Vincenzo FranconieroWritten by: Fallimenti Informazioni strategiche

I più grandi fallimenti USA – Parte 4 – Lehman Brothers

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Siamo finalmente arrivati alla fine di questa rubrica, è giunta l’ora di scoprire il più grande crack della storia degli Stati Uniti d’America. Un fallimento che ha messo in discussione l’equilibrio economico-politico stesso degli USA, mai un fallimento aveva fatto registrare cifre così spropositate.

Come avevamo già accennato, si tratta di una cifra uguale al doppio del PIL dell’Austria, 3 volte quello dell’Irlanda e ben 6 volte quello della Croazia. Si tratta di un buco da ben 691 miliardi di dollari.

Se vuoi partire dalla prima parte, clicca su “I più grandi fallimenti USA – Parte 1”, altrimenti prosegui con la lettura.

Il più grande fallimento USA:  Lehman Brothers

Stiamo parlando della Lehman Brothers Holding. Ai tempi  una della più famose e importanti società di investimenti al mondo. E’ stata fondata addirittura nel lontano 1850, la prima storica sede venne aperta a Montgomery.

Era attiva nei settori dell’investment banking, dell’equity e fixed income sales, nelle ricerche di mercato, nel trading nell’investment management, private equity ed infine private banking. Insomma, un colosso del settore. La sua sede principale si trovava a New York, e la società era uno dei principali attori sul mercato azionario e obbligazionario mondiale. Altre sedi erano presenti a Londra e Tokyo, gli uffici invece erano sparsi per tutto il mondo.

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L’inizio del tracollo

Iniziò tutto a causa della crisi dei mutui, nel 2007 Lehman Brother aveva già chiuso la sua banca dedicata proprio a prestiti e mutui (BNC Mortgage). Poi, l’anno dopo, fu un vero disastro. Cominciarono ad accumularsi le perdite sui titoli garantiti da mutui a basso rating, la società fu costretta a liquidare ben 6 miliardi di attività a causa delle perdite pari a 2,8 miliardi (secondo semestre 2008). Le azioni persero addirittura il 73 % del loro valore in poco tempo, Lehman Brothers diminuì la sua forza-lavoro.

Il colpo finale

Dopo qualche mese, le azioni affondarono perdendo un ulteriore 44,95 %, il valore azionario era di appena 7,79 dollari per azione. La banca Barclays ritirò immediatamente la sua proposta di salvataggio, e il 15 settembre 2008, Lehman Brothers dichiarò di avvalersi della protezione in caso di bancarotta (come previsto da una legge americana sulla bancarotta, il Chapter 11).

Lo stesso giorno, le azioni Lehman Brothers crollarono dell’80 %, portando il valore azionario a 1,56 dollari per azione. L’indice Dow Jones chiuse in ribasso di 500 punti, fu il più grande crollo del mercato statunitense superiore anche al post-11 Settembre (attacco terroristico alle torri gemelle).

Quel giorno, fu l’ultimo per Lehman Brothers.

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Last modified: 20/01/2020