240 = 9,375% di margine NOPAT e 240 / 160 = 1,5 volte di rotazione. Il prodotto è 14,0625%, cioè 14,06% arrotondato. Un secondo modello ipotetico con margine del 5% e rotazione di 3 volte arriverebbe al 15%: un margine più basso non implica necessariamente un ROIC più basso.

Questa lettura rende più utile il confronto tra aziende. Un aumento dei prezzi può aiutare il margine; una gestione migliore di scorte e crediti può ridurre il capitale necessario. Tuttavia, vendere impianti essenziali o comprimere investimenti indispensabili può migliorare un rapporto nel breve termine e indebolire la capacità futura di produrre. La scomposizione è un punto di partenza per l’indagine, non una raccomandazione gestionale automatica.

ROIC e WACC: il confronto con il costo del capitale

Il WACC è il costo medio ponderato del capitale: combina la remunerazione richiesta da soci e finanziatori, con ipotesi coerenti sulla fiscalità del debito e sulla struttura finanziaria. Il ROIC di bilancio e il WACC rispondono a domande diverse: il primo descrive una redditività misurata, il secondo è una stima del costo-opportunità del capitale.

La differenza ROIC − WACC viene chiamata spread. Nella versione semplificata del modello, il profitto economico è NOPAT − WACC × capitale investito, equivalente a spread per capitale. È distinto dall’utile netto e non è una voce obbligatoria del conto economico. La trattazione di Damodaran sull’EVA illustra questa relazione e i problemi di misurazione. [3]

Assumendo un WACC ipotetico dell’8%, il costo annuo del capitale di 160 milioni è 12,8 milioni. Il profitto economico dell’esempio è 9,7 milioni, pari a 22,5 − 12,8. Lo spread è 6,0625 punti percentuali, circa 6,06 punti: non un aumento del 6,06% del prezzo dell’azione.

Non basta prendere il tasso di un mutuo o il rendimento di un titolo di Stato e chiamarlo WACC. Bisogna considerare rischio, costo dell’equity, valuta e struttura finanziaria. Anche la convenzione sul capitale deve essere dichiarata: qui il costo è applicato al capitale medio, coerentemente con il ROIC illustrato. Modelli impostati sul capitale iniziale richiedono una propria coerenza temporale.

Un solo anno con spread positivo non prova la presenza di un vantaggio competitivo durevole. Per un’impresa ciclica occorre capire se i margini sono sostenibili; per un’attività rischiosa bisogna verificare se il costo del capitale stimato sia adeguato. Una differenza minima, calcolata su numeri molto incerti, non merita un giudizio categorico.

Quanto deve essere alto un buon ROIC?

Non esiste una soglia del 10%, 15% o 20% valida per ogni impresa. Il riferimento deve includere il costo del capitale pertinente, la storia dell’azienda e concorrenti realmente comparabili. Una percentuale apparentemente modesta può essere superiore al costo delle risorse; una percentuale elevata può non bastare se il rischio e il costo del capitale sono ancora maggiori.

Nel confronto tra concorrenti bisogna rendere comparabili metodi contabili, acquisizioni, leasing, perimetro e maturità degli impianti. Le indicazioni pubbliche del CFA Institute invitano a leggere insieme diversi indicatori e a non confondere il rapporto osservato con la spiegazione del fenomeno. [10]

Una scheda utile annota almeno andamento del ROIC, margine NOPAT, rotazione e motivo delle variazioni. Se il capitale diminuisce per una svalutazione, l’aumento del rapporto non ha lo stesso significato di un aumento dell’efficienza. Se il ROIC cala durante l’avviamento di un nuovo impianto, occorre valutare i tempi di entrata a regime prima di definirlo un investimento fallito.

ROIC, ROE, ROA, ROI e ROCE: differenze da non ignorare

Le sigle non sono sinonimi. Prima di confrontare due valori occorre verificare numeratore, denominatore e trattamento delle imposte. Le formule seguenti descrivono convenzioni diffuse: la definizione effettiva della fonte rimane determinante, soprattutto per ROI, ROA e ROCE.

Su smartphone la tabella si può scorrere orizzontalmente.

Indicatori di redditività: formule indicative e domande diverse
IndicatoreConvenzione indicativaDomanda e cautela
ROICNOPAT / capitale investito operativo medioProduttività del capitale operativo, dopo le imposte
ROEUtile netto pertinente / patrimonio netto pertinente medioRedditività contabile dei soci; sensibile alla leva e al perimetro
ROAUtile netto, oppure risultato operativo, / attività medieUso dell’attivo; verificare la variante prima del confronto
ROCERisultato operativo / capitale impiegatoSpesso prima delle imposte; definizioni di capitale non uniformi
ROIRisultato dell’investimento / base investita definitaSigla generica: azienda, progetto e investimento personale possono avere formule diverse

Il ROE può aumentare quando il patrimonio netto si riduce, senza un corrispondente miglioramento dell’attività. Il ROIC prova a separare la redditività operativa dalle scelte di finanziamento, ma non elimina tutti gli effetti di tali scelte: fiscalità, classificazioni e rettifiche richiedono sempre attenzione.

Avviamento, acquisizioni e svalutazioni

L’avviamento può rappresentare parte del capitale impiegato per acquisire un’attività. Un ROIC che lo include permette una lettura del rendimento anche sul costo contabilizzato dell’acquisizione. Una versione che lo esclude può aiutare un confronto operativo, ma non deve cancellare il prezzo pagato quando si giudica l’allocazione delle risorse.

Conviene mostrare entrambe le versioni, se pertinenti, con nomi e riconciliazioni chiare. «ROIC senza avviamento» non è automaticamente più corretto: risponde a una domanda diversa. Il trattamento degli ammortamenti delle attività acquisite può cambiare anche il NOPAT; modificare soltanto il denominatore rischia un confronto incompleto.

Lo IAS 36 disciplina le perdite di valore e richiede verifiche annuali per l’avviamento acquisito. Una svalutazione riduce il valore contabile; non restituisce il denaro speso e non dimostra una maggiore produttività. [7]

Scenario isolato, diverso dal caso principale: NOPAT invariato di 12 milioni, capitale di 120 milioni, ROIC del 10%. Se una svalutazione porta la base a 80 milioni, negli esercizi successivi un NOPAT ancora di 12 darebbe il 15%. L’aumento è meccanico; nell’anno della svalutazione anche il risultato può essere colpito e la media temporale deve essere ricalcolata.

Quando l’indicatore migliora dopo una grande svalutazione, l’analisi dovrebbe conservare memoria del capitale originariamente impiegato. Non si tratta di modificare il bilancio ufficiale, ma di evitare che una perdita passata sparisca dal giudizio economico sulla decisione di investimento.

Ricerca, software e attività immateriali

Le imprese possono investire in risorse che non risultano integralmente come attività nel bilancio. Questo rende delicato il confronto fra una società che sviluppa internamente competenze e una che compra un’azienda con attività immateriali riconosciute nell’acquisizione. Capitale contabilizzato e risorse economicamente impiegate non coincidono sempre.

Lo IAS 38 distingue ricerca, normalmente rilevata come costo, e sviluppo che soddisfa i requisiti per essere riconosciuto come attività. Non è corretto affermare che tutte le spese di ricerca e sviluppo siano sempre capitalizzate, o sempre spesate, nei bilanci IFRS. [5]

Un analista può costruire una variante economica capitalizzando alcune spese, ma deve dichiarare criteri, vita utile, ammortamenti e effetti fiscali. La rettifica riguarda sia il capitale sia il risultato: aggiungere un’attività al denominatore senza ricostruire il numeratore produce un indicatore ibrido. Questa variante non sostituisce i dati contabili certificati e non autorizza a definire errato il bilancio della società.

Leasing, interessi di terzi e perimetro consolidato

Per molti contratti il locatario che applica IFRS 16 riconosce un diritto d’uso e una passività da leasing; esistono eccezioni, tra cui quelle riferite a breve durata e basso valore. [6] Nel calcolo del ROIC bisogna verificare se tali passività sono già comprese nel debito finanziario utilizzato. Aggiungerle una seconda volta gonfia la base.

Dal lato del risultato occorre controllare ammortamenti del diritto d’uso e componente finanziaria. Le differenze tra principi contabili e tra definizioni aziendali possono rendere incoerente un confronto. Un’impresa che possiede i negozi e una che li utilizza in leasing non vanno confrontate sulla sola etichetta del rapporto.

Nei gruppi il consolidato comprende normalmente attività e risultato operativo delle controllate consolidate, anche quando non sono possedute integralmente. Se il numeratore riguarda tutto tale perimetro, il capitale deve riguardare lo stesso insieme, inclusi gli interessi di terzi pertinenti. Il solo patrimonio attribuibile alla capogruppo non basta. Le partecipazioni non consolidate richiedono invece una verifica distinta delle voci effettivamente incluse. [1]

ROIC negativo, capitale quasi nullo e imprese finanziarie

Con NOPAT negativo e capitale positivo il ROIC è negativo: descrive una perdita operativa dopo il trattamento fiscale adottato. Non serve trasformarla automaticamente in un credito fiscale monetario. Bisogna valutare fase di sviluppo, costi di avvio, andamento del ciclo e sostenibilità finanziaria.

Con capitale nullo la divisione non è definita. Con capitale prossimo a zero o negativo il rapporto può diventare enorme o cambiare segno in modo fuorviante. Un’impresa può avere circolante operativo negativo, per esempio per incassi anticipati, senza necessariamente avere capitale investito totale negativo: beni e altre attività devono comunque essere considerati.

In questi casi è preferibile analizzare le componenti e dichiarare l’indicatore non significativo quando lo è. Per banche e assicurazioni, inoltre, debito, attività finanziarie e requisiti patrimoniali fanno parte del funzionamento dell’attività in modo diverso da un’impresa industriale. Applicare la stessa ricetta senza adattamenti può produrre confronti poco informativi: redditività dell’equity, qualità degli attivi e misure patrimoniali settoriali richiedono una lettura dedicata.

ROIC incrementale: conta anche il rendimento dei nuovi investimenti

Il ROIC medio riassume il rendimento del capitale già impiegato; non prova che il prossimo investimento renderà allo stesso modo. Per approfondire la crescita si può stimare un rendimento incrementale rapportando l’aumento pertinente del NOPAT al capitale aggiuntivo che lo ha generato. Un semplice rapporto tra variazioni annuali è soltanto una proxy, non una misura causale certa.

Il lavoro di Damodaran sulla crescita distingue rendimento dei nuovi investimenti e miglioramento dell’efficienza delle attività esistenti. Ritardi di avviamento, acquisizioni e cambiamenti dei prezzi possono far divergere l’aumento dei risultati dalla redditività effettiva del capitale nuovo. [4]

Scenario autonomo: un investimento aggiuntivo di 20 milioni genera, a regime e secondo le ipotesi del progetto, 2,4 milioni di NOPAT annuo aggiuntivo. Il rendimento incrementale è il 12%. In un modello separato con rendimento dei nuovi investimenti del 12%, reinvestimento pari al 50% del NOPAT ed efficienza delle attività esistenti stabile, la crescita coerente è il 6%: 0,50 × 0,12. Non è una previsione per l’azienda del primo esempio.

Per applicare il ragionamento occorrono tempi e perimetri verificabili. L’utile aggiuntivo di quest’anno potrebbe provenire da un impianto aperto tre anni fa. Il capitale investito oggi potrebbe non produrre risultati prima dell’anno prossimo. Per questo la scheda del progetto deve distinguere decisione, esborso, entrata in funzione e risultato a regime.

Un ROIC alto non equivale a molta cassa disponibile

Il NOPAT non sottrae tutto il denaro necessario per nuovi impianti e aumento del circolante. Una crescita veloce può assorbire molta liquidità anche se la redditività del capitale è buona. Nel modello operativo semplificato, FCFF = NOPAT + ammortamenti − investimenti in beni operativi − aumento del circolante operativo, con rettifiche coerenti per le altre poste pertinenti.

Riprendiamo il NOPAT di 22,5 milioni e ipotizziamo ammortamenti per 10 milioni, investimenti per 24 milioni e aumento del circolante per 8 milioni. Il flusso operativo disponibile secondo questo modello è 0,5 milioni: 22,5 + 10 − 24 − 8. Il reinvestimento netto è 22 milioni, cioè 24 − 10 + 8; sottrarlo dal NOPAT dà lo stesso risultato.

Questo calcolo non è il saldo del conto corrente e non è necessariamente la voce «free cash flow» comunicata dalla società: definizioni e classificazioni possono differire. Per collegare utili, investimenti e liquidità è utile leggere il rendiconto finanziario e i flussi di cassa. Acquisizioni, leasing, interessi e altre componenti devono essere trattati coerentemente prima di passare a una valutazione dell’intera impresa.

Gli errori più frequenti e come correggerli

Su smartphone la tabella si può scorrere orizzontalmente.

Controlli di coerenza prima di interpretare la percentuale
ErrorePerché altera il confrontoControllo
Usare utile netto al posto del NOPATMescola risultato dei soci e capitale anche finanziato dal debitoRicostruire il risultato operativo dopo le imposte
Sottrarre tutta la liquiditàPuò escludere cassa necessaria all’attivitàSeparare operativa ed eccedente, dichiarando l’ipotesi
Aggiungere due volte il leasingGonfia il capitale finanziarioControllare cosa è già compreso nel debito
Mescolare consolidato e capogruppoRisultato e capitale appartengono a perimetri diversiAllineare controllate e interessi di terzi
Cambiare soltanto il denominatoreLe rettifiche possono riguardare anche il risultatoRiconciliare numeratore e capitale
Leggere una svalutazione come efficienzaLa base contabile cala senza restituire capitaleRicostruire andamento e perdite precedenti
Usare capitalizzazione di BorsaIntroduce aspettative di prezzo nella base operativaDistinguere capitale investito e valutazione di mercato

Un altro errore è moltiplicare per 100 un valore già espresso in percentuale: 0,140625 è il rapporto decimale, 14,0625% la sua espressione percentuale. Nel foglio di calcolo si sceglie il formato percentuale oppure la moltiplicazione esplicita, evitando di applicare entrambe al risultato visualizzato.

Come ricostruirlo da un bilancio ufficiale

Il punto di partenza è la relazione finanziaria annuale nella sezione Investor Relations della società, con bilancio consolidato, note e relazione del revisore quando disponibili. La presentazione agli investitori può aiutare a individuare il ROIC dichiarato, ma non sostituisce la definizione e la riconciliazione delle voci.

  1. Definire il perimetro: gruppo o capogruppo, attività continuative o insieme più ampio, anno e valuta.
  2. Ricostruire il risultato: individuare la voce operativa di partenza e conservare un prospetto delle rettifiche.
  3. Stimare le imposte operative: documentare aliquota e correzioni, senza usare automaticamente l’esborso fiscale totale.
  4. Ricostruire il capitale: distinguere attività operative, fonti finanziarie, cassa eccedente e poste specifiche.
  5. Allineare il tempo: usare il capitale iniziale o medio dichiarato; verificare acquisizioni e dismissioni.
  6. Interpretare la variazione: separare margine, rotazione, investimenti, rettifiche e cambiamenti di perimetro.

Per le misure alternative non definite dal quadro contabile, le linee guida ESMA richiamano definizioni comprensibili, riconciliazioni, comparativi e continuità del metodo. Leggere tali informazioni è essenziale per valutare un ROIC presentato dall’emittente. [9]

Va inoltre verificato il principio applicato al conto economico. IFRS 18 introduce subtotali definiti, tra cui il risultato operativo, ed è efficace per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, con applicazione anticipata consentita. Non è corretto trasformare questa novità in una formula di ROIC universale o attribuirla automaticamente a tutti i bilanci precedenti. [8]

Quando si conserva il foglio di lavoro, ogni input dovrebbe avere pagina del documento, data, unità e segno. Una voce indicata in migliaia non va mescolata con una in milioni. Se il bilancio riclassifica il comparativo, bisogna aggiornare anche il capitale iniziale usato nella media. Questi controlli sono spesso più importanti della seconda cifra decimale del risultato.

Come usarlo senza trasformarlo in un segnale automatico di acquisto

Il ROIC è un tassello della valutazione. Occorre affiancargli prospettive dell’attività, fabbisogno di capitale, indebitamento, qualità dei risultati e prezzo richiesto dal mercato. Un’impresa redditizia può essere acquistata a un prezzo troppo alto; un buon rapporto storico non protegge da cambiamenti della concorrenza o della domanda.

La domanda operativa da conservare nella propria analisi è: «Da dove nasce questo rendimento del capitale, quanto è ripetibile e quanto capitale nuovo può essere impiegato con risultati comparabili?». La risposta dovrebbe dipendere da documenti e ipotesi esplicite. Se non si riesce a spiegare il numero senza ricorrere alla sola percentuale, l’analisi non è ancora completa.

Domande frequenti sul ROIC

Che cosa significa ROIC in italiano?

Rendimento del capitale investito. In questa guida indica il risultato operativo dopo le imposte rispetto al capitale operativo medio, non il rendimento personale dell’investitore.

Qual è la formula del ROIC?

NOPAT diviso capitale investito, moltiplicato per 100. Qui utilizziamo la media tra capitale iniziale e finale; altre fonti adottano convenzioni diverse, da controllare prima del confronto.

Il NOPAT coincide con l’utile netto?

No. L’utile netto incorpora la remunerazione del debito e può comprendere componenti non operative. Il NOPAT deve essere coerente con l’attività e il capitale analizzati.

Posso calcolarlo usando l’EBITDA?

Non senza cambiare la metrica. L’EBITDA non considera ammortamenti e deprezzamenti: dividerlo per il capitale non produce automaticamente il ROIC dopo le imposte.

Devo sottrarre tutta la cassa?

Non automaticamente. Occorre distinguere cassa operativa necessaria ed eccedente e dichiarare il criterio, mantenendo coerente il trattamento dei proventi non operativi.

Un ROIC del 15% è sempre buono?

No. Bisogna confrontarlo con costo del capitale, rischio, periodo e concorrenti comparabili. Contano anche la qualità delle voci utilizzate e la sostenibilità dei risultati.

Perché il ROIC può migliorare dopo una svalutazione?

Il capitale contabile può ridursi. A parità di risultato futuro, una base inferiore aumenta il rapporto senza dimostrare un miglioramento dell’attività o recuperare il denaro investito.

Avviamento e leasing devono essere inclusi?

Dipende dalla definizione e dalla domanda analitica, ma ogni esclusione va dichiarata. Per il leasing si deve soprattutto evitare di aggiungere una passività già compresa nel debito.

Che cosa succede se il capitale investito è zero?

La divisione non è definita. Se è quasi nullo o negativo, il rapporto può essere non significativo e richiede una lettura delle componenti, non una classifica automatica.

ROIC e ROCE sono equivalenti?

Non necessariamente. Il ROCE è spesso costruito prima delle imposte e con una diversa definizione di capitale. Si devono verificare entrambe le formule.

Il ROIC alto garantisce flussi di cassa elevati?

No. Investimenti e aumento del circolante possono assorbire quasi tutto il risultato operativo. Servono anche rendiconto finanziario e analisi del reinvestimento.

Se il ROIC supera il WACC devo comprare il titolo?

No. Lo spread è un’informazione sulla redditività del capitale rispetto al suo costo stimato, non un segnale sufficiente di acquisto. Prezzo, rischio e prospettive rimangono decisivi.

Fonti e metodo

Fonti primarie consultate il 4 ottobre 2026. I lavori accademici e di ricerca finanziaria sono usati per i metodi, non per riproporre dati aziendali storici come attuali. Le pagine IFRS descrivono i principi contabili indicati; le linee guida ESMA riguardano la trasparenza delle misure alternative. Tutti i casi numerici sono elaborazioni originali ipotetiche, non situazioni attribuite a società reali. Le formule semplificate non sostituiscono l’analisi delle note a un bilancio specifico.

  1. Aswath Damodaran, NYU Stern — Return on Capital, Return on Invested Capital and Return on Equity: Measurement and Implications, luglio 2007: definizioni, fiscalità operativa, convenzioni temporali e perimetro.
  2. Michael Mauboussin e Dan Callahan, Morgan Stanley Investment Management — Return on Invested Capital: How to Calculate ROIC and Handle Common Issues, 6 ottobre 2022: ricostruzione del capitale e confronto fra varianti.
  3. Aswath Damodaran, NYU Stern — Economic Value Added: relazione fra rendimento, costo del capitale e profitto economico.
  4. Aswath Damodaran, NYU Stern — Growth Rates: rendimento dei nuovi investimenti, reinvestimento e crescita.
  5. IFRS Foundation — IAS 38 Intangible Assets: ricerca, sviluppo e riconoscimento delle attività immateriali.
  6. IFRS Foundation — IFRS 16 Leases: diritto d’uso, passività da leasing ed eccezioni descritte nella sintesi ufficiale.
  7. IFRS Foundation — IAS 36 Impairment of Assets: perdite di valore e trattamento dell’avviamento.
  8. IFRS Foundation — IFRS 18 Presentation and Disclosure in Financial Statements: subtotali e decorrenza dal 2027, con applicazione anticipata consentita.
  9. ESMA — Final Report: Guidelines on Alternative Performance Measures, 2015/1057, allegato IV, paragrafi 17–41: definizioni, riconciliazioni e comparabilità.
  10. CFA Institute — Financial Analysis Techniques, sintesi pubblica del curriculum 2026: analisi dei rapporti, confronti nel tempo e limiti di un singolo indicatore.

Contenuto educativo, non consulenza finanziaria personalizzata né raccomandazione di investimento. I rendimenti contabili non sono rendimenti di mercato e le ipotesi degli esempi non sono previsioni.

Richiedi informazioni per questo argomento

Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.