Trump scuote i mercati: perché la difesa europea vola e i rischi globali aumentano
Le dichiarazioni di Donald Trump, che promettono un massiccio aumento della spesa militare statunitense, hanno acceso i riflettori sui mercati finanziari, provocando reazioni immediate e contrastanti. Mentre l’industria della difesa europea festeggia con rialzi in Borsa, crescono anche i timori legati alla volatilità e ai rischi macroeconomici globali. In particolare, titoli come Leonardo e Fincantieri hanno beneficiato direttamente dell’onda lunga dell’effetto Trump, mostrando una reattività che gli investitori più attenti non possono ignorare.
Ma cosa c’è davvero dietro questo rally settoriale? E quali sono i rischi legati a una politica economica americana che promette dazi, crescita esplosiva e meno tassi tagliati del previsto? Conviene davvero puntare oggi sulla difesa europea come porto sicuro o siamo all’inizio di una nuova tempesta sui mercati?
Difesa europea sugli scudi: leonardo e fincantieri in prima linea
La spinta ai titoli della difesa europea è legata alla centralità delle aziende del Vecchio Continente nelle catene di fornitura militare statunitense. Leonardo, colosso italiano nei sistemi avionici, elicotteri e componentistica per missili, è partner strategico in programmi di punta come l’F-35, destinato a ricevere nuovi fondi sotto un’amministrazione Trump bis. Il titolo ha guadagnato oltre il +4% in un solo giorno, beneficiando delle attese di un’espansione dei contratti in arrivo, soprattutto attraverso le sue joint venture con realtà americane come Lockheed Martin.
Parallelamente, Fincantieri – protagonista nella costruzione navale – trae vantaggio dai programmi statunitensi per rafforzare la flotta navale, in chiave anti-Cina e anti-Russia. Gli accordi in essere per la fornitura di fregate e portaerei alle forze armate americane vengono oggi riletti in chiave di possibile ampliamento, in un contesto geopolitico che favorisce la corsa al riarmo. Il risultato? Gli investitori scommettono sul futuro, anticipando possibili ricavi record per i player europei più esposti al business militare internazionale.
Dazi, inflazione e fed: l’altra faccia dell’effetto trump
Se da un lato il comparto difesa brinda, dall’altro la visione economica di Trump solleva forti preoccupazioni sui mercati globali. L’annuncio di dazi del 10-20% sulle importazioni da Europa e Cina potrebbe riaccendere tensioni commerciali sopite, penalizzando soprattutto le aziende europee esportatrici verso gli Stati Uniti. Le filiere produttive globali rischiano un aumento dei costi e una compressione dei margini, con effetti a catena su bilanci e Borse.
Ma non è tutto. Il mix di tagli fiscali massicci, deregolamentazione e spesa pubblica promessa da Trump rischia di generare una crescita del PIL americano superiore al +3% annuo, alimentando pressioni inflazionistiche. A frenare i mercati contribuisce anche la posizione prudente della Federal Reserve, che nelle sue previsioni per il 2026 contempla un solo taglio dei tassi, lasciando il costo del denaro su livelli elevati (tra 3,25% e 3,5%). Questo scenario limita l’appetito per gli asset più rischiosi, penalizzando soprattutto i mercati emergenti e i titoli growth, mentre tornano a brillare i cosiddetti “beni rifugio”, come oro e titoli di Stato.
Difesa come scudo strategico, ma servono nervi saldi
In un contesto dominato dall’incertezza, il settore della difesa europea si propone come copertura strategica per gli investitori più cauti. L’aumento dei budget militari – con l’obiettivo NATO del 2% del PIL ormai adottato da molti Paesi membri – e i conflitti ancora aperti in Ucraina e nel Medio Oriente, mantengono alta l’attenzione sulle aziende del comparto. Realtà come Leonardo e Fincantieri stanno beneficiando di multipli in espansione, sostenuti da un flusso costante di ordini e da una domanda in crescita per tecnologie avanzate di sicurezza.
Tuttavia, il quadro non è privo di rischi. Una possibile escalation tariffaria potrebbe innescare un aumento dei costi delle materie prime, impattando indirettamente anche il settore difesa. Per gli investitori, la strategia ideale sembra quella del bilanciamento: cavalcare il momentum positivo del comparto, ma senza perdere di vista la necessità di diversificare per proteggersi da shock geopolitici e macroeconomici. L’effetto Trump si conferma un catalizzatore potente, ma imprevedibile, capace di generare opportunità e instabilità allo stesso tempo.
