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UPB, PIL verso l’1%: l’energia pesa su crescita e salari reali

Di Andrea Dicanto26 Ottobre 2026
UPB, PIL verso l’1%: l’energia pesa su crescita e salari reali

L’Ufficio parlamentare di bilancio conferma per l’Italia una crescita del PIL 2026 intorno all’1%, ma segnala rischi prevalentemente al ribasso legati a energia, incertezza e condizioni finanziarie. La valutazione è contenuta nella Nota sulla congiuntura pubblicata il 23 ottobre 2026.

Il messaggio riguarda anche le famiglie. L’aumento dell’occupazione non impedisce una nuova pressione sul potere d’acquisto: secondo l’UPB, la risalita dell’inflazione ha riportato in diminuzione le retribuzioni orarie di fatto in termini reali.

La previsione annuale e i dati trimestrali sono diversi

La Nota ricorda che il PIL è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo. Per il terzo trimestre i modelli dell’UPB indicano un incremento moderato, di uno o due decimi di punto percentuale.

Quest’ultima valutazione è una stima: non sostituisce il dato ufficiale che deve essere pubblicato dall’Istat. Anche la previsione annuale intorno all’1% è distinta dalla crescita già acquisita sulla base dei trimestri disponibili.

L’UPB quantifica la variazione acquisita allo 0,8% sulle serie corrette per i giorni lavorativi e richiama una differenza di calendario: nel 2026 ci sono tre giornate lavorative in più rispetto al 2025. Le serie annuali e trimestrali non incorporano la stessa correzione, perciò i valori non vanno messi a confronto come se fossero perfettamente equivalenti.

Servizi in sostegno, industria ancora debole

Nel quadro descritto dall’Ufficio, la domanda interna ha sostenuto l’attività nel secondo trimestre, pur rallentando lievemente. Dal lato della produzione, i servizi continuano a dare un contributo positivo, mentre l’industria rimane debole.

Il mercato del lavoro presenta un aumento della partecipazione e una stabilizzazione della disoccupazione. La tenuta degli occupati, tuttavia, non misura da sola il benessere economico delle famiglie: per valutare quanto si può acquistare occorre considerare anche la dinamica dei prezzi e dei redditi reali.

Energia e salari reali: il nodo del potere d’acquisto

La Nota riporta un’inflazione italiana al 4,2% in settembre, trainata dai rincari energetici. L’UPB segnala che i beni energetici hanno inciso sui prezzi italiani più che nella media dell’area euro.

Le retribuzioni orarie di fatto in termini reali risultano ancora inferiori a quelle del 2020, con un divario indicato dall’Ufficio in oltre nove punti percentuali. È un confronto sul valore reale delle retribuzioni orarie osservate; non descrive la variazione dello stipendio di ogni lavoratore, né quella del reddito complessivo di tutte le famiglie.

Per questo aumenti nominali e miglioramenti del potere d’acquisto possono divergere. Anche l’andamento dei consumi delle famiglie e della propensione al risparmio va letto tenendo conto dei prezzi, non soltanto della spesa espressa in euro.

La trasmissione dei rincari resta da seguire

L’UPB osserva che, rispetto alla crisi energetica del 2021-2022, la diffusione dei rincari alle componenti non energetiche è stata finora più contenuta. Individua però primi segnali di propagazione e un orientamento al rialzo delle aspettative di famiglie e imprese.

Per le prospettive italiane conteranno quindi sia i prossimi dati sull’attività sia l’evoluzione dei prezzi e dei costi di finanziamento. La stima di crescita moderata non esclude difficoltà distribuite in modo diverso fra settori e nuclei familiari, e rimane esposta agli shock descritti nella Nota.

Fonti

Illustrazione editoriale originale generata con IA per BorsaMagazine. Scena simbolica sul potere d’acquisto, senza rappresentazione di dati quantitativi.

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Disclaimer: Il presente articolo è fornito a titolo informativo e didattico, e non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento resta sotto la responsabilità del lettore, previa valutazione della propria situazione finanziaria e della propria tolleranza al rischio.