Stellantis: crisi produttiva in Italia, oltre il 60% dei lavoratori in cassa

Scritto da Redazione Online - 29/08/2025 - 0 visualizzazioni
Stellantis: crisi produttiva in Italia, oltre il 60% dei lavoratori in cassa

Il futuro dell’automotive in Italia è appeso a un filo. Stellantis, il colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA, sta attraversando una fase di forte rallentamento produttivo che colpisce direttamente gli stabilimenti e, soprattutto, i lavoratori. Tra cassa integrazione, contratti di solidarietà ed esuberi incentivati, migliaia di operai vivono ormai da anni in una condizione di precarietà occupazionale.

Le recenti decisioni, che riguardano Termoli, Pomigliano, Torino e Melfi, confermano un quadro complesso in cui produzione, investimenti e occupazione sembrano non trovare un equilibrio stabile.

Ma quanto è grave davvero la crisi? E quali soluzioni concrete possono arrivare dal governo e dal management di Stellantis per invertire la rotta?

Termoli: produzione ridotta e attesa per la gigafactory

Lo stabilimento di Termoli rappresenta uno dei casi più emblematici della crisi Stellantis. Dopo la chiusura della produzione del motore Fire, le linee attive sono ormai limitate ai V6, 2.0 T4 e Gse. A peggiorare il quadro, il progetto della gigafactory per le batterie non è mai realmente partito, lasciando i lavoratori nell’incertezza. Per i 1.823 dipendenti è stato firmato un accordo di solidarietà fino al 31 agosto 2026, in attesa che la produzione del nuovo cambio elettronico eDCT entri in funzione, non prima del 2026.

Un orizzonte troppo lontano per chi oggi si trova a fare i conti con un presente fatto di riduzioni e turni ridimensionati.

Pomigliano: cassa integrazione per 3.750 operai

Il sito di Pomigliano, cuore pulsante della produzione nazionale con il 64% del totale delle auto fabbricate in Italia, non è immune dalla crisi. Qui, per 3.750 lavoratori, è stata siglata un’ulteriore proroga di cassa integrazione in regime di solidarietà in deroga. Le difficoltà derivano soprattutto dal crollo delle vendite di modelli strategici come Dodge Hornet e Alfa Romeo Tonale, a cui si aggiunge il calo della Panda, che nel primo semestre ha perso il 24% delle immatricolazioni secondo i dati Fim-Cisl.

Due nuovi modelli sono attesi entro il 2029, ma nel frattempo la produzione continua a rallentare, imponendo misure straordinarie di sostegno.

Torino-Mirafiori: attesa per la 500 ibrida

Anche lo storico stabilimento di Mirafiori vive momenti difficili. La produzione tra Maserati e Fiat 500 elettrica ha registrato un -21,5% nel primo semestre 2025, un calo che ha reso necessario il rinnovo degli ammortizzatori sociali per 2.954 addetti tra Carrozzerie, Presse, Costruzione stampi e l’ex Pcma di San Benigno Canavese. L’azienda ripone molte speranze nel lancio della nuova Fiat 500 ibrida, previsto per novembre, che potrebbe dare respiro a una fabbrica simbolo dell’automotive italiano.

Tuttavia, i numeri restano preoccupanti e confermano un trend che, senza nuove produzioni significative, rischia di aggravarsi ulteriormente.

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Lo stabilimento di Melfi è quello che ha subito il calo più drastico. Nei primi sei mesi del 2025 la produzione è scesa del 59,4%, con sole 19.070 vetture prodotte. Qui gli ammortizzatori sociali sono stati rinnovati per 4.860 metalmeccanici, ma i lavoratori guardano al futuro con grande incertezza. Il sito lucano dovrebbe accogliere nuovi modelli tra il 2025 e il 2026, ma l’attesa rischia di diventare troppo lunga, alimentando un malessere che si trascina ormai da anni.

Il problema Stellantis non nasce oggi. Dal 2010, con l’era Marchionne, gli ammortizzatori sociali sono diventati una costante della vita operaia negli stabilimenti italiani. Solo nei primi sei mesi del 2025 la produzione complessiva si è fermata a 221.885 veicoli, in calo del 26,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Attualmente, secondo i dati Fiom-Cgil, su 32.745 addetti ben 20.390, pari al 62,3%, sono coinvolti da cassa integrazione o contratti di solidarietà. A questo si aggiungono gli esodi incentivati: 3.700 nel 2024 e altri 2.352 già programmati per il 2025.

Sindacati e governo: la richiesta di un piano industriale

La crisi di Stellantis ha acceso i riflettori anche sulle relazioni industriali. Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, avverte:

«Corriamo il rischio di avere un problema occupazionale straordinario in Europa e in Italia. È necessario che il governo chiami Stellantis alle proprie responsabilità per definire un vero piano di ricerca, sviluppo e produzione».

Anche la Fim-Cisl, attraverso il segretario generale Ferdinando Uliano, chiede un incontro urgente con il nuovo CEO e con l’esecutivo per discutere un piano industriale credibile per l’Italia, capace di garantire nuove produzioni e consolidare gli investimenti. Sulla stessa linea Rocco Palombella, leader della Uilm, che sollecita il governo a convocare rapidamente il Tavolo Stellantis: «Servono nuovi modelli, non solo elettrici, e strumenti concreti per rilanciare l’intera filiera».

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