Eni scopre nuovo gas in Libia: oltre 28 miliardi di metri cubi verso sviluppo rapido

Scritto da Redazione Online - 17/03/2026 - 127 visualizzazioni
Eni scopre nuovo gas in Libia: oltre 28 miliardi di metri cubi verso sviluppo rapido

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, Eni torna a rafforzare il proprio profilo energetico nel Mediterraneo con due nuove scoperte di gas e condensati in Libia, un tassello che può avere riflessi non solo industriali ma anche strategici per i futuri flussi di approvvigionamento verso l’Italia. Più che una semplice notizia di esplorazione, è un segnale che conferma quanto il gruppo continui a puntare su aree già conosciute, dove il vantaggio non sta soltanto nella presenza delle risorse, ma nella possibilità di metterle a valore in tempi più rapidi.

Le nuove evidenze arrivano da una campagna esplorativa avviata negli ultimi mesi e riguardano due strutture adiacenti, denominate Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3. I riscontri sono arrivati dai pozzi B2 16/4 e C1-16/4, perforati offshore a circa 85 chilometri dalla costa libica, in un tratto di mare profondo intorno ai 200 metri. L’area si trova inoltre a breve distanza dal giacimento di Bahr Essalam, già noto perché rappresenta il più grande campo gas offshore della Libia in produzione.

Dal punto di vista geologico, la scoperta si concentra nella Formazione Metlaoui, che in quella zona è considerata il principale riferimento produttivo. Secondo le indicazioni diffuse dalla società, i dati raccolti in fase di perforazione descrivono un giacimento di qualità molto elevata. Un primo test avrebbe già confermato la capacità produttiva del pozzo iniziale, elemento che rafforza la credibilità industriale del progetto e riduce parte dell’incertezza tipica delle attività esplorative.

Sul piano delle quantità, le prime stime parlano di oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto nelle due strutture complessivamente considerate. È un numero che conta, soprattutto perché non arriva da un’area remota o priva di infrastrutture, ma da un contesto dove Eni opera da tempo e dove la vicinanza agli impianti esistenti può accelerare il passaggio dalla scoperta allo sviluppo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che più interessano il mercato. Le due nuove strutture si trovano infatti in prossimità del sistema già attivo di Bahr Essalam, in produzione dal 2005. Questo rende possibile immaginare un collegamento relativamente rapido con le infrastrutture già presenti, con un vantaggio evidente in termini di tempi, costi e sostenibilità operativa. In altri termini, la scoperta non è soltanto significativa per i volumi individuati, ma anche per la concreta possibilità di trasformarli in produzione senza dover costruire da zero un’intera filiera offshore.

La destinazione del gas aggiunge poi una lettura ancora più ampia alla notizia. Eni ha infatti indicato che le risorse saranno utilizzate sia per soddisfare il mercato interno libico sia per alimentare l’export verso l’Italia. In una fase in cui la sicurezza energetica resta una priorità per l’Europa, ogni avanzamento produttivo in un’area così vicina al nostro Paese assume inevitabilmente anche un valore geopolitico.

Il peso di Eni in Libia aiuta a capire la portata dell’operazione. Il gruppo è presente nel Paese dal 1959 e oggi si presenta come il principale operatore internazionale attivo nell’area. Nel 2025 la produzione equity è stata pari a circa 162 mila barili equivalenti di petrolio al giorno, mentre restano in fase esecutiva tre progetti di sviluppo, di cui due destinati ad avviarsi nel 2026. Numeri che mostrano una strategia precisa: presidiare un’area chiave, rafforzare la produzione gas e sfruttare al massimo i vantaggi derivanti da una presenza consolidata.

Per gli investitori e per chi osserva il settore energia, il messaggio è abbastanza chiaro. Eni continua a cercare crescita in territori dove conosce già il contesto operativo, politico e infrastrutturale. È una logica meno spettacolare di altre grandi scoperte in aree vergini, ma spesso più efficace: meno distanza dagli impianti, meno tempi morti, maggiore probabilità di tradurre una scoperta in valore industriale. In questo senso, la Libia si conferma non solo un fronte storico per il Cane a sei zampe, ma anche uno degli snodi più importanti della sua strategia sul gas nel Mediterraneo.

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