Le famiglie intervistate dalla BCE si aspettano un’inflazione del 3,1% nei dodici mesi successivi, rispetto al 3,0% della rilevazione precedente. Il risultato emerge dall’indagine Consumer Expectations Survey relativa a settembre 2026, pubblicata il 23 ottobre.
È un dato sulle aspettative dei consumatori. Non è l’inflazione misurata dagli istituti di statistica, né una nuova previsione ufficiale della BCE o una decisione sui tassi d’interesse. L’indagine aiuta a capire come le famiglie percepiscono il contesto economico nel quale decidono spese, risparmio e ricorso al credito.
Le attese a breve salgono, quelle più lontane restano ferme
La mediana dell’inflazione percepita nei dodici mesi precedenti sale dal 3,5% al 3,6%. La mediana attesa per i dodici mesi successivi raggiunge il 3,1%, mentre le aspettative a tre e cinque anni rimangono rispettivamente al 2,9% e al 2,5%.
La mediana individua il valore centrale delle risposte: metà degli intervistati esprime un valore inferiore e metà uno superiore. Non rappresenta necessariamente l’attesa di ogni singolo nucleo familiare.
La BCE segnala anche un lieve aumento dell’incertezza sulle prospettive di inflazione a dodici mesi. I consumatori nei gruppi di reddito più bassi continuano a esprimere, in media, percezioni e aspettative sui prezzi superiori a quelle dei gruppi più ricchi.
Redditi e spesa nominale: le due aspettative crescono insieme
Le aspettative di crescita del reddito nominale nei dodici mesi successivi aumentano dall’1,0% all’1,1%. Quelle sulla spesa nominale passano dal 3,6% al 3,7%.
I due indicatori descrivono intenzioni e valutazioni raccolte nell’indagine. Non sono variazioni già registrate del reddito e dei consumi nazionali, e non consentono di calcolare direttamente quanto ogni famiglia perderà o guadagnerà in potere d’acquisto.
Una maggiore spesa in euro può inoltre riflettere prezzi più alti, quantità acquistate diverse o entrambe le componenti. La distinzione è centrale quando si leggono i dati sui consumi e sul risparmio delle famiglie.
Credito percepito più stretto e prospettive economiche deboli
L’indagine registra un peggioramento delle aspettative sulla crescita economica nei dodici mesi successivi, da -1,2% a -1,5%. Anche questi valori appartengono alle risposte dei consumatori e non vanno presentati come una previsione macroeconomica prodotta dagli economisti della banca centrale.
Aumenta inoltre il saldo netto di famiglie che riferisce un irrigidimento dell’accesso al credito, rispetto a quelle che segnalano un allentamento. Cresce anche il saldo di chi si aspetta condizioni più restrittive in futuro.
Le attese sui tassi dei mutui rimangono al 4,9%. È una valutazione prospettica degli intervistati, non un tasso contrattuale offerto oggi dalle banche o una condizione applicabile indistintamente a tutti i richiedenti.
Come leggere il campione e la data del risultato
La CES coinvolge circa 19.000 consumatori adulti in undici Paesi dell’area euro, compresa l’Italia. Per la rilevazione pubblicata il 23 ottobre, il lavoro sul campo si è svolto fra il 27 agosto e il 28 settembre.
Il risultato descrive quindi le valutazioni raccolte in quella finestra. Per capire come cambieranno nei mesi successivi serviranno nuove rilevazioni: le risposte attuali non possono essere trasformate automaticamente in una misura della situazione di oggi o in un’indicazione certa sulle prossime decisioni monetarie.
Fonti
Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Scena simbolica su consumi e aspettative, senza rappresentazione di dati quantitativi.
