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ROE: formula, calcolo e limiti dell’indice

Di Andrea Dicanto7 Ottobre 2026
ROE: formula, calcolo e limiti dell’indice

Il ROE, Return on Equity, misura la redditività contabile del patrimonio netto: si calcola dividendo l’utile netto per il capitale proprio coerente con quell’utile e moltiplicando per 100. Nell’analisi di un intero esercizio è spesso utile impiegare il patrimonio medio, indicando il metodo adottato. Un ROE elevato, però, non dimostra da solo che un’azione sia conveniente o poco rischiosa.

Questa guida spiega formula, dati da cercare, calcolo con esempi originali, scomposizione DuPont ed effetti della leva finanziaria. Affronta patrimonio negativo, buyback, utili rettificati, confronti settoriali e differenza fra redditività aziendale e rendimento dell’investitore. Gli importi sono ipotetici, non risultati di società reali; le fonti primarie e i loro ambiti sono raccolti in fondo.

Che cos’è il ROE e che cosa misura

La sigla indica il rendimento sul capitale proprio, detto anche redditività del patrimonio netto. Borsa Italiana lo definisce un rendimento contabile: collega il risultato netto del periodo alle risorse patrimoniali dei soci. È una prospettiva diversa dal guardare soltanto ricavi o utile in euro. Fonte 1.

Se due imprese producono lo stesso utile con patrimoni diversi, il rapporto può essere diverso. Se hanno lo stesso ROE, non è detto che producano lo stesso utile assoluto. Una percentuale descrive una relazione fra due grandezze: serve leggere entrambe, altrimenti si scambia la dimensione del risultato con la sua efficienza rispetto a una base contabile.

Il patrimonio netto non coincide con il denaro pagato oggi da un investitore per comprare le azioni in Borsa. Quel prezzo deriva dalla valutazione di mercato; il ROE usa valori di bilancio. Perciò un ROE del 12% non è la promessa di guadagnare il 12% sul prezzo d’acquisto del titolo.

L’indice è utile come domanda iniziale: quanto risultato viene generato rispetto al patrimonio considerato? La risposta diventa informativa quando si controlla da dove proviene il risultato, perché quel patrimonio ha quella dimensione e quanto i dati siano confrontabili nel tempo.

Formula del ROE: utile netto diviso patrimonio netto

La forma percentuale è ROE = utile netto ÷ patrimonio netto × 100. Quando il denominatore è una media, scrivi espressamente “patrimonio netto medio”. Non esiste una scorciatoia che renda equivalenti, senza controllo, un saldo iniziale, uno finale e una media: possono produrre risultati diversi pur partendo dallo stesso utile.

Il numeratore deve essere il risultato netto pertinente alla definizione scelta, non ricavi, EBITDA o risultato operativo. Il denominatore deve rappresentare il capitale proprio dello stesso perimetro. Le varianti aggiustate o riferite a particolari categorie di capitale richiedono una definizione distinta; non basta mantenere la sigla ROE.

Supponiamo un utile di 120.000 euro e un patrimonio medio di 1.000.000 euro. Il rapporto è 0,12, cioè 12%. Ciò equivale a 12 euro di utile contabile per ogni 100 euro di patrimonio medio nell’esempio. Non significa che quei 12 euro siano stati distribuiti, incassati o reinvestiti con un rendimento futuro identico.

Per la lettura del numeratore puoi consultare la guida al conto economico e all’utile netto. Prima del rapporto verifica anno, valuta, unità di misura e segno: dividere migliaia di euro per milioni di euro senza conversione produce un indice sbagliato.

Il patrimonio netto non è soltanto capitale sociale

L’OIC 28 descrive il patrimonio netto come differenza fra attività e passività e ne distingue le componenti, fra cui capitale, riserve e risultati accumulati. Il capitale sociale è quindi una componente, non un sinonimo dell’intera base patrimoniale. La fonte riguarda i bilanci redatti secondo le disposizioni civilistiche italiane, nel proprio ambito. Fonte 2.

Dividere l’utile per il solo capitale nominale può dare un numero molto più alto del ROE calcolato sul patrimonio complessivo. Prima di usare un dato denominato “mezzi propri”, controlla che cosa includa. Non sommare nuovamente l’utile dell’esercizio se è già compreso nel totale del patrimonio netto.

Il patrimonio non è neppure un conto bancario disponibile ai soci. Le attività possono comprendere crediti, immobili, impianti o elementi immateriali; le risorse liquide sono un’altra grandezza. Un saldo patrimoniale elevato non garantisce capacità di pagare immediatamente un dividendo o rimborsare un debito.

La guida allo stato patrimoniale aiuta a ricostruire questa differenza. Per il ROE annota la voce effettivamente usata e non sostituirla con “valore dell’azienda”, capitale investito totale o capitalizzazione di Borsa.

Patrimonio medio oppure finale: come scegliere

L’utile è un flusso prodotto durante un periodo, mentre il patrimonio a fine anno è una fotografia. Una media cerca di rendere il confronto più coerente con il capitale presente nel tempo. La media semplice più immediata è (patrimonio iniziale + patrimonio finale) ÷ 2, ma va dichiarata come convenzione di calcolo, non come unica formula imposta a qualsiasi società.

Con 900.000 euro iniziali e 1.100.000 finali, la media è 1.000.000. L’utile di 120.000 dà il 12% sulla media e il 10,91% sul saldo finale, arrotondato a due decimali. Non sono due risultati economici diversi: cambia la base. Se confronti imprese o esercizi, applica un metodo omogeneo oppure evidenzia la differenza.

Una media di due date non registra bene ogni variazione avvenuta fra esse. Aumenti di capitale, dividendi, acquisizioni o altre operazioni possono rendere utile una media mensile, trimestrale o ponderata, quando i dati sono disponibili. Non inventare saldi intermedi mancanti per ottenere un numero apparentemente più preciso.

L’EBA illustra l’uso di medie e diverse convenzioni temporali nel proprio contesto bancario. È un riferimento metodologico, non una disposizione che obbliga tutte le imprese industriali a usare la sua formula. Fonte 7.

Una variazione a fine anno può alterare la media

Consideriamo una serie semplificata: undici medie mensili del patrimonio pari a 1.000.000 euro e l’ultima pari a 2.000.000. La media dei dodici mesi è 1.083.333,33 euro. Se i saldi iniziale e finale sono rispettivamente 1.000.000 e 2.000.000, la loro media semplice è invece 1.500.000.

Con un utile annuo ipotetico di 200.000 euro, il rapporto sulla media mensile è 18,46%; quello sulla media dei due estremi è 13,33%. Usiamo i valori non arrotondati per il calcolo e arrotondiamo soltanto il risultato esposto. Le medie mensili sono dati inventati già comprensivi delle variazioni: non ricostruiscono una specifica operazione societaria.

L’esempio mostra perché la data delle operazioni conta. Una grande disponibilità patrimoniale arrivata tardi non ha necessariamente sostenuto l’attività per l’intero anno. D’altra parte, la media mensile resta un’approssimazione rispetto ai movimenti giornalieri: una cifra con molti decimali non elimina il limite informativo.

Quando manca il dettaglio, usa una convenzione riproducibile e descrivila. Se un rapporto ufficiale impiega una media trimestrale, non chiamare “errore” la differenza con la tua media di due date prima di avere controllato la metodologia.

Dove trovare i dati nel bilancio e come controllarli

Parti dal documento ufficiale relativo al periodo analizzato, non da una schermata di un aggregatore priva di definizioni. Raccogli conto economico, stato patrimoniale, prospetto delle variazioni del patrimonio, rendiconto finanziario e note pertinenti. Controlla se i dati siano annuali o intermedi e se il documento sia individuale o consolidato.

Per il denominatore iniziale può servire il bilancio precedente o la colonna comparativa, verificando eventuali rideterminazioni. Conserva pagina, voce, unità e periodo di ciascun dato. Se una società ha aggiornato i comparativi, non combinare un vecchio saldo con un risultato successivamente rideterminato senza riconciliazione.

Nei prospetti delle variazioni cerca aumenti di capitale, distribuzioni, risultati del periodo e altri movimenti. Devi poter spiegare almeno le differenze principali fra saldo iniziale e finale. Un utile in crescita accompagnato da patrimonio in diminuzione richiede una lettura diversa da utile e patrimonio entrambi in aumento.

La guida a come leggere un bilancio societario offre il percorso generale. Qui il compito specifico è costruire una coppia numeratore-denominatore verificabile: il foglio di calcolo deve mantenere il collegamento al documento da cui proviene ogni importo.

Bilancio consolidato: utile e patrimonio devono avere lo stesso perimetro

In un gruppo può esistere una quota del risultato e del patrimonio di pertinenza di terzi. L’OIC 17 distingue queste componenti nel consolidato civilistico, in particolare ai paragrafi 96-98. Non attribuire ai soci della capogruppo tutto il risultato del gruppo se il denominatore comprende soltanto il loro patrimonio. Fonte 3.

Esempio: risultato consolidato totale di 150.000 euro, di cui 30.000 pertinenti ai terzi; patrimonio medio complessivo di 1.200.000, di cui 200.000 dei terzi. Per la quota della capogruppo usiamo 120.000 su 1.000.000: 12%. Per il perimetro complessivo usiamo 150.000 su 1.200.000: 12,50%.

La coppia mista 150.000 su 1.000.000 produce il 15%, ma non rappresenta le stesse grandezze. La coerenza va mantenuta anche nelle medie temporali. Le regole di presentazione dipendono dal quadro contabile: OIC e IFRS non sono intercambiabili e va letta la classificazione del documento effettivo.

Per azioni ordinarie e strumenti con diritti diversi, verifica inoltre quale risultato e quale capitale siano riferibili alla categoria che stai analizzando. Non trattare la semplice etichetta inglese “equity” come garanzia che due fornitori includano le medesime componenti.

Esempio completo: ricostruire il ROE senza duplicare l’utile

Ritorniamo all’impresa inventata con patrimonio iniziale di 900.000 euro. Nel corso dell’esercizio registra 120.000 di utile, riceve 200.000 di nuovi apporti e distribuisce 120.000. Ignorando altri movimenti nell’esempio, il patrimonio finale è 900.000 + 120.000 + 200.000 − 120.000 = 1.100.000 euro.

Non aggiungiamo altri 120.000 al saldo finale per “considerare l’utile”: quel risultato è già entrato nella riconciliazione. Il patrimonio medio semplice è 1.000.000 e il ROE è il 12%. La riconciliazione serve a capire le variazioni, non determina da sola la migliore media quando le operazioni hanno date diverse.

Su smartphone puoi scorrere le tabelle orizzontalmente.

Dati inventati: risultato e movimenti del patrimonio sono distinti
VoceImportoControllo
Patrimonio iniziale900.000 euroSaldo alla data di apertura
Utile netto120.000 euroRisultato dell’esercizio
Nuovi apporti / distribuzioni+200.000 / −120.000 euroMovimenti con i soci, non nuovi ricavi
Patrimonio finale1.100.000 euroRiconciliazione dei movimenti indicati
Media dei due saldi1.000.000 euro(900.000 + 1.100.000) ÷ 2
ROE sulla media12%120.000 ÷ 1.000.000 × 100

Per un’impresa reale la riconciliazione deve comprendere tutte le voci pertinenti. Se non torna, non correggere il patrimonio per far apparire il rapporto desiderato: individua la differenza nelle note o lascia segnalato il limite del calcolo.

Scomposizione DuPont: da dove arriva il ROE

Una scomposizione algebrica a tre fattori è ROE = margine netto × rotazione delle attività × moltiplicatore del patrimonio. Con dati coerenti: (utile ÷ ricavi) × (ricavi ÷ attività medie) × (attività medie ÷ patrimonio medio). Ricavi e attività si semplificano, lasciando utile ÷ patrimonio medio. CFA Institute presenta DuPont come scomposizione delle diverse dimensioni della performance. Fonte 11.

Il margine netto descrive quanto utile rimane rispetto ai ricavi; la rotazione collega i ricavi alla base di attività; il moltiplicatore mostra quante attività corrispondono a ogni unità di patrimonio. Sono dimensioni diverse: un’impresa può avere un ROE simile a un’altra combinando margini, intensità delle attività e struttura finanziaria differenti.

Usiamo utile di 120.000, ricavi di 2.400.000, attività medie di 2.000.000 e patrimonio medio di 1.000.000. Otteniamo margine netto 5%, rotazione 1,20 volte e moltiplicatore 2 volte. Il prodotto 0,05 × 1,20 × 2 è 0,12, ossia il 12%.

Tre fattori: un’identità matematica, non una previsione di rendimento
ComponenteCalcolo ipoteticoRisultato
Margine netto120.000 ÷ 2.400.0005%
Rotazione delle attività2.400.000 ÷ 2.000.0001,20 volte
Moltiplicatore del patrimonio2.000.000 ÷ 1.000.0002 volte
Prodotto dei fattori0,05 × 1,20 × 212%

Non moltiplicare 5 per 1,20 e per 2 per poi formattare nuovamente il risultato come percentuale: 5% nel calcolo è 0,05. Il moltiplicatore non coincide automaticamente con debiti finanziari divisi per patrimonio: fra attività e patrimonio possono esserci passività di natura diversa.

Leva finanziaria: il ROE può salire senza migliore redditività operativa

Per isolare il meccanismo consideriamo due imprese inventate, ciascuna con 1.000.000 di attività medie e risultato operativo di 100.000. A è finanziata interamente con patrimonio di 1.000.000; B usa 500.000 di patrimonio e 500.000 di debito finanziario. Nell’esempio i saldi sono costanti, non ci sono altre passività né altri componenti economici.

Assumiamo un costo del debito del 5% e un’aliquota puramente illustrativa del 25% sui risultati positivi. A non paga interessi e ottiene 75.000 di utile netto: ROE 7,50%. B paga 25.000 di interessi, ha 75.000 prima delle imposte e 56.250 netti: ROE 11,25%.

B ha un utile assoluto inferiore, ma una percentuale sul patrimonio maggiore. Non ha migliorato il risultato operativo: cambia il modo in cui è finanziata. Il debito non è gratuito e introduce impegni di pagamento. Questo esempio non descrive aliquote effettive, deducibilità fiscale o condizioni di finanziamento disponibili sul mercato.

Ripetiamo il confronto con risultato operativo sceso a 20.000. A ottiene 15.000 netti e ROE dell’1,50%; B, dopo 25.000 di interessi, registra una perdita di 5.000 e ROE del −1%, assumendo nessun beneficio fiscale immediato sulla perdita. La medesima struttura amplifica anche le difficoltà.

Prima di considerare positivo un ROE in aumento verifica debiti, interessi, scadenze e liquidità. La formula non misura quanto facilmente si possano rifinanziare le obbligazioni né quanto le condizioni possano peggiorare: un miglior rapporto storico non elimina questi rischi.

ROE negativo, patrimonio negativo e denominatore vicino a zero

Con patrimonio medio positivo di 500.000 e perdita di 50.000, il rapporto è −10%. Segnala un risultato netto negativo rispetto alla base patrimoniale considerata; per capirne le cause bisogna leggere gestione operativa, oneri, imposte ed eventuali componenti particolari.

Se anche il patrimonio medio è negativo, il segno diventa insidioso: −50.000 diviso −250.000 dà matematicamente +20%. Non è una redditività positiva dell’impresa: il numeratore rimane una perdita. In un confronto finanziario conviene segnalare l’indice come non significativo, spiegando risultato e patrimonio separatamente.

Con denominatore pari a zero la divisione non è definita. Anche un patrimonio molto piccolo può produrre percentuali estreme: utile di 50.000 su patrimonio medio di 5.000 dà 1.000%. Quel numero non dimostra un vantaggio competitivo straordinario: richiede innanzitutto di spiegare la base patrimoniale.

Controlla inoltre eventuali attraversamenti dello zero durante l’anno. Una media positiva fra due estremi non rende automaticamente omogeneo un periodo con patrimonio negativo al suo interno. Non trasformare percentuali così instabili in una graduatoria delle “aziende migliori”.

Buyback, dividendi e aumenti di capitale: l’effetto del denominatore

L’OIC 28 disciplina, nel proprio ambito, la rilevazione delle azioni proprie attraverso una componente negativa del patrimonio. Questo aiuta a capire perché un riacquisto possa modificare la base del rapporto, senza essere un nuovo ricavo. Le operazioni con i soci vanno distinte dall’utile prodotto. Fonte 2.

Confrontiamo due interi periodi ipotetici con utile identico di 80.000 euro: nel primo il patrimonio medio è 1.000.000, nel secondo 800.000. Il ROE passa dall’8% al 10%. L’aumento della percentuale dipende, in questo confronto, dalla base più piccola; non dimostra crescita dell’utile.

È un confronto aritmetico, non la previsione degli effetti di un buyback reale. Un riacquisto può modificare liquidità, debito, interessi e numero di azioni; le sue date incidono sulla media. Non mantenere artificialmente fermo l’utile in una valutazione prospettica se gli altri elementi cambiano.

Analogamente, nuovi apporti possono aumentare il patrimonio prima che producano risultati: un ROE temporaneamente più basso non dimostra che il nuovo investimento sia sbagliato. Dividendi e altre distribuzioni richiedono una riconciliazione separata. Per il rapporto fra risultato e distribuzioni trovi la guida al payout ratio.

Qualità dell’utile: un ROE alto non è necessariamente cassa

Il risultato contabile e i flussi monetari rispondono a domande diverse. Lo IAS 7 distingue flussi operativi, d’investimento e di finanziamento; nella presentazione indiretta riconcilia il risultato con componenti non monetarie e altre differenze. Perciò il ROE non sostituisce il rendiconto. Fonte 4.

Un’impresa inventata può dichiarare 120.000 di utile e soltanto 40.000 di flusso operativo nel medesimo periodo. La differenza di 80.000 non prova da sola una frode né identifica automaticamente una singola causa. Occorre esaminare crediti, rimanenze, passività operative e componenti non monetarie, con il perimetro previsto dal documento.

Può essere utile controllare se la conversione in cassa si recupera negli esercizi successivi, ma senza presumere che un recupero sia garantito. Un aumento dei crediti può accompagnare crescita commerciale o difficoltà d’incasso: la classificazione e le note servono a distinguere le situazioni.

Non chiamare automaticamente “cassa per gli azionisti” tutto il flusso operativo. Investimenti, finanziamenti e impegni residui sono ulteriori passaggi. Il controllo di cassa integra il ROE e non autorizza a sostituirne il numeratore con un flusso diverso continuando a chiamare identico l’indice.

ROE adjusted e componenti non ricorrenti: leggere la riconciliazione

Quando incontri ROE rettificato, normalizzato o adjusted, leggi quali voci vengano tolte o aggiunte. Gli orientamenti ESMA sugli indicatori alternativi richiamano definizioni, basi di calcolo, riconciliazioni, comparativi e coerenza, nei casi a cui si applicano. Non sono una formula universale del ROE. Fonte 6.

Esempio: utile dichiarato di 160.000, con un componente positivo di 60.000 già al netto delle imposte, e patrimonio medio ipotizzato invariato di 1.000.000. Il rapporto dichiarato è 16%; una rettifica che escluda quel componente porta il numeratore a 100.000 e il rapporto al 10%.

La rettifica è illustrativa, non una certificazione che il 10% sia il “vero ROE”. Bisogna spiegare perché la voce sia esclusa, se ricorra in altri esercizi e se sia necessario rettificare anche il denominatore. Se i 60.000 fossero ante imposte, non si potrebbero sottrarre al netto senza la verifica dell’effetto fiscale.

Le rettifiche possono essere informative, ma la stessa logica dovrebbe valere per componenti favorevoli e sfavorevoli. Conserva visibili dati dichiarati e aggiustati. Un costo definito “una tantum” non scompare dall’esborso reale e non diventa irrilevante perché il comunicato lo presenta separatamente.

ROE, ROI, ROA e ROS: differenze e convenzioni

Il ROE guarda al capitale proprio. Nel glossario Intesa Sanpaolo, il ROI collega reddito operativo e capitale investito. Per ROA e ROS occorre sempre verificare quale risultato e quale base siano stati usati: definizioni operative e nette possono differire fra testi e fornitori. Fonte 9.

La tabella seguente non impone uno standard a ogni emittente. Presenta convenzioni di lettura esplicite, utili a non confondere una redditività operativa con quella dei soci. Nei calcoli usa medie coerenti quando colleghi un risultato di periodo a una base patrimoniale.

Confronta le definizioni prima delle percentuali
IndiceConvenzione illustrativaDomanda
ROEUtile netto / patrimonio netto medioRisultato netto rispetto al capitale proprio
ROIRisultato operativo / capitale investito operativo medioRedditività dell’attività operativa rispetto alle risorse impiegate
ROAUtile netto / attività medie, in questa convenzioneRisultato netto rispetto al totale delle attività
ROSRisultato operativo / ricavi, in questa convenzioneMargine operativo sulle vendite

Il margine netto della scomposizione DuPont non è il ROS operativo della tabella: cambiano i numeratori. Anche ROI e ROIC richiedono attenzione a imposte, perimetro e capitale investito. Non inserire automaticamente un indice prelevato online in una formula che presuppone una definizione diversa.

Qual è un buon ROE? Settore, rischio e costo del capitale

Non c’è una soglia valida per ogni impresa, paese e momento. Una percentuale deve essere confrontata con attività, rischio, intensità di capitale e ciclo economico. Le medie storiche riportate in un glossario non sono livelli di mercato aggiornati né una regola che renda automaticamente conveniente un titolo.

Un rapporto persistente, sostenuto da risultati comprensibili, può essere più informativo di un picco isolato. Ma persistenza non significa certezza futura: cambiano concorrenza, condizioni di finanziamento, domanda e necessità di nuovi investimenti. Il confronto dovrebbe utilizzare periodi sufficienti a distinguere un evento favorevole dalla redditività ordinaria.

Il costo del capitale proprio esprime una remunerazione richiesta per il rischio, non una spesa contabile identica agli interessi. Non coincide semplicemente con il rendimento di un titolo di Stato. Confrontare ROE e costo dell’equity può essere un passaggio analitico, ma il costo va stimato e il confronto non equivale al rendimento promesso al compratore dell’azione.

Una società con ROE alto può essere quotata a un prezzo che incorpora aspettative molto esigenti. Una con ROE basso può essere in transizione o avere problemi strutturali: il rapporto, da solo, non distingue questi casi. Non utilizziamo il 10%, il 15% o il 20% come segnali automatici di acquisto.

Confronti settoriali: perché la media semplice può ingannare

Immaginiamo due imprese con la stessa convenzione annuale: A ha patrimonio medio 100.000 e utile 20.000, B patrimonio medio 900.000 e utile 90.000. I ROE sono 20% e 10%. La media semplice delle percentuali è 15%.

Il rapporto fra utili complessivi e patrimoni complessivi è invece 110.000 ÷ 1.000.000, cioè 11%. Con patrimoni positivi corrisponde a una media ponderata con pesi 10% e 90%. È un esempio statistico, non il rendimento di un portafoglio che possiede quei titoli.

Chiedi quindi come sia costruita una media di settore: campione, pesi, periodo, esclusione delle imprese in perdita o con patrimonio negativo. L’EBA impiega medie ponderate nei propri aggregati e ne discute i limiti informativi. Non trasferire automaticamente un aggregato bancario a tutti i settori. Fonte 7.

Confrontare solo chi sopravvive nel campione o ignorare società con indici non significativi può cambiare la rappresentazione. Prima di classificare un’impresa come sopra o sotto la media, verifica che la media misuri davvero ciò che credi.

ROE, prezzo dell’azione e Price/Book: tre domande differenti

Il Price/Book collega valore di mercato e valore contabile del capitale proprio, secondo la definizione utilizzata. Borsa Italiana ne richiama anche limiti di confronto e sfasamenti temporali. Non è il ROE e non dimostra, da solo, sopravvalutazione o sottovalutazione. Fonte 8.

Nell’esempio di una società con patrimonio medio e finale entrambi di 1.000.000, utile 120.000 e capitalizzazione ipotetica di 2.000.000, il ROE è 12%, il P/B è 2 volte e il rapporto utile/capitalizzazione è 6%. Quest’ultimo non è il rendimento realizzato dell’azione.

Se i dividendi totali sono 40.000, il rapporto dividendi/capitalizzazione è 2%. Non devi sommare automaticamente quel 2% al 6%: il dividendo è una distribuzione collegata al risultato e alle decisioni societarie, non un utile aggiuntivo dell’esempio.

Un investitore che compra a 20 euro, incassa 0,50 di dividendo e vende a 18 ha un rendimento lordo semplificato di −7,50%, prima di costi e imposte: (18 − 20 + 0,50) ÷ 20. Può perdere anche mentre l’azienda presenta un ROE positivo. Il prezzo pagato e quello di uscita restano decisivi.

ROE delle banche e ROTE: non confondere indicatori diversi

Per una banca il finanziamento dell’attività e la struttura delle passività sono parte del modello operativo: non applicare meccanicamente lo stesso esempio industriale di debito e interessi. Il confronto richiede anche qualità del credito, composizione dei ricavi, capitale e definizioni dei rapporti pubblicati.

Il ROTE indica il rendimento sul patrimonio tangibile; non è automaticamente il ROE con un nome diverso. Vanno lette le rettifiche del risultato e della base patrimoniale, il trattamento delle distribuzioni e il periodo. L’EBA distingue ROE e ROTE fra i propri indicatori: la sigla non elimina il bisogno della metodologia. Fonte 7.

Un esempio concreto di cambiamento metodologico è la nota 7 del comunicato UniCredit del 9 febbraio 2026: segnala modifiche dal 2026 al trattamento di distribuzioni e aggiustamenti fiscali nel ROTE. La citiamo per mostrare perché occorre leggere le note, non per costruire una classifica o attribuire un rendimento al titolo. Fonte 10.

Per approfondire il settore consulta la guida alle azioni bancarie e ai principali indicatori di bilancio. Un indice di redditività non sostituisce i requisiti patrimoniali e non equivale a un coefficiente prudenziale.

ROE trimestrale, annualizzato e ultimi dodici mesi

Un utile di tre mesi non è l’utile di dodici. Per una semplice annualizzazione, un utile trimestrale di 30.000 su patrimonio medio di 1.000.000 dà il 3% per il trimestre; moltiplicando il numeratore per quattro si ottiene un rapporto annualizzato del 12%. È una convenzione, non la previsione dei prossimi trimestri.

Per sei mesi l’annualizzazione semplice usa due; per nove mesi usa quattro terzi. Gli ultimi dodici mesi, o TTM, sommano invece quattro trimestri effettivi quando i dati sono omogenei. Un valore annualizzato e uno TTM possono divergere per stagionalità, eventi o variazioni del perimetro.

Non sommare quattro risultati cumulati dall’inizio dell’anno: conteresti più volte i medesimi mesi. Se i dati sono progressivi, ricava i singoli intervalli o ricostruisci il totale appropriato. La metodologia EBA distingue esplicitamente misure di flusso diverse, nel proprio contesto. Fonte 7.

Per il patrimonio mantieni una media coerente con il periodo prescelto e dichiara il metodo. Una colonna aggiornata “in tempo reale” può continuare a contenere numeratori storici: la data della schermata non è la data economica del risultato.

ROE e crescita sostenibile: una relazione da usare con prudenza

In un modello semplificato, ROE e quota di utili trattenuta possono essere collegati: crescita indicativa = ROE × tasso di ritenzione. In questa convenzione il ROE è calcolato sul patrimonio iniziale, non sulla media usata negli esempi precedenti. Con questo ROE del 12% e payout del 40%, la quota trattenuta è il 60% e il prodotto è 7,20%. Uno studio pubblico canadese distingue crescita effettiva e sostenibile: è una fonte storica di metodo, non una previsione per le azioni italiane. Fonte 12.

La relazione non prevede ricavi, quotazione o utili. Il modello mantiene margini e rapporto attività/vendite costanti, non prevede nuovo capitale proprio e conserva una politica di distribuzioni e un rapporto debito/patrimonio prefissati. Convenzioni diverse sul patrimonio iniziale o finale e sui fabbisogni producono formulazioni diverse: non inserire senza adattamento il ROE medio di un aggregatore in questa formula.

Reinvestire gli utili non garantisce di ottenere lo stesso rendimento storico sui nuovi progetti. Chiedi quali investimenti siano necessari, quanto possano produrre e con quali rischi. Non attribuire al ROE attuale un moltiplicatore automatico della crescita futura.

Come calcolare il ROE in Excel senza errori di percentuale

Inserisci utile netto in B2, patrimonio iniziale in B3 e finale in B4, tutti nella medesima unità. Per la media semplice usa =B2/MEDIA(B3:B4) e formatta la cella come percentuale. Con 120.000, 900.000 e 1.100.000 il risultato memorizzato è 0,12 e quello mostrato è 12%.

Non aggiungere *100 se la cella è già formattata come percentuale: visualizzeresti un valore cento volte maggiore. Per una risposta prudente quando la media non è positiva puoi usare =SE(MEDIA(B3:B4)<=0;"Non significativo";B2/MEDIA(B3:B4)). Questa è una scelta analitica dichiarata, non un obbligo contabile.

Per la media mensile crea una colonna separata dei dodici valori, verificando che siano comparabili. Non lasciare celle vuote pensando che rappresentino zero: la funzione media può escluderle. Conserva una nota sui dati mancanti e non attribuire al risultato una precisione maggiore delle informazioni disponibili.

Il separatore delle funzioni dipende dalle impostazioni del software; in alcune versioni cambiano nomi e delimitatori. La logica rimane utile diviso base coerente. Tieni separati input, formule e risultati e aggiungi controlli su perimetro, periodo, unità e denominatore.

Checklist per usare il ROE nell’analisi di un’azione

Prima di attribuire un giudizio al numero, rispondi a queste domande: da quale documento proviene l’utile, quale patrimonio è incluso, quale media viene usata e che cosa spiega la variazione rispetto al passato? Se manca una risposta, la percentuale è ancora incompleta come informazione.

  1. Verifica periodo, valuta e unità di misura dei due dati.
  2. Mantieni coerenti società, gruppo e quote di pertinenza.
  3. Distingui dati dichiarati da rettificati e conserva le riconciliazioni.
  4. Controlla movimenti del patrimonio, distribuzioni e operazioni di capitale.
  5. Leggi cassa, debito e componenti del risultato insieme al rapporto.
  6. Confronta metodi omogenei e considera il prezzo dell’azione.

Il ROE diventa utile quando aiuta a formulare domande verificabili. Non dovrebbe chiudere l’analisi con un giudizio automatico né sostituire diversificazione, valutazione del rischio e adeguatezza dell’investimento rispetto alle proprie esigenze.

Domande frequenti sul ROE

Come si calcola il ROE?

Utile netto diviso patrimonio netto coerente, per 100. Se usi una media, indica come l’hai costruita. Con 120.000 su 1.000.000 il rapporto è 12%.

È obbligatorio usare il patrimonio medio?

Non esiste un’unica convenzione universale. La media aiuta a collegare un risultato di periodo a una base patrimoniale, ma deve essere dichiarata e confrontata con metodi omogenei.

Il capitale sociale basta come denominatore?

No: non coincide con l’intero patrimonio netto. Controlla il totale e le componenti incluse, evitando anche di aggiungere l’utile già presente nel saldo.

Un ROE alto indica sempre una buona azienda?

No. Può dipendere da redditività, leva, patrimonio ridotto o componenti particolari. Devi esaminare numeratore, denominatore e rischio prima di formulare un giudizio.

Che cosa significa un ROE negativo?

Con patrimonio positivo, indica un risultato netto negativo. Se anche il patrimonio è negativo, il segno del rapporto può essere positivo senza che l’impresa produca un utile.

Si può calcolare con patrimonio pari a zero?

No: la divisione non è definita. Con basi molto piccole o attraversamenti dello zero il rapporto può comunque diventare poco significativo.

Il ROE del 12% significa guadagnare il 12% sull’azione?

No. È un rapporto contabile, mentre il tuo rendimento dipende anche da prezzo pagato, dividendi, prezzo di uscita, costi e imposte.

Qual è la differenza fra ROE e ROI?

Il ROE guarda al risultato netto e al capitale proprio; il ROI operativo guarda al risultato operativo rispetto al capitale investito definito nella metodologia.

Un buyback può aumentare il ROE?

Una riduzione del patrimonio può alzare il rapporto a parità di utile. Un buyback reale può però modificare anche cassa, debito e risultato: verifica tutti gli effetti.

ROE e ROTE sono equivalenti?

No. Il secondo riguarda una base tangibile e può includere rettifiche specifiche. Leggi le definizioni dell’emittente e non confrontare le percentuali solo per la somiglianza delle sigle.

Il ROE annualizzato è una previsione?

No. Estende matematicamente il risultato di un periodo più breve secondo una convenzione; non garantisce lo stesso andamento nel resto dell’anno.

Come capire se il numero di un sito finanziario è confrontabile?

Controlla fonte, periodo, media del patrimonio, perimetro e rettifiche. Se la metodologia manca, non considerare certa l’equivalenza con il rapporto che hai ricalcolato.

Fonti e metodo

  1. Borsa Italiana, Glossario finanziario: Return on Equity: definizione contabile e distinzione dei fattori che influenzano il rapporto. Le medie storiche della pagina non sono utilizzate come soglie aggiornate di acquisto.
  2. Organismo Italiano di Contabilità, OIC 28: Patrimonio netto: paragrafi 4, 8, 18 e 37, definizione, componenti e azioni proprie, nell’ambito del principio.
  3. Organismo Italiano di Contabilità, OIC 17: Bilancio consolidato e metodo del patrimonio netto: paragrafi 96-98, separazione delle interessenze di terzi nel consolidato civilistico.
  4. IFRS Foundation, IAS 7: Statement of Cash Flows, pagina ufficiale di presentazione: distinzione dei flussi e riconciliazione indiretta. È stata letta la presentazione pubblica, non viene dichiarata una consultazione del testo integrale a pagamento.
  5. IFRS Foundation, IFRS 18: Presentation and Disclosure in Financial Statements: decorrenza e quadro della presentazione. Dal 1° gennaio 2027 per gli esercizi che iniziano da tale data, con applicazione anticipata consentita: controllare il quadro adottato dal singolo emittente, senza trattare una pagina storica sullo IAS 1 come universale per ogni esercizio.
  6. ESMA, Orientamenti sugli indicatori alternativi di performance, 2015/1415: paragrafi 17-20, 25-29, 37 e 41, ambito, definizioni, riconciliazioni e comparabilità.
  7. European Banking Authority, Risk Indicators Methodological Guide 2026: sezioni III.3 e III.5, medie, ponderazioni e misure di flusso; indicatori PFT 21 e PFT 46 distinti. Riferimento bancario, non formula obbligatoria per tutte le imprese.
  8. Borsa Italiana, Glossario finanziario: Price/Book Value: relazione fra valori di mercato e contabili e limiti del confronto.
  9. Intesa Sanpaolo, Glossario: voci ROE e ROI: definizioni dei due indici, non risultati correnti della banca o soglie di convenienza.
  10. UniCredit, comunicato ufficiale del 9 febbraio 2026, nota 7: esempio documentato di modifica metodologica del ROTE. Non utilizzato per una graduatoria di banche o per promesse sul titolo.
  11. CFA Institute, Financial Analysis Techniques, presentazione pubblica 2026: famiglie di indici, DuPont e lettura integrata. Consultata la parte pubblica, non materiale riservato agli iscritti.
  12. Innovation, Science and Economic Development Canada, Small and Medium-Sized Enterprises Growth Study: Actual vs. Sustainable Growth: modello e ipotesi della crescita sostenibile, fonte storica utilizzata per il metodo e non per dati correnti.

Fonti verificate il 4 ottobre 2026. Definizioni contabili, convenzioni analitiche e deduzioni matematiche sono tenute distinte. Tutti gli esempi numerici sono originali e ipotetici, ricalcolati con valori non arrotondati quando necessario; aliquote e tassi non rappresentano condizioni correnti. Questa guida non fornisce raccomandazioni personalizzate né stime di rendimento garantite. La copertina è un’illustrazione editoriale originale generata con IA, non un documento di una società reale.

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.