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Giacimenti di petrolio in Italia: dove e quanto ne viene estratto?

Di Redazione Online13 Novembre 2024100917 visualizzazioni
Giacimenti di petrolio in Italia: dove e quanto ne viene estratto?

In Italia il petrolio viene estratto soprattutto in Basilicata, con produzioni più contenute in Sicilia, Emilia-Romagna, Molise e nelle zone marine B e C. Nel 2025 le concessioni italiane hanno prodotto circa 3,89 milioni di tonnellate di olio greggio: quasi l’85% proveniva dalla Basilicata e poco più dell’8% dall’offshore.

Il dato ufficiale MASE-UNMIG ridimensiona due idee opposte ma ugualmente sbagliate: l’Italia non è priva di giacimenti, ma la produzione nazionale non la rende autosufficiente. Il sistema petrolifero italiano continua a dipendere in larga misura dal greggio importato, mentre riserve, produzione annuale e capacità degli impianti descrivono grandezze diverse e non devono essere confuse.

Articolo originariamente pubblicato nel 2024 e completamente verificato e aggiornato il 10 settembre 2026. I dati annuali più recenti completi sono quelli del 2025, pubblicati da MASE-UNMIG e aggiornati ad aprile 2026; il dataset ministeriale complessivo è stato aggiornato il 25 agosto 2026.

La risposta breve

IndicatoreDatoPeriodo
Produzione nazionale di greggio3,89 milioni di tonnellate2025
Produzione in Basilicata3,29 milioni di tonnellate, circa 84,8% del totale2025
Produzione sulla terraferma3,56 milioni di tonnellate, circa 91,5%2025
Produzione in mare328 mila tonnellate, circa 8,5%2025
Riserve certe di olio greggio82,06 milioni di tonnellate31 dicembre 2024
Quota delle riserve certe sulla terraferma94,2%31 dicembre 2024

Le tonnellate sono l’unità utilizzata dal Ministero per il greggio prodotto. Convertirle automaticamente in barili può generare un risultato solo indicativo, perché il rapporto dipende dalla densità e dalle caratteristiche del petrolio.

Quanto petrolio produce l’Italia

La produzione non è stabile di anno in anno. Secondo i dati UNMIG, dopo l’aumento registrato nel 2024 il totale è sceso nel 2025 di circa l’11%. Il confronto deve essere effettuato su annualità complete: sommare pochi mesi dell’anno in corso e confrontarli con dodici mesi precedenti produrrebbe una lettura ingannevole.

AnnoProduzione di greggioVariazione annua
20234,23 milioni di tonnellate—
20244,37 milioni di tonnellate+3,2%
20253,89 milioni di tonnellatecirca −11,0%

Questa oscillazione non consente da sola di parlare di esaurimento dei giacimenti. La produzione effettiva dipende anche da manutenzioni, fermate, programmi autorizzati, capacità di trattamento, condizioni operative e decisioni dei concessionari. Le riserve vengono inoltre rivalutate periodicamente sulla base di informazioni geologiche, tecniche ed economiche.

Dove si estrae petrolio in Italia

Nel 2025 il greggio è stato prodotto in cinque aggregati territoriali: Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Molise e offshore nelle zone marine B e C. La Calabria, spesso citata in vecchi articoli sul tema, compare nel dataset ministeriale 2025 per il gas naturale ma non per l’olio greggio.

TerritorioProduzione 2025Quota nazionale
Basilicata3.293.950 tonnellate84,8%
Sicilia241.783 tonnellate6,2%
Zona marina C190.871 tonnellate4,9%
Zona marina B137.540 tonnellate3,5%
Emilia-Romagna16.938 tonnellate0,4%
Molise5.420 tonnellate0,1%
Totale3.886.502 tonnellate100%

Le percentuali sono arrotondate. Il Ministero precisa inoltre che, quando l’area di un titolo minerario ricade in più regioni, la produzione viene attribuita per intero alla regione prevalente. I numeri territoriali sono quindi dati amministrativi ufficiali, non una mappa millimetrica del sottosuolo.

Basilicata: Val d’Agri e Tempa Rossa

La Basilicata è il centro della produzione petrolifera italiana. Le attività principali ruotano attorno alla Val d’Agri e a Tempa Rossa, nell’alta valle del Sauro. Il greggio viene raccolto e trattato negli impianti a terra prima di essere inviato verso la rete logistica e gli impianti di raffinazione.

La Val d’Agri è associata al Centro Olio di Viggiano e all’oleodotto che raggiunge Taranto. Tempa Rossa è operata da TotalEnergies EP Italia in partnership con Shell Italia E&P e Mitsui E&P Italia; la società indica per l’impianto una capacità di trattamento di circa 50.000 barili di greggio al giorno. Si tratta di una capacità dell’impianto, non della produzione media nazionale e neppure di una quantità garantita ogni giorno.

Il dataset UNMIG permette di osservare anche il peso degli operatori: nel 2025 TotalEnergies EP Italia ed Eni rappresentavano insieme la grande maggioranza del greggio prodotto nel Paese. Il dato riflette soprattutto la concentrazione delle attività lucane, ma non equivale al valore economico complessivo delle società né alla proprietà privata dei giacimenti.

Sicilia e produzioni minori sulla terraferma

La Sicilia è la seconda regione italiana per produzione di greggio, con circa 242 mila tonnellate nel 2025. Le attività storiche riguardano in particolare l’area ragusana e gelese, ma il loro peso è molto distante da quello della Basilicata.

Emilia-Romagna e Molise contribuiscono con quantitativi ridotti. Ciò non significa che ogni regione esclusa dalla tabella sia priva di idrocarburi nel sottosuolo: significa soltanto che il dataset 2025 non le attribuisce produzione di olio greggio. Presenza geologica, risorsa stimata, riserva commercialmente recuperabile e produzione effettiva sono quattro concetti distinti.

Dove si produce petrolio offshore

Nel 2025 la produzione petrolifera in mare risultava concentrata nelle zone B e C. La zona B comprende l’Adriatico centrale, tra il 44° e il 42° parallelo, davanti a Marche, Abruzzo e parte del Molise. La zona C interessa aree marine dell’Italia meridionale e comprende anche una porzione dello Ionio.

Non tutte le strutture offshore estraggono petrolio: molte sono dedicate al gas, altre non sono operative o sono avviate verso la dismissione. L’elenco UNMIG delle piattaforme distingue strutture emerse, teste pozzo sottomarine e unità galleggianti, oltre a indicare stato e minerale associato. Nel 2025 circa il 91,5% del greggio italiano proveniva comunque dalla terraferma.

Riserve, risorse e produzione: che differenza c’è

Dire che l’Italia possiede petrolio non basta a stabilire quanto potrà estrarne. Il Ministero classifica le riserve in tre gruppi:

  • riserve certe (P1): quantità che possono essere prodotte commercialmente con ragionevole certezza, superiore al 90%, nelle condizioni tecniche, economiche, contrattuali e operative considerate;
  • riserve probabili (P2): quantità recuperabili con probabilità superiore al 50%, ma ancora soggette a incertezze;
  • riserve possibili (P3): quantità con probabilità di recupero più bassa o condizioni economiche meno favorevoli.

Al 31 dicembre 2024 le riserve certe italiane di olio greggio erano stimate in 82,057 milioni di tonnellate. Il 94,2% si trovava sulla terraferma e l’86,5% del totale nazionale era attribuito al Sud Italia, prevalentemente alla Basilicata. A queste si aggiungevano 48,754 milioni di tonnellate classificate come probabili e 30,999 milioni come possibili.

Non è corretto dividere semplicemente le riserve per la produzione di un anno per ricavare una “data di esaurimento”. Produzione, prezzi, tecnologie, nuovi dati geologici, autorizzazioni e costi modificano nel tempo ciò che può essere considerato recuperabile in modo commerciale.

Il petrolio italiano copre il fabbisogno nazionale?

No: la produzione interna copre soltanto una parte limitata delle necessità del sistema petrolifero italiano. Il Paese importa grandi quantità di greggio, che vengono lavorate dalle raffinerie insieme alla produzione nazionale, ed esporta o consuma diversi prodotti raffinati.

Una percentuale unica di “autosufficienza” può cambiare a seconda del denominatore scelto: disponibilità di greggio, consumi petroliferi, prodotti immessi al consumo oppure energia primaria. Per questo non è metodologicamente corretto confrontare senza spiegazioni le tonnellate estratte con benzina, gasolio e altri prodotti finali. La relazione annuale del MASE e il bollettino petrolifero separano produzione, importazioni, lavorazioni, esportazioni e consumi.

La provenienza delle importazioni varia inoltre nel tempo. Un elenco di fornitori presentato senza anno di riferimento diventa rapidamente obsoleto, soprattutto dopo cambiamenti geopolitici e sanzioni. Per leggere l’effetto di uno shock internazionale su prezzi e inflazione è utile l’approfondimento sul petrolio oltre 100 dollari e le conseguenze economiche.

Chi possiede i giacimenti e come funzionano le concessioni

I giacimenti di idrocarburi sono patrimonio indisponibile dello Stato. Le imprese non acquistano il petrolio ancora presente nel sottosuolo: ottengono titoli minerari e concessioni che consentono ricerca o coltivazione nel rispetto dei programmi autorizzati, della normativa e dei controlli applicabili.

Il concessionario paga canoni legati alla superficie dei titoli e royalties proporzionate alla produzione. Deve inoltre rispettare gli obblighi tecnici, di sicurezza e ambientali previsti. Le attività non sono autorizzate automaticamente in ogni luogo nel quale esista un potenziale geologico.

Anche il quadro della pianificazione è cambiato: il MASE segnala che diverse sentenze del TAR Lazio pubblicate dal febbraio 2024 hanno annullato il PiTESAI approvato nel 2021. Presentare quel Piano come se fosse ancora integralmente vigente sarebbe quindi impreciso; per conoscere titoli e istanze correnti occorre consultare il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e il WebGIS UNMIG.

Quanto valgono le royalties sul petrolio

Le aliquote non sono uguali per tutte le produzioni. La pagina aggiornata del MASE distingue il prelievo di base e le componenti aggiuntive destinate a specifici fondi.

Produzione di olioAliquota di baseComponente aggiuntivaTotale indicativo
Terraferma7%3% per Fondo sviluppo economico e social card10%
Mare4%3% per ambiente e sicurezza7%

Per l’olio greggio non si applicano le soglie di esenzione previste per alcune produzioni di gas. La ripartizione del gettito cambia tra terraferma, mare territoriale e piattaforma continentale e può coinvolgere Stato, Regioni e Comuni secondo le disposizioni vigenti. Le royalties non coincidono con tutto il prelievo fiscale: al sistema si aggiungono canoni e imposte sui redditi delle società.

Impatto economico sul territorio

Le attività estrattive generano occupazione diretta e indiretta, servizi, logistica, acquisti locali, canoni e royalties. L’effetto economico non coincide però con il valore lordo del greggio prodotto: bisogna considerare costi, quote dei partner, tassazione, destinazione del gettito e struttura dell’indotto.

Neppure una produzione nazionale maggiore si traduce automaticamente in carburanti meno cari. Il prezzo alla pompa dipende da quotazioni internazionali del greggio e dei prodotti raffinati, cambio euro-dollaro, costi di raffinazione e distribuzione, biocarburanti, accise e IVA. La produzione italiana può contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti, ma non isola famiglie e imprese dalle condizioni del mercato globale.

Ambiente, sicurezza e monitoraggi

Le estrazioni presentano impatti e rischi che richiedono valutazioni, autorizzazioni, controlli e monitoraggi. Tra i temi rilevanti rientrano emissioni in atmosfera, qualità delle acque e dei sedimenti, gestione dei reflui, integrità di pozzi e condotte, incidenti, subsidenza, rumore, consumo di suolo e dismissione degli impianti.

In Val d’Agri ARPA Basilicata pubblica monitoraggi delle acque superficiali, dei sedimenti e dei piezometri intorno al Centro Olio e lungo la condotta di reiniezione. Per l’offshore la normativa disciplina sicurezza delle operazioni, scarichi e piani di monitoraggio. Citare genericamente “controlli severi” non basta: occorre distinguere l’autorità competente, la matrice ambientale controllata e gli esiti del periodo osservato.

Questo principio vale anche per le materie prime apparentemente eccezionali. La guida sul minerale più raro scoperto in Italia mostra perché presenza geologica, valore scientifico, commerciabilità e possibilità di estrazione non sono sinonimi.

Il futuro dell’estrazione petrolifera italiana

Non esiste una traiettoria automatica. Da una parte, il valore delle riserve e la sicurezza energetica possono sostenere l’interesse per le concessioni esistenti; dall’altra, obiettivi climatici, autorizzazioni, costi, opposizione locale, maturità dei giacimenti e investimenti alternativi possono limitare nuove attività.

I dati annuali mostrano già variazioni importanti: la produzione di greggio salì da 4,23 milioni di tonnellate nel 2023 a 4,37 milioni nel 2024, per poi scendere a 3,89 milioni nel 2025. Una sola variazione non costituisce una previsione. Per valutare la direzione occorre seguire produzione mensile, riserve rivalutate, concessioni, lavori autorizzati e dismissioni.

Per un investitore, inoltre, conoscere i giacimenti italiani non equivale a una raccomandazione su un titolo energetico. Prezzi del greggio, costi, debito, investimenti, fiscalità, rischio operativo e diversificazione restano determinanti; la guida sulla diversificazione del portafoglio spiega perché una singola materia prima o società non dovrebbe essere valutata isolatamente.

Domande frequenti

Qual è la regione italiana che produce più petrolio?

La Basilicata. Nel 2025 ha prodotto circa 3,29 milioni di tonnellate di greggio, pari a quasi l’85% del totale nazionale.

Quali sono i principali giacimenti petroliferi italiani?

Il cuore produttivo si trova in Basilicata, soprattutto nelle aree della Val d’Agri e di Tempa Rossa. Produzioni più contenute provengono dalla Sicilia, da Emilia-Romagna e Molise e dalle zone marine B e C.

Quanto petrolio ha prodotto l’Italia nel 2025?

Il totale ufficiale MASE-UNMIG è di 3.886.501.823 chilogrammi, cioè circa 3,89 milioni di tonnellate di olio greggio.

L’Italia è autosufficiente per il petrolio?

No. La produzione nazionale rappresenta una parte limitata delle necessità e l’Italia continua a importare greggio. La quota cambia secondo la grandezza utilizzata per il confronto e non va calcolata mescolando greggio e prodotti raffinati.

Quante riserve petrolifere possiede l’Italia?

Al 31 dicembre 2024 il MASE stimava 82,057 milioni di tonnellate di riserve certe, 48,754 milioni di riserve probabili e 30,999 milioni di riserve possibili. Le categorie esprimono diversi gradi di probabilità e recuperabilità commerciale.

Il petrolio italiano viene estratto soprattutto in mare?

No. Nel 2025 circa il 91,5% del greggio proveniva dalla terraferma e circa l’8,5% dalle zone marine B e C.

Quanto pagano di royalties le compagnie petrolifere?

Per l’olio l’aliquota di base è del 7% a terra e del 4% in mare. Si aggiunge una componente del 3% destinata rispettivamente al Fondo sviluppo economico e social card o al Fondo ambiente e sicurezza, portando il totale indicativo al 10% a terra e al 7% in mare.

Una riserva certa è petrolio già estratto?

No. È una stima della quantità ancora recuperabile commercialmente con elevata probabilità nelle condizioni considerate. La produzione indica invece ciò che è stato effettivamente estratto in un determinato periodo.

In sintesi

L’Italia possiede e coltiva giacimenti petroliferi, ma la produzione è fortemente concentrata. Nel 2025 sono state estratte circa 3,89 milioni di tonnellate di greggio: quasi l’85% in Basilicata e oltre il 91% complessivamente sulla terraferma. Sicilia e offshore forniscono la maggior parte della quota restante.

Le riserve certe erano stimate in 82,06 milioni di tonnellate a fine 2024, ma questo valore non indica una durata automatica né elimina la dipendenza dalle importazioni. Per comprendere il settore bisogna tenere separati produzione, riserve, capacità degli impianti, consumi e prodotti raffinati, usando dati riferiti a un anno preciso.

Fonti ufficiali e documenti consultati

Le immagini sono ricostruzioni editoriali originali e non raffigurano uno specifico impianto o giacimento italiano. L’articolo ha finalità giornalistiche e divulgative e non costituisce una raccomandazione d’investimento.

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